Martedì 5 Maggio 2026 13:05
New York nello sguardo di Monda


Nel X tomo della saga iniziata con "L'America non esiste", l'attesa insoddisfatta di 30 personaggi, molti dei quali già presenti negli altri testi. Come in una simulazione dell’esistenza vista dall’alto
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«Al tassista che mi ha detto “benvenuto nel cuore del mondo” la prima volta che sono arrivato a Manhattan»: così recita la dedica posta da Antonio Monda al suo romanzo su New York: Una mattina gloriosa (Mondadori), decimo tomo di una saga iniziata nel 2013 con L’America non esiste. Al centro di quest’ultima opera figura l’arrivo, al molo 59 nell’aprile 1912, del transatlantico proveniente da Southampton, il cui nome, Titanic, figura solo nell’ultima riga del libro. Lo annuncia, alla maniera di un’allucinazione, Monique De Smet, regina dei salotti. In realtà, come sappiamo, la nave non approderà mai, risucchiata nelle viscere dell’oceano Atlantico dopo aver urtato un iceberg, ma questo non impedisce allo scrittore di immaginare la folla degli astanti venuti ad accogliere le centinaia di passeggeri la gran maggioranza dei quali finirà affogata in mare aperto.
La narrazione mette in scena l’attesa insoddisfatta di una trentina di personaggi, debitamente registrati all’inizio dell’opera in ordine alfabetico, molti dei quali già presenti nei testi precedenti del ciclo: da Samuel Battle, primo poliziotto nero della Grande Mela, che verrà pestato da un gruppo di teppisti mentre insegue un borseggiatore, a Josef Stránský, direttore della Filarmonica, impegnato a eseguire il Tannhäuser per rendere omaggio ai viaggiatori, da Nora Dempsey, un’archivista irlandese impiegata nella biblioteca pubblica, che non riuscirà a superare i dolori di un recente aborto, a Rossana e Alfonso, una coppia di immigrati siciliani venuti ad accogliere un loro lontano parente, Martin Meo, in cerca di fortuna in America, da Francis Browne e Anthony Swordsmith, padri gesuiti, a Childs Frick e Jack Morgan, giovani rampolli di grandi fortune.
Figure realmente esistite, come il mago Houdini, William Jay Gaynor, sindaco della città, il poeta John Flammang Schrank, che attentò alla vita del presidente Theodore Roosevelt, si mischiano ad altre inventate, in una serie di 52 capitoli tutti stringati ed essenziali, in stile cartoline, stampe di un’epoca in fondo non lontana, ma come già irrimediabilmente trascorsa. Il contrasto fra la precisione della fonte, vera o fittizia, con una resa quasi coloristica, e l’esito invece chiaroscurale e nebbioso dell’insieme narrativo, rappresenta il fascino dell’opera. Un po’ come la foto d’epoca che compare alla fine di Shining in cui si vede una festa di gala avvenuta all’Overlook Hotel tanti anni prima degli eventi raccontati dal film.
Questo sentimento del tempo è la cellulare germinale di Una mattina gloriosa. Sentimento al quale si lega la ragione io credo religiosa che spinge Antonio Monda, nella vita e nella letteratura, a mettere insieme persone diverse fra loro. Come in una simulazione dell’esistenza vista dall’alto: ecco perché l’apparente anacronismo del suo narratore onnisciente possiede in verità una legittimazione strutturale.
5 maggio 2026
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