Giovedì 7 Maggio 2026 09:05
“Liberi sotto la grazia”: un libro per «avvicinarsi al pensiero e alla spiritualità di Prevost»


Presentato all'Augustinianum il volume che raccoglie gli scritti di quando era priore degli Agostiniani. Parolin: «Parte sempre dal primato di Dio». La riflessione sul dialogo tra Chiesa e mondo, la scelta preferenziale per i poveri e il binomio giustizia e pace
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È stato presentato ieri, 6 maggio, nell’auditorium del Pontificio Istituto Patristico Augustinianum il libro che raccoglie i primi scritti di padre Robert Francis Prevost quando era priore degli Agostiniani. Il titolo “Liberi sotto la grazia. Alla scuola di sant’Agostino di fronte alle sfide della storia” riprende, come ha spiegato padre Joseph L. Farrell, attuale priore dell’ordine, una frase dell’ultimo degli otto capitoli della regola di Agostino. Il volume, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, è stato presentato «a pochi giorni dal primo anniversario dell’elezione del nostro confratello alla Cattedra di Pietro», ha ricordato.
Il segretario di Stato vaticano il cardinale Pietro Parolin ha sottolineato prima di tutto la «spiccata apertura internazionale di Prevost: sono 20 i Paesi visitati dall’allora priore. Spesso, quando gli si parla di un certo Paese, il Papa risponde: “Ci sono già stato”. Un’esperienza interessante insieme a quella missionaria». La raccolta di testi, curata dagli agostiniani Rocco Ronzani, Miguel Ángel Martín Juárez e Michael Di Gregorio, è l’occasione per «avvicinarsi al pensiero più originario e alla spiritualità più propria di Prevost», ha aggiunto Parolin, che ha poi sviluppato il suo intervento in quattro punti.
«Il primo è Dio, verità, secolarizzazione e secolarismo: la ricerca di Dio come anelito del cuore umano. Prevost parte sempre da qui, dal primato di Dio, dal rapporto tra persona umana e Signore che dà significato alle vicende di ciascuno». Interessante la differenza tra secolarizzazione e secolarismo. Parolin ha citato un discorso del 2012 in Perù in cui Prevost affermava che la secolarizzazione nel mondo non è di per sé un processo negativo; ben diverso il secolarismo dominante, che vuole svuotare di senso ogni aspetto religioso. Il secondo punto riguarda «il frutto della fede e il discernimento della povertà evangelica». Prevost ha «parole chiare su come la Chiesa e l’ordine di sant’Agostino debbano porsi nel loro essere nel mondo. Si chiede se la Chiesa sa farsi capire dalla società di oggi. È necessario rinnovarsi e riscoprire la personale chiamata alla santità, non basta ripetere soluzioni del passato: se non siamo capaci di comunicare il linguaggio evangelico in modo comprensibile, diceva ancora nel 2012, il mondo ci volterà le spalle. Occorre ritrovare uno stile di vita che ci renda liberi dal fardello del materialismo».
Quindi bisognosi e migranti: «La vita di Gesù iniziò e si concluse con i poveri. Ne va della credibilità o meno dell’annuncio cristiano. Dilexi te parla dell’amore per i poveri. Ho trovato – ha detto il cardinale – assonanze con il libro, sorprendenti per quanti hanno bollato come pauperista la scelta preferenziale per i poveri. Che invece è evangelica. E questo testo smentisce quanti affermano che la posizione di Leone XIV deriva solo dall’eredità di Papa Francesco: nel libro le parole poveri e povertà ricorrono 195 volte». Parolin ha anche affermato che il termine remigrazione in voga oggi «di cristiano ha ben poco». Infine, giustizia e pace, due sorelle inseparabili: «Non si possono voltare le spalle al grido dei poveri. Di fronte a una globalizzazione che arricchisce pochi e impoverisce molti, un impegno cristiano autentico esige di abbracciare la causa della giustizia». Parlando di una «fede non disincarnata», il porporato ha citato parole di Prevost del 2002 che ricordano come «giustizia e pace sono un messaggio fondamentale del Vangelo soprattutto per chi è impegnato in politica. Non bastano pii e devoti pensieri ma servono diplomazia, multilateralismo e dialogo».
Un tema ripreso anche dalla scrittrice Maria Grazia Calandrone che ha sottolineato come la questione della povertà sia strettamente legata a quello dell’ingiustizia: «Prevost usa parole potentissime». E riguardo al linguaggio rivolto ai giovani, ha sottolineato come «il libro è una continua esortazione alla creatività». Infine, Paolo Ruffini, prefetto del dicastero per la Comunicazione, ha sottolineato come uno dei temi ricorrenti del libro sia l’autorità «in un mondo malato di autoritarismo. Aiuta a capire il modo in cui Prevost guida la Chiesa e parla al mondo, con un’autorità non urlata, che gli viene dalla parola di Dio».
7 maggio 2026
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