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Domenica 3 Maggio 2026 10:05

Le pillole di Polly: recensione di “Mandorla amara” di Cristina Cassar Scalia

Gli uccelli sono fatti per volare, i pesci per nuotare. L’essere umano, invece, è fatto...

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Gli uccelli sono fatti per volare, i pesci per nuotare. L’essere umano, invece, è fatto per starsene sulla terraferma, meglio ancora se con i piedi sotto a un tavolo generosamente imbandito di granite e brioches.

Di questo, almeno, è convinta Vanina Guarrasi, al secolo Giovanna, vicequestore con un fiuto da sbirro solido almeno quanto la sua passione per la cucina prelibata della sua terra, la Sicilia.

Certo, qualche eccezione alla regola di stare con i piedi piantati sulla terraferma ci può pure stare, se ne vale la pena. Per esempio, non è da escludere la possibilità che Vanina faccia un’uscita sulla barca a vela dell’avvocata Maria Giulia De Rosa, la sua amica del cuore, purché la cambusa sia adeguatamente rifornita e si possa fumare una sigaretta dopo l’altra in santa pace.

Per il momento, però, a fare la gita sulla barca di Giuli non ci è andata Vanina, ma Adriano Calì, medico legale nonché a sua volta migliore amico di Vanina.

Ma per lui, evidentemente, non è giornata. Qualcuno, infatti, ha avuto la malaugurata idea di accendere la radio di bordo proprio nel momento in cui la Capitaneria di Porto avvisa i naviganti che c’è una barca in difficoltà proprio nella zona in cui si trova. E ad Adriano, basta un attimo per capire che può dire addio al suo progetto di trascorrere una giornata tranquilla a drizzare rande e a tuffarsi nel mare cristallino tra Catania e Messina.

Il poveretto, per di più, non ha idea di quanto le cose si stiano per mettere male. Sullo yacht segnalato dalla Capitaneria, infatti, ci sono ben sette persone che non danno segni di vita, e a nulla valgono i tentativi di Calì di prestare loro soccorso.

Vanina, nel frattempo, se ne sta in vacanza, ad annoiarsi e a fissare sconsolata i brutti mobili della villa dove si trova, che era appartenuta ai suoi nonni. Mentre sta pensando che deve proprio disfarsi di un orribile divano a pois il suo telefono squilla: è Calì, che le dice che deve raggiungerlo per occuparsi di quello che, ora è chiaro, è un caso di omicidio, con sette vittime stroncate da un avvelenamento da cianuro.

E a Vanina, che adora i casi complicati, non resta che sfregarsi le mani per la contentezza.

“Mandorla amara” è il decimo romanzo di Cristina Cassar Scalia con protagonista il vicequestore palermitano Vanina Guarrasi.
Come sempre, l’opera è gradevolissima.

La scrittrice siciliana, del resto, gioca sul sicuro; quando punta sul personaggio di Vanina vince sempre.

È impossibile, infatti, non affezionarsi a questa poliziotta grassottella e pasticciona, amante della buona tavola e perennemente con la sigaretta in mano, tanto coraggiosa nel lavoro quando insicura e sfuggente nella vita privata.

Stavolta, poi, Vanina è ulteriormente in crisi, perché Paolo, il compagno che ha condannato da anni a uno sfiancante tira e molla per paura che gli possa accadere qualcosa, dà segni di cedimento. Vanina, così, si logora nell’incertezza che l’uomo che ama si sia stancato di lei, e questo la rende ancora più umana.

Non sono in gran forma neanche i suoi compagni di avventura di sempre: la bella poliziotta Marta appare piuttosto pensierosa, così come Tito Macchia, il suo pingue fidanzato nonché Grande Capo di Vanina; per non parlare di Giuli e di Adriano, a loro volta in crisi nera, e dell’anziano commissario Patanè, in pensiero per la salute della moglie.

In tutto questo marasma di preoccupazioni, il caso del pluriomicidio sullo yacht è una grande complicazione, ma almeno distrae Vanina e i suoi amici, riportando loro un po’ di brio.

E mentre loro sgobbano e si scervellano alla ricerca dell’assassino, il lettore se ne sta beatamente seduto a leggere le loro avventure.

E si diverte.

Federica Focà

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