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Martedì 5 Maggio 2026 12:05

In centro 1 negozio su 3 è un minimarket, il Comune ferma l’invasione

Il Comune di Roma ha deciso di prorogare il divieto di apertura dei minimarket nel centro storico per i prossimi 3 anni. E ha fatto bene. La misura riguarda gli esercizi sotto i 100 mq, i classici mini-store. Quelli, per intenderci, che se apri il frigo per prendere una lattina, blocchi l’ingresso. Quei negozietti dove […]

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Il Comune di Roma ha deciso di prorogare il divieto di apertura dei minimarket nel centro storico per i prossimi 3 anni. E ha fatto bene. La misura riguarda gli esercizi sotto i 100 mq, i classici mini-store. Quelli, per intenderci, che se apri il frigo per prendere una lattina, blocchi l’ingresso. Quei negozietti dove paghi il doppio che al supermercato ma la metà rispetto al bar. Scherzando dici, ormai in centro la metà dei negozi sono minimarket…lo dici per esagerare, per fare scena, ma sei andato molto più vicino alla realtà di quanto pensi. 

Stando all’ultimo censimento, nel 2024 nel centro storico i minimarket e negozi di souvenir costituivano un terzo delle attività commerciali totali, 1200 minimarket e negozi di souvenir su 3500 attività complessive. Nel 2006 non superavano le 150 unità. La crescita è stata costante ma lenta fino al Covid che ha segnato la chiusura di centinaia di attività “storiche” che nel giro di pochi anni, sono state totalmente rimpiazzate da questi bruttissimi, diciamolo senza paura, bruttissimi negozi. 

Bruttissimi perché senz’anima (vendono tutti le stesse bruttissime cose): barrette, snack, bibite, caricatori per iphone, calamite, un accrocchio di merce senza identità che potresti trovare ovunque e che quindi non può e non deve essere il core business di un luogo unico al mondo. E poi scusate, davvero ce ne servono così tanti?

Negli ultimi anni il centro storico di Roma si è imbruttito a causa di un turismo becero che viene portato a braccetto da un’offerta commerciale penosa. Quando botteghe, librerie e attività artigianali vengono sostituite da una sequela di frigoriferi, insegne al neon e filari di energy drink, non si sta solo assecondando la domanda del mercato, si sta lentamente deturpando il volto della città eterna. A Novembre 2023 l’assessore al commercio del I Municipio dichiarava che l’obiettivo da lì alla partenza del Giubileo sarebbe stato dimezzare il numero di queste attività, portandolo da 1200 a 600 unità. Ma se riduzione c’è stata, (non esiste un censimento successivo al 2024) non ce ne siamo accorti.

Porre un freno alla proliferazione indiscriminata di minimarket e  negozi di souvenir non è dunque il capriccio borghese di qualche radical chic ma un’esigenza imposta per prima cosa dal buon senso: oh, cucù, sveglia, siamo nel centro storico di Roma! Ma anche dai doveri di tutela e conservazione riservati ad un luogo che è patrimonio mondiale Unesco

Il problema, ovviamente, non è l’esistenza del minimarket in sé che in molti quartieri rappresentano un servizio utile e persino necessario viste le vite frenetiche che conduciamo, pensiamo alle mini spese di emergenza fuori orario. Ma abbi pazienza, se hai casa al Pantheon e hai dimenticato di acquistre il caffè,  alle 23 ordini un Glovo. Potrai pagare 20€ per 10 cialde, no? (perché ovviamente non usi la moka dal ‘99). Il punto è che il centro storico di qualunque città non è un quartiere come gli altri, è uno spazio fragile, simbolico e unico e nessun centro storico è più storico del centro di Roma.

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