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Giovedì 7 Maggio 2026 10:05

Si dimette «per motivi di salute» l’arcivescovo di Mosca Pezzi



L'annuncio del presule prima della celebrazione in cattedrale, il 2 maggio, «per fare chiarezza e per evitare la diffusione di teorie del complotto e false voci». Al suo posto, Nikolai Dubinin

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«Per fare chiarezza e per evitare la diffusione di teorie del complotto e false voci, desidero annunciare le mie dimissioni per motivi di salute, che non mi consentono di governare adeguatamente questa amata e splendida diocesi». All’inizio della Messa presieduta nella cattedrale di Mosca il 2 maggio scorso – con una speciale intenzione «di unità e riconciliazione per la Chiesa locale» -, l’arcivescovo Paolo Pezzi ha voluto spiegare personalmente i motivi che lo hanno spinto a rinunciare al governo pastorale dell’arcidiocesi metropolitana della Madre di Dio a Mosca. Al suo posto, Papa Leone XIV ha nominato Nikolai Dubinin, già vescovo ausiliare della Madre di Dio a Mosca dal 2020, come amministratore apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della medesima arcidiocesi.

«Continuerò a vivere con voi a Mosca e a servire in qualsiasi ruolo il vescovo Dubinin ritenga necessario e utile», sono ancora le parole di Pezzi, che al vescovo Nikolai ha espresso anzitutto gratitudine «per aver accolto il mio desiderio di rimanere strettamente legato a questa Chiesa e per aver permesso a me e al mio confratello, padre Giampiero, di vivere nella Curia, al terzo piano, dove un tempo vivevano le suore salesiane. Da oggi in poi, non sarò più menzionato nelle preghiere eucaristiche – ha aggiunto rivolto ai fedeli -. Questo non significa però che non possiate più pregare per me. Al contrario, vi chiedo di continuare a pregare per me, come avete fatto con tanta commozione e bellezza durante questi quasi 19 anni del mio ministero».

Ricordando l’intenzione della celebrazione per «l’unità e la riconciliazione della nostra Chiesa», Pezzi ha sottolineato che «siamo chiamati, come dice l’apostolo Paolo, ad avere un’anima sola, cioè a preservare la nostra intera identità pur essendo su un’unica barca, che è questa splendida diocesi. Per navigare insieme nella stessa direzione, non basta che il capo, il vescovo, timoni in una certa direzione sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. È essenziale che tutti i marinai, anche quelli che occupano le posizioni più umili su questa nave, pensino insieme. Naturalmente – ha continuato -, è possibile e persino auspicabile avere opinioni diverse, discuterne, anche dissentire dalla decisione del vescovo. Per questo stiamo diffondendo la metodologia sinodale. Perché ci aiuta a raggiungere una decisione comune».

Quindi, il congedo. «Oggi desidero chiedere perdono a tutti voi per quegli errori, quei peccati, quelle decisioni sbagliate, ma anche per quelle possibili offese – sebbene io non ricordi di aver mai offeso nessuno, ciò non significa che non possano essere accadute – vi chiedo sinceramente perdono per questo».

7 maggio 2026

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