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Martedì 5 Maggio 2026 12:05

Abuso sui minori, «fenomeno sommerso che richiede ascolto»



Presentato il dossier di Telefono Azzurro. Il presidente Caffo: «Dobbiamo imparare a vedere prima, ascoltare meglio, segnalare correttamente e intervenire in modo coordinato». La centralità di scuola, sport e comunità religiose. Le priorità operative

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“Ascoltami per aiutarmi”. È un appello il titolo del Dossier di Telefono Azzurro relativo al 2025: un documento pubblico e istituzionale rivolto al Parlamento ma anche alle istituzioni nazionali e locali, alla scuola, allo sport, alle comunità religiose, alle piattaforme digitali, alle famiglie e alla società civile. Il tema: “Ascolto, segnalazione e tutela contro l’abuso sessuale sui minori”. Una lettura integrata dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori come fenomeni spesso sommersi, che possono attraversare tanto i luoghi ordinari della vita quotidiana quanto gli ambienti fdigitali.

A fare da fondamento, l’esperienza quotidiana di Telefono Azzurro nell’ascolto e nella protezione di bambini e adolescenti attraverso la linea 1.96.96, il servizio 114 Emergenza Infanzia e il ruolo di Trusted Flagger nel quadro del Digital Services Act. Ma a confermare la portata strutturale del problema ci sono anche le evidenze internazionali richiamate nel dossier. Su tutte, una meta-analisi pubblicata nel 2025 su JAMA Pediatrics, basata su 165 studi condotti in 80 Paesi e su oltre 958.000 bambini e adolescenti, stima una prevalenza globale nel corso della vita pari all’11,4% per le molestie sessuali, all’8,7% per la violenza sessuale con contatto e al 6,1% per il rapporto sessuale forzato completato. «Questi dati mostrano che l’abuso sessuale sui minori non riguarda soltanto le forme più estreme o immediatamente visibili, ma una pluralità di condotte che violano l’integrità fisica, psicologica e relazionale di bambini e adolescenti», commentano dall’organizzazione.

Una particolare attenzione viene dedicata anche ai contesti religiosi. Il dossier richiama il Rapporto 2025 della Commissione pontificia per la Tutela dei minori, che per l’Italia parla di 81 diocesi rispondenti su 226, pari a circa il 35,8%. Dato che «non misura la prevalenza degli abusi, ma segnala la necessità di rafforzare trasparenza, raccolta omogenea delle informazioni, ascolto delle vittime, procedure di segnalazione e percorsi di riparazione», è l’annotazione di Telefono Azzurro, che propone di leggere il tema «non come questione limitata a un singolo ambito, ma come indicatore più ampio della responsabilità organizzativa di tutti i contesti che lavorano con bambini e adolescenti».

Nel 2025, i dati aggregati di Telefono Azzurro mostrano tre punti diversi di emersione del fenomeno: la linea 1.96.96 intercetta soprattutto la richiesta di ascolto e orientamento; il 114 Emergenza Infanzia intercetta situazioni di rischio che possono richiedere una valutazione urgente e l’attivazione della rete; il servizio Trusted Flagger consente di intervenire sulla circolazione di contenuti illeciti online. Nel dettaglio, la lettura comparata tra 114 e 1.96.96 mostra due profili complementari. Nel 114 prevale l’area Abuso e Violenza, pari al 56,0% dei casi del perimetro, mentre la componente digitale rappresenta il 39,9%. Nella linea 1.96.96 prevale invece l’area Digitale, pari al 66,7%, ma l’area Abuso e Violenza resta significativa, con il 26,9%. In entrambi i servizi, abuso sessuale e sextortion costituiscono categorie centrali. «Questo conferma che contesti di prossimità e ambienti digitali non possono essere letti come mondi separati: spesso il rischio nasce in un ambiente e prosegue nell’altro, oppure si manifesta contemporaneamente in entrambi», è l’analisi degli esperti dell’associazione.

Il dossier sottolinea anche la centralità di scuola, sport e comunità religiose. Contesti «fondamentali per la crescita dei minori», che proprio per questo «devono dotarsi di procedure chiare, formazione degli adulti, canali sicuri di segnalazione e capacità di attivare tempestivamente la rete di tutela. La protezione non può essere affidata alla sensibilità del singolo adulto o alla gestione interna del singolo contesto: deve diventare una responsabilità organizzata, verificabile e condivisa», è la tesi di Telefono Azzurro. A spiegarlo è il presidente Ernesto Caffo. «Ogni bambino – afferma – deve poter trovare un adulto capace di ascoltare, credere e attivare la protezione. L’abuso sessuale sui minori non può essere affrontato solo quando il danno è già evidente. Dobbiamo imparare a vedere prima, ascoltare meglio, segnalare correttamente e intervenire in modo coordinato».

Per farlo, il dossier richiama due riferimenti fondamentali: il modello Barnahus e la Convenzione di Lanzarote. Barnahus indica la necessità di una presa in carico multidisciplinare, child-friendly e centrata sul minore, capace di ridurre la vittimizzazione secondaria ed evitare che bambini e adolescenti siano costretti a ripetere più volte il proprio racconto davanti a servizi non coordinati. La Convenzione di Lanzarote richiama invece gli Stati alla responsabilità di prevenire, proteggere, perseguire gli autori, promuovere cooperazione e rendere effettivi gli obblighi di segnalazione.

Non solo. Il rapporto indica anche alcune priorità operative, a cominciare dall’esigenza di «vedere prima», imparando a riconoscere anche i segnali più deboli. Parallelamente, si chiede di «ascoltare meglio», compito per il quale servono «adulti formati, servizi accessibili e canali sicuri in grado di accogliere anche racconti frammentari, confusi o non ancora pienamente formulati». Il passaggio successivo è «segnalare correttamente», quindi «coordinare gli interventi», perché «nessun attore può agire da solo». Gli ultimi step sono «seguire gli esiti» e «integrare i dati». Infine, «rendere responsabili gli ambienti digitali».

Telefono Azzurro, insomma, propone che il contrasto all’abuso e allo sfruttamento sessuale dei minori diventi una priorità nazionale permanente, non legata solo all’emergenza o alla singola vicenda di cronaca, costruendo «un patto pubblico di protezione tra istituzioni, società civile, scuola, sport, comunità religiose, piattaforme, famiglie e servizi specializzati». Il messaggio finale è che «nessun bambino deve restare solo nel momento in cui prova a raccontare; nessun adulto deve restare solo nel momento in cui intercetta un segnale; nessuna istituzione deve sottrarsi alla responsabilità di proteggere».

5 maggio 2026

 

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