Venerdì 8 Maggio 2026 10:05
Lungotevere dei Mellini: stop al parcheggio interrato, ma il problema è più grosso
Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha bloccato il nuovo parcheggio interrato di lungotevere dei Mellini. Questa sentenza rischia di essere letta solamente come l’ennesima e banale battaglia tra residenti e trasformazioni urbane. In realtà racconta qualcosa di molto più profondo: la fragilità normativa con cui il Lazio affronta da decenni i temi della trasformazione di Roma. Il cuore della decisione non è infatti una bocciatura tecnica dell’opera. Il TAR non ha detto in nessun modo che il parcheggio sia strutturalmente irrealizzabile, né che metta necessariamente a rischio i muraglioni del Tevere. Anzi, le contestazioni su falda, stabilità degli edifici e monitoraggi sono state totalmente respinte. Il nodo è un altro, ed è giuridico prima ancora che urbanistico. La Regione Lazio aveva autorizzato con decreto direttoriale (DD) una deroga alla distanza minima prevista dal Regio Decreto 523 del 1904, che impone dieci metri di rispetto dagli argini per costruzioni e scavi. Il TAR ha però stabilito che quella deroga non poteva essere introdotta con un semplice atto amministrativo, come un DD, relativo al singolo progetto. Sarebbe servita una disciplina generale, locale, astratta, capace di regolare in modo organico il tema: serviva insomma una Legge Regionale, che disciplinasse come si concedono queste deroghe e a quali condizioni. Del resto è proprio il Regio Decreto che rimanda alle discipline locali questo tipo di valutazioni. Ed è qui che emerge il vero grande problema. Il Lazio non legifera, mai, e quando si tratta di urbanistica e trasporti lo fa al più liberandosi di ogni competenza amministrativa, senza però definirne davvero e in maniera sistematica gli strumenti giuridici di chi poi quelle attività amministrative le dovrà gestire. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: si applica in maniera meccanica una normativa nazionale che non ha nulla a che vedere con il contesto o l’attualità, anche perché giustamente lo Stato dopo la riforma del Titolo V ha ridotto notevolmente la sua produzione legislativa su questi temi, considerandoli costituzionalmente appannaggio delle Regioni. Ci si ritrova quindi con assurdità amministrative, come l’ERTMS sulla Roma-Viterbo (come se fosse l’alta velocità Roma-Milano), o addirittura a trattare ancora la Roma-Lido come una ferrovia, e non una metropolitana. La vicenda di lungotevere dei Mellini è molto più di una disputa su un parcheggio. È il sintomo di una Regione che troppo spesso non esercita fino in fondo il proprio ruolo legislativo e pianificatorio. Roma è piena di nodi infrastrutturali, interventi sul trasporto pubblico, opere ferroviarie, sistemazioni idrauliche e trasformazioni urbane che convivono con un mosaico normativo incompleto, confuso e talvolta fermo a decenni fa. In questo vuoto, ogni opera rischia di trasformarsi in un percorso giuridicamente accidentato. Il punto allora non è essere favorevoli o contrari al parcheggio di Lungotevere Mellini. Il punto è chiedersi se una grande area metropolitana europea possa continuare a governare trasformazioni così delicate senza una moderna legislazione territoriale capace di definire chiaramente criteri, limiti e procedure. Non sappiamo se dare a Roma poteri legislativi sia la scelta migliore. In tal senso, il fallimento della proposta di riforma costituzionale che voleva dare a Roma il potere di scrivere Leggi, è forse il sintomo generale del fatto che questa potrebbe non essere la strada migliore. Di certo, se il Lazio avesse fatto le Leggi oggi Roma non senterebbe nessuna esigenza di scriverle. Ma quindi ora che succede al parcheggio? La Regione deve trovare un modo di regolarizzare la deroga, o il progetto dovrà cambiare per distanziarsi di ulteriori 3 metri dall’argine. C’è poi un tema legato alla natura dei parcheggi, altro motivo di censura del TAR, per i quali si dovrà capire come garantire l’eventuale uso pertinenziale, probabilmente con una banale manifestazione di interesse. Prima o poi il parcheggio si farà, anche perché il buco è lì e di certo non potrà rimanere un buco. Purtroppo, ad oggi la prospettiva più concreta è che ci ritroveremo un cantiere sospeso per anni e anni, sempre che il Consiglio di Stato non ribalti la sentenza.
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Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha bloccato il nuovo parcheggio interrato di lungotevere dei Mellini.
Questa sentenza rischia di essere letta solamente come l’ennesima e banale battaglia tra residenti e trasformazioni urbane. In realtà racconta qualcosa di molto più profondo: la fragilità normativa con cui il Lazio affronta da decenni i temi della trasformazione di Roma.
Il cuore della decisione non è infatti una bocciatura tecnica dell’opera. Il TAR non ha detto in nessun modo che il parcheggio sia strutturalmente irrealizzabile, né che metta necessariamente a rischio i muraglioni del Tevere. Anzi, le contestazioni su falda, stabilità degli edifici e monitoraggi sono state totalmente respinte.
Il nodo è un altro, ed è giuridico prima ancora che urbanistico.
La Regione Lazio aveva autorizzