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Mercoledì 6 Maggio 2026 12:05

Nella Repubblica democratica del Congo «crimini di guerra e contro l’umanità»



Amnesty International denuncia l'escalation di violenza a opera delle Forze democratiche alleate, legate allo Stato islamico. La segretaria generale Callamard: «Brutalità massicce»

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Attacchi violenti contro la popolazione civile, rapimenti, lavoro forzato, reclutamento e utilizzo di minori e gravi violenze contro donne e ragazze, tra cui matrimoni e gravidanze forzate e varie forme di violenza sessuale. Il nuovo Rapporto di Amnesy International ricostruisce l’escalation di violazioni dei diritti umani a opera delle Forze democratiche alleate (Asf) – gruppo armato legato allo Stato islamico – nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo (RdC). E parla di «crimini di guerra e crimini contro l’umanità». “Non avevo mai visto così tanti cadaveri” è il titolo dell’indagine.

Le violenze dell’Adf si concentrano in vaste aree dell’est del Paese, dove opera anche il gruppo armato Movimento 23 marzo (M23), sostenuto dal Ruanda. Secondo Amnesty, dall’inizio del 2025 l’Adf ha approfittato del ridispiegamento delle truppe e dell’attenzione internazionale focalizzata sull’avanzata dell’M23. Lo spiega la segretaria generale Agnès Callamard. «La popolazione civile dell’est della RdC ha subito brutalità massicce per mano dell’Adf – afferma -. Persone sono state uccise, rapite e torturate in una campagna disumanizzante di violenze. I combattenti dell’Adf hanno fatto irruzione in comunità e fattorie, attaccato strutture sanitarie e saccheggiato e incendiato abitazioni». E questa violenza «sta contribuendo ad aggravare la crisi umanitaria», aumentando gli sfollamenti e compromettendo l’accesso a servizi essenziali come cibo, assistenza sanitaria e istruzione.

Nell’analisi di Callamard, «queste violazioni costituiscono crimini di guerra che il mondo non può continuare a ignorare e, in quanto parte di un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile, equivalgono anche a crimini contro l’umanità». Di qui «l’urgenza che il governo e la comunità internazionale intensifichino gli sforzi per proteggere la popolazione civile e assicurare alla giustizia i responsabili».

La ricerca, condotta nel Nord Kivu nel novembre 2025, si basa su 71 interviste, tra cui 61 colloqui diretti con sopravvissuti, testimoni, membri della società civile, funzionari di sicurezza e operatori umanitari. Sono stati documentati 8 attacchi tra Ituri e Nord Kivu. In uno dei più gravi, l’8 settembre 2025 a Ntoyo, oltre 60 civili sono stati uccisi. Un testimone ha raccontato: «Non avevo mai visto così tanti cadaveri». Dal suo racconto, il titolo del Rapporto, nel quale l’organizzazione documenta almeno 46 casi di rapimento, l’utilizzo sistematico di minori e violenze diffuse contro donne e ragazze nei campi dell’Adf.

6 maggio 2026

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