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Mercoledì 6 Maggio 2026 17:05

Biennale di Venezia: inaugurato il padiglione del Kazakhstan

Si tratta della terza partecipazione del Kazakhstan alla Biennale d'arte ed è la prima volta che un paese dell’Asia centrale seleziona curatore e artisti tramite una open call nazionale

#attualità
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È stato inaugurato ufficialmente oggi il padiglione della Repubblica del Kazakhstan alla sessantunesima esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia. Il padiglione kazakho, situato all’interno del Museo storico navale di Venezia, per la Biennale 2026 ha presentato la mostra dal titolo “Qoñyr: the archive of silence”, curata da Syrlybek Bekbota, con opere di Ardak Mukanova,GulmaralTattibayeva e Natalya Ligay (Adyr‑Aspan), Anar Aubakir, Assel Kadyrkhanova, Smail Bayaliyev, Nurbol Nurakhmet, Mansur Smagambetov e Oralbek Kaboke. Si tratta della terza partecipazione del Kazakhstan alla Biennale d’arte ed è la prima volta che un paese dell’Asia centrale seleziona curatore e artisti tramite una open call nazionale, aperta ai cittadini della Repubblica del Kazakhstan, con priorità a coloro che vivono e lavorano nel paese.

“Sono molto felice e onorato di poter fare quest’esperienza nella mia vita – ha affermato il curatore Syrlybek Bekbota -. Grandi istituzioni culturali hanno partecipato a questa mostra internazionale e siamo molto felici che il Kazakhstan sia presente fin dal 2022”. “Mi auguro che potremo continuare a parteciparvi”, ha concluso Bekbota.

“Il padiglione nazionale riflette il nostro impegno nel sostenere con continuità le arti e nel rappresentare il paese con dignità nel contesto internazionale”, ha dichiarato la commissaria Aida Balayeva, vice primo ministro e ministra della Cultura e dell’Informazione della Repubblica del Kazakhstan. In risposta al tema generale della Biennale d’arte 2026, “In minor keys”, il padiglione kazakho propone la sua mostra come cornice metaforica: un invito ad ascoltare le voci più quiete, le memorie accumulate e il significato profondo racchiuso nelle esperienze sottili e quotidiane, in un tempo segnato da instabilità globale.

Distribuito in sei sale interconnesse del Museo storico navale, il padiglione si sviluppa dunque come un viaggio sensoriale, dove ai suoni esterni della città di Venezia vengono contrapposti e gradualmente sostituiti da Dübir, una ricostruzione acustica della steppa kazakha. Il termine qoñyr, infatti, è un concetto chiave della cosmologia kazakha, che pur indicando letteralmente il colore marrone, può descrivere anche un registro sonoro, l’odore della terra o una forma di silenzio che non parla mai ad alta voce ma contiene tutto.

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