Venerdì 1 Maggio 2026 06:05
Esquilino: la Roma che non mi aspettavo
Esquilino: la Roma che non mi aspettavo
L’Esquilino, un rione di Roma a pochi passi dalla Stazione Termini, è una delle quattro regioni di Roma istituite dal re Servio Tullio. Essendo uno dei “punti di accesso” alla città, questo rione offre molte rappresentazioni uniche della bellezza romana, sia antica che moderna. Tuttavia, a mio parere, uno degli aspetti più interessanti dell’Esquilino è […]
Esquilino: la Roma che non mi aspettavo
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Esquilino: la Roma che non mi aspettavo

L’Esquilino, un rione di Roma a pochi passi dalla Stazione Termini, è una delle quattro regioni di Roma istituite dal re Servio Tullio. Essendo uno dei “punti di accesso” alla città, questo rione offre molte rappresentazioni uniche della bellezza romana, sia antica che moderna. Tuttavia, a mio parere, uno degli aspetti più interessanti dell’Esquilino è la sua variegata mescolanza di culture. L’Esquilino ospita una grande popolazione di immigrati africani e asiatici, e questa composizione demografica ha trasformato il quartiere in un crogiolo di culture diverso da qualsiasi altro quartiere di Roma.
Prende il nome dal Colle Esquilino, uno dei Sette Colli di Roma. L’Esquilino non è solo un esempio di culture che convivono fianco a fianco, ma anche una testimonianza dell’evoluzione di Roma. Nell’architettura della città, se si presta attenzione, si può cogliere un intreccio tra la storia classica e la modernità.

Il cuore del quartiere è Piazza Vittorio Emanuele II: la piazza più grande di Roma. Ricca di verde, con persone che passeggiano e abitanti che si godono semplicemente la piazza, rappresenta un pilastro essenziale della comunità dell’Esquilino. Progetta da Gaetano Koch nel 1870 dopo l’unità d’Italia, la piazza prende il nome da Vittorio Emanuele II, primo re della neonata nazione. Al centro della piazza si trovano i giardini Nicola Calipari, nei quali si trovano i Trofei di Mario, una grande struttura antica, un tempo conosciuta come il Ninfeo di Alessandro Severo, costruita nel 226 d.C. Mentre passeggio nella piazza, mi soffermo più a lungo a osservare la mostra dell’antico acquedotto. Inizialmente provavo un senso di confusione: la mia mente americana non riusciva a comprendere perché una struttura così grande si trovasse proprio lì. Tuttavia, una volta appresa la sua storia, ho provato una rinnovata ammirazione per la capacità della comunità di custodire il proprio passato.
Vicino a questo edificio in rovina si trova una fontana in marmo costruita intorno al 1910 da Mario Rutelli, soprannominata “Fritto Misto”, un elemento decorativo piuttosto affascinante per la piazza. Non lontano dai giardini ci sono panchine spesso occupate da visitatori che si godono l’atmosfera del luogo. Passeggiando, osservo i frequentatori dell’area, testimonianza del suo ruolo centrale nella comunità dell’Esquilino.

Domenica 22 febbraio si è svolto all’Esquilino il Festival del Capodanno Lunare cinese-italiano, e ha perfettamente senso che gli eventi principali si siano tenuti qui, considerando la numerosa popolazione cinese residente nel quartiere. Avvicinandomi al cuore del festival, vedo centinaia, forse migliaia di persone stipate agli ingressi della piazza come sardine.

Intorno alla piazza vedo folle di persone correre lungo la strada per seguire gli ultimi momenti della parata con la danza del leone.
Appena arrivato, vengo investito dai profumi di piatti che non assaggiavo da quando mi sono trasferito a Roma. Nonostante il desiderio di una cucina diversa da quella romana, ignoro le bancarelle affollate e mi dirigo verso il palco principale. Osservo gli ambasciatori cinesi iniziare dare avvio alla cerimonia di apertura, parlando alla folla composta da me e da una selezione diversificata di spettatori. Dopo un’attesa interminabile, finalmente i performer salgono sul palco. Un gruppo di burattinai esegue un’intricata danza del leone; un uomo vestito da Sun Wukong, il Re Scimmia cinese, compie una complessa routine di salti e danze; persone in abiti tradizionali cinesi suonano alcuni strumenti musciali, mentre gli ambasciatori distribuiscono doni per il Capodanno Lunare. Tutto ciò che riesco a pensare è quanto sia stato fortunato ad assistere a una così splendida manifestazione della comunità cinese residente a Roma.

L’influenza multiculturale dell’Esquilino non si limita a Piazza Vittorio Emanuele II. A breve distanza si trova il Nuovo Mercato Esquilino, un mercato coperto situato nel quartiere. Passeggiando tra le bancarelle, vivo un’immediata esperienza sensoriale. Sento frammenti di conversazioni, pronunciati in lingue diverse dall’italiano o dall’inglese. Il mio olfatto è invaso dai profumi della cucina cinese e di spezie straniere. Osservo le insegne e, come per le conversazioni, noto lingue diverse dall’inglese. In quel momento mi chiedo: “Come può esistere a Roma un quartiere così ricco di esempi autentici e diversificati di cultura?” Negli ultimi cinquanta giorni, il mio breve soggiorno ronano mi ha mostrato un’identità culturale molto distinta e unica. Per questo sono stato sorpreso e felice di vedere un luogo dove le persone si fondono e condividono armoniosamente le proprie identità culturali.

Da questo ho capito che l’Esquilino è un quartiere speciale. Ciò che rende unico il Nuovo Mercato rispetto ad altri mercati coperti di Roma è la sua selezione di prodotti legati a culture diverse, smerciati dalle comunità di immigrati.

