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Domenica 3 Maggio 2026 16:05

Frosinone, violenta rissa tra detenuti: caos in carcere

Ancora caos nel carcere di Frosinone a causa di una violenta rissa scoppiata ieri, sabato 2 maggio 2026. Per cause […]

#attualità #cronaca #frosinone
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Ancora caos nel carcere di Frosinone a causa di una violenta rissa scoppiata ieri, sabato 2 maggio 2026. Per cause non note al momento, alcuni detenuti sono rimasti coinvolti in un acceso scontro: feriti anche diversi agenti della polizia penitenziaria, intervenuti per sedare gli animi.

Sull’episodio, che riflette le drammatiche e precarie condizioni in cui versano gli istituti penitenziari a livello nazionale, è intervenuto anche la Fp CGIL, di cui riportiamo il comunicato stampa.

La sicurezza non si costruisce a colpi di decreti, né con l’ iillusione che l’inasprimento delle misure repressive possa
risolvere problemi che sono, prima di tutto, sociali.

La Funzione Pubblica CGIL Frosinone-Latina denuncia con forza l’ennesimo approccio securitario del Governo, che
continua a intervenire sugli effetti senza mai affrontare le cause profonde del disagio, della marginalità e della devianza.

Una linea miope che trova nelle carceri il punto più drammatico di questa deriva. Le condizioni degli istituti penitenziari, tra cui rientra quello di Frosinone, sono sotto gli occhi di tutti: sovraffollamento, carenza di personale, tensioni crescenti, episodi sempre più frequenti di violenza e disperazione. Questo non è un caso, ma il risultato diretto dell’indebolimento della funzione rieducativa della pena, così come prevista dalla Costituzione.

Quando si svuota il carcere della sua funzione di recupero e reinserimento, si produce solo ulteriore insicurezza. Non si costruisce legalità, si alimenta esclusione. A questo si aggiunge una scelta politica altrettanto grave: il progressivo indebolimento e la mancata valorizzazione di figure fondamentali come i funzionari giuridico-pedagogici e gli educatori. Professioni centrali per dare concretezza al percorso rieducativo, oggi mortificate da carenze croniche di organico e dall’assenza di investimenti strutturali.

La carenza di personale, che riguarda l’intero sistema penitenziario, dimostra in modo evidente che l’azione del
Governo è puramente tampone: interventi emergenziali, privi di una visione complessiva e incapaci di cambiare davvero il mondo delle carceri.

Servirebbe invece tutt’altro approccio: investimenti strutturali, piani seri di ammodernamento delle strutture,
rafforzamento degli organici in tutte le professionalità, programmi concreti di formazione, lavoro ed educazione per le persone detenute, valorizzazione piena delle figure pedagogiche e trattamentali, apertura delle carceri alla società, alle associazioni e al volontariato.

È questa la strada indicata dalla Costituzione. È questa la strada che il Governo sceglie di non percorrere.
A conferma di una gestione fondata più sulla narrazione che sui risultati concreti, si registra anche la vicenda che ha
portato alle dimissioni del Sottosegretario con delega alle carceri: un segnale evidente di un sistema che non regge e di una politica incapace di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.

Foto di repertorio

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