Sabato 2 Maggio 2026 12:05
Corte costituzionale: è legittima la legge sulla cittadinanza
Con la sentenza n. 63/2926 è riconosciuta non in contrasto con la Costituzione - Eventuali modifiche sono di competenza esclusiva del parlamento -
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La Corte costituzionale (sentenza n. 63/2026) ha stabilito che la contestata legge sulla concessione della cittadinanza – che interessa i tanti italiani residenti all’estero che la richiedono – è valida e non contrasta con la Costituzione. Secondo i giudici, le differenze previste dalla normativa non sono arbitrarie e rientrano nelle scelte che spettano al Parlamento.
La Corte costituzionale ha chiarito in modo netto una questione molto discussa: la legge sulla cittadinanza finita sotto accusa non viola la Costituzione e quindi resta pienamente in vigore. Il caso nasce dai dubbi sollevati da alcuni giudici, che avevano ritenuto possibile una disparità di trattamento tra persone in situazioni simili. In particolare, si temeva una violazione del principio di uguaglianza, uno dei cardini della Costituzione.
La Consulta, però, ha dato una risposta diversa. Ha spiegato che non tutte le differenze tra situazioni sono ingiuste: una legge può prevederle, purché abbiano una logica e una ragione. Nel caso della cittadinanza, la Corte ha ricordato che si tratta di una materia delicata, strettamente legata alle scelte politiche di uno Stato. Proprio per questo motivo, il Parlamento ha un ampio margine per stabilire criteri e condizioni.
I giudici costituzionali hanno ribadito un punto fondamentale: il loro ruolo non è quello di riscrivere le leggi, ma di verificare se superino il limite della manifesta irragionevolezza. Secondo la Corte, questo limite non è stato superato. Le regole contestaste sono state considerate coerenti con gli obiettivi della legge e non arbitrarie.
In altre parole, una norma può essere criticata sul piano politico o sociale, ma questo non basta per dichiararla incostituzionale.
Alcune delle questioni sollevate sono state anche dichiarate inammissibili, cioè non valutabili nel merito per ragioni tecniche.
Alcune delle questioni sollevate sono state anche dichiarate inammissibili, cioè non valutabili nel merito per ragioni tecniche.
Il risultato finale è chiaro: tutti i rilievi vengono respinti e la legge resta valida così com’è, senza alcuna modifica imposta dalla Corte.
Dal punto di vista pratico, quindi, non cambia nulla per i cittadini. Le regole attuali sulla cittadinanza continuano ad applicarsi. Il messaggio che arriva dalla Consulta è preciso: eventuali
cambiamenti devono passare solo dal Parlamento, che è l’unico organo legittimato a intervenire su queste scelte.
Dal punto di vista pratico, quindi, non cambia nulla per i cittadini. Le regole attuali sulla cittadinanza continuano ad applicarsi. Il messaggio che arriva dalla Consulta è preciso: eventuali
cambiamenti devono passare solo dal Parlamento, che è l’unico organo legittimato a intervenire su queste scelte.
La Corte traccia così un confine netto tra diritto e politica: controlla che le leggi rispettino la Costituzione, ma non entra nel merito delle decisioni politiche quando queste sono ragionevoli.
In conclusione, la sentenza chiude il contenzioso e lascia tutto
immutato: se si vuole cambiare la legge sulla cittadinanza, la strada passa solo dalla politica. (Pier Francesco Corso)
In conclusione, la sentenza chiude il contenzioso e lascia tutto
immutato: se si vuole cambiare la legge sulla cittadinanza, la strada passa solo dalla politica. (Pier Francesco Corso)