Tra le bancarelle si possono trovare abiti, tessuti, cibi asiatici e africani, carne fresca e prodotti agricoli, oltre a molte altre cose. Per chi si stanca della sola cucina italiana, il Nuovo Mercato rappresenta un piacevole cambiamento. Se il mercato non dovesse soddisfarvu, appena fuori si trovano decine di negozi e ristoranti gestiti da immigrati, tutti degni di una visita.

Sebbene l’Esquilino sia ricco di gemme multiculturali, ho voluto evidenziare anche alcuni aspetti più tradizionalmente romani del quartiere. Vagando senza meta per le strade, non ho potuto fare a meno di notare uno stile architettonico che mi è sembrato tipico dell’Esquilino. Le strade sono fiangheggiate da edifici di epoche diverse e da cantieri in costruzione. Uno degli edifici che ho notato è il Metropolitano – Urban Center di Roma (Viale Manzoni, 34), un edificio pensato per servire i residenti dell’Esquilino. Al suo interno ci sono quattro piani accessibili al pubblico, ognuno dei quali offre uno spazio dove le persone del quartiere possono stare o socializzare. Durante il mio soggiorno all’Esquilino, sono passato molte volte davanti a questo edificio senza entrarci. Quando finalmente sono entrato, sono stato accolto da un design interno moderno, che conferisce un’atmosfera futuristica. Inizialmente ho trascorso del tempo al secondo piano, chiamato “Piazza”, un luogo tranquillo dove lavorare, ma ciò che mi ha colpito di più è stato il piano terra, con una splendida terrazza e un giardino.

Non lontano dal Metropolitano si trova la Chiesa di Santa Maria Immacolata all’Esquilino (via Emanuele Filiberto 129), un edificio neogotico del XIX secolo situato a un angolo di strada, apparentemente semplice all’esterno ma sorprendente all’interno. Appena entrato, noto il soffitto blu scuro decorato con stelle, una scelta piuttosto originale per una chiesa. Costruita in onore della Vergine Maria e dell’Immacolata Concezione, la costruzione iniziò nel 1896 e terminò nel 1914 per i Frati della Carità, detti anche Padri Bigi. La chiesa fu consacrata dal cardinale Luigi Traglia il 21 aprile 1942. Fondata dal Beato Ludovico da Casoria nel 1859, la congregazione fu sciolta nel 1973. Continuando l’osservazione dell’interno, vedo splendidi affreschi lungo le pareti e i soffitti blu, con rappresentazioni di Maria, Gesù e altre figure cristiane importanti. Seduto in questo luogo silenzioso e intimo, provo gratitudine per poterlo vivere in solitudine. Spesso trascurata rispetto ad altre chiese del quartiere, merita sicuramente una visita.

Proseguendo l’esplorazione, mi fermo alla Chiesa di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (Via di S. Vito, 10), dedicata al fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore. Anch’essa neogotica, la costruzione fu avviata nel 1855 su progetto del redentorista George Wigley. Molti membri della congregazione contribuirono alla sua realizzazione. La chiesa è ricca di piccoli dettagli che si notano solo prestando attenzione. Sulla porta principale si trova un elaborato murale raffigurante la Vergine Maria, Nostra Signora del Perpetuo Soccorso. Anche l’interno è splendido, con opere dell’artista redentorista Max Schmalzl. Come la chiesa precedente, è poco affollata e offre un’atmosfera più raccolta.

Tra i gioielli dell’Esquilino, è impossibile ignorare la Basilica papale di Santa Maria Maggiore, uno degli edifici religiosi più impressionanti di Roma. Dal momento in cui sono arrivato all’Esquilino, ho notato la basilica imponente e mi sono chiesto cosa custodisse. Una delle quattro basiliche maggiori e una delle sette chiese giubilari, fu completata nel 1743 ed è il primo santuario mariano dell’Occidente. Fu costruita in seguito a un miracolo celebrato ogni 5 agosto. Secondo la leggenda, nel IV secolo un uomo ricco di nome Giovanni e sua moglie pregarono la Vergine e promisero di dedicare i loro beni alla chiesa. Maria apparve loro in sogno indicando il luogo. Incontrando Papa Liberio, scoprirono di aver avuto la stessa visione. Il 5 agosto nevicò proprio nel luogo dove sorse la basilica.

Arrivando noto folle in fila per entrare. All’interno, colonne di marmo e decorazioni dorate sul soffitto. L’oro fu donato da Ferdinando e Isabella di Spagna a Papa Alessandro VI ed è considerato il primo oro proveniente dal Nuovo Mondo. Provo un senso di meraviglia e reverenza unico. L’interno è ricco di dettagli: nella navata vedo una scala che conduce a una statua di Papa Pio IX in preghiera, davanti alla Sacra Culla progettata da Virginio Vespignani. Ammirando la navata, visito anche la Cappella Paolina e la Cappella Cesi, entrambe riccamente decorate. Il mio ambiente preferito è il Battistero, con un mosaico centrale raffigurante angeli e decorazioni dorate. Ancora più impressionante è l’anticamera, con affreschi del Passignano raffiguranti l’Immacolata Concezione. Mi fermo per godere di ogni dettaglio. Dopo aver esplorato la chiesa e la sua storia, mi soffermo a riflettere su come l’Esquilino sia un mosaico di tutte le epoche che hanno segnato Roma.

[Testo e foto di Stevie McDaniel, marzo 2026]
Questo articolo è stato redatto dall’autore per l’Associazione culturale GoTellGo durante la sua Communications internship presso la Temple University Rome.
La versione arricchita in lingua inglese è disponibile in
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