Mercoledì 6 Maggio 2026 12:05
Maria Letizia Gorga e il legame con Brecht al Teatro Villa Lazzaroni
???? Nel nuovo spettacolo “Brecht – L’amico ritrovato” al Teatro di Villa Lazzaroni, Maria Letizia Gorga intreccia teatro, musica e poesia in un dialogo profondo con Bertolt Brecht. Un progetto che unisce impegno civile, memoria artistica e riflessione sul presente, trasformando la scena in un luogo di coscienza e resistenza culturale. Il teatro contemporaneo torna…
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Nel nuovo spettacolo “Brecht – L’amico ritrovato” al Teatro di Villa Lazzaroni, Maria Letizia Gorga intreccia teatro, musica e poesia in un dialogo profondo con Bertolt Brecht. Un progetto che unisce impegno civile, memoria artistica e riflessione sul presente, trasformando la scena in un luogo di coscienza e resistenza culturale.
Il teatro contemporaneo torna a interrogarsi sul senso della parola e sul ruolo dell’artista nella società. A Roma, l’8 e 9 maggio, il palcoscenico del Teatro di Villa Lazzaroni ospita “Brecht – L’amico ritrovato”, un progetto che mette al centro la forza politica e poetica di uno dei più grandi drammaturghi del Novecento.
Protagonista del viaggio scenico è Maria Letizia Gorga, interprete da anni impegnata in un percorso artistico che intreccia teatro, musica e memoria civile. Accanto a lei, le sonorità di Stefano De Meo e Pasquale Laino costruiscono un paesaggio sonoro che dialoga con la parola brechtiana, mentre la regia di Federica Altieri firma una costruzione scenica che unisce presente e passato in una trama fluida e contemporanea.
Lo spettacolo non è una semplice rilettura, ma un attraversamento emotivo e politico dell’opera di Brecht, pensato per riportare al centro la responsabilità della parola artistica.
Il cuore del progetto è una domanda semplice ma radicale: cosa significa oggi portare Brecht in scena?
Per Maria Letizia Gorga la risposta è netta. “Brecht è voce che si fa urlo contro la guerra, contro le ingiustizie e contro ogni forma di potere che schiaccia la coscienza”, una dichiarazione che trasforma il teatro in un campo di tensione civile.
Nel suo lavoro, Brecht non è mai un autore del passato, ma una presenza viva, scomoda, necessaria. La sua scrittura diventa un dispositivo critico per leggere il presente, un invito costante a non accettare passivamente la realtà.
“Oggi più che mai le sue parole devono risuonare dentro e fuori di noi”, è il principio che guida l’intero progetto.
Uno dei temi centrali dello spettacolo è il concetto di esilio, inteso non solo come condizione politica, ma come stato dell’artista.
Per Gorga, interpretare Brecht oggi significa abitare uno spazio di distanza dal mondo per poterlo osservare con maggiore lucidità.
“Gli artisti sono sempre esiliati, perché devono restare liberi da ogni condizionamento che non sia la ricerca della verità”, afferma.
Questo “altrove” non è fuga, ma posizione critica. È il luogo da cui nasce lo sguardo artistico, capace di trasformare il reale in racconto, senza mai cedere alla semplificazione.
In questo senso, il teatro diventa uno spazio di resistenza culturale, dove la complessità non viene ridotta ma amplificata.
Il contesto in cui nasce lo spettacolo è altrettanto significativo. Il Teatro di Villa Lazzaroni è oggi uno dei presidi culturali più dinamici della capitale, capace di coniugare tradizione e sperimentazione.
Sotto la direzione artistica di Giancarlo Sammartano, il teatro ha costruito negli anni una programmazione che alterna classico e contemporaneo, diventando un punto di riferimento per il pubblico romano.
“Preservare luoghi come questo significa difendere la possibilità stessa del teatro come spazio vivo di confronto e crescita culturale”, sottolinea Gorga.
Il valore del luogo non è solo scenografico, ma profondamente simbolico: un teatro di quartiere che diventa laboratorio di pensiero e comunità.
Uno degli elementi distintivi dello spettacolo è il rapporto tra musica e parola. Lontano da ogni forma di accompagnamento decorativo, la costruzione scenica si basa su un dialogo continuo tra linguaggi differenti.
“Non c’è fusione, ma ascolto reciproco. Siamo tre voci che dialogano per amplificare il pensiero di Brecht”, spiega Gorga.
La musica non illustra, ma agisce. I brani selezionati non hanno una funzione estetica, ma drammaturgica, diventano strumenti per attivare la coscienza dello spettatore.
In questa prospettiva, il teatro si avvicina a una forma di manifesto civile, dove ogni elemento contribuisce a costruire un discorso politico ed emotivo.

Il percorso artistico di Maria Letizia Gorga è da sempre attraversato da figure che hanno segnato il Novecento. Tra queste, Mercedes Sosa e Alda Merini rappresentano due poli fondamentali della sua ricerca.
Entrambe incarnano una forma di resistenza poetica e umana che si riflette nel lavoro scenico dell’attrice.
La loro presenza simbolica attraversa lo spettacolo come una memoria viva, che non appartiene al passato ma continua a interrogare il presente.
La regia di Federica Altieri costruisce un ponte tra epoche diverse, intrecciando il linguaggio brechtiano con immagini e suggestioni del presente.
Il risultato è una drammaturgia stratificata, in cui il testo originale si apre a nuove letture senza perdere la sua forza originaria.
“Il nostro lavoro è quello di far dialogare i versi di Brecht con il mondo di oggi, senza tradirne la radicalità”, emerge dal percorso creativo dello spettacolo.
Uno dei passaggi più intensi del lavoro di Gorga riguarda il rapporto tra corpo e voce. Sul palco, l’attrice si pone come “testimone straniato” della parola brechtiana, secondo una tradizione che richiama il celebre effetto di distanziamento del drammaturgo tedesco.
“Io non interpreto, ma rendo visibile una parola che mi attraversa”, è la sua visione del lavoro scenico.
Il corpo diventa così uno spazio di attraversamento, mentre la voce si fa strumento di risonanza politica ed emotiva.
Il tema della libertà attraversa l’intera intervista e si traduce in una riflessione più ampia sul ruolo dell’artista nel mondo contemporaneo.
Per Gorga, la libertà non è una condizione acquisita, ma un esercizio quotidiano.
“La libertà si difende con la fatica costante della resilienza, per non cedere al compromesso”, afferma.
È una visione che restituisce al teatro una funzione etica oltre che estetica, in cui ogni scelta scenica diventa anche una presa di posizione.
Tra i testi brechtiani attraversati nello spettacolo, uno in particolare assume un valore simbolico: quello tratto da “A chi esita”.
Il verso diventa un invito a non attendere risposte esterne, ma a costruire la propria scelta nel presente.
È una chiave di lettura che attraversa l’intero lavoro artistico di Gorga, trasformando la poesia in una forma di responsabilità individuale e collettiva.
Uno degli ultimi temi affrontati riguarda il rapporto tra vita pubblica e dimensione privata dell’artista. Per Gorga, il confine tra questi due mondi deve restare netto, per preservare entrambi.
“Non bisogna sovrapporre gli spazi, ma custodirli nella loro differenza”, spiega.
Il teatro resta così uno spazio separato ma non distante dalla vita, un luogo in cui il reale viene osservato, rielaborato e restituito con nuova consapevolezza.

“Brecht – L’amico ritrovato” non è solo uno spettacolo teatrale, ma un percorso di riflessione sul senso stesso dell’arte nel presente.
Attraverso la voce di Maria Letizia Gorga, il pensiero di Brecht torna a essere uno strumento di lettura del mondo contemporaneo, capace di mettere in discussione certezze e abitudini.
Il teatro, in questa visione, non è intrattenimento, ma un luogo di coscienza collettiva, dove la parola torna a essere atto politico e poetico insieme.
Roma, con il Teatro di Villa Lazzaroni, diventa così il punto di partenza di un viaggio che attraversa memoria, impegno e futuro, riportando al centro una domanda essenziale: cosa significa oggi essere davvero liberi?
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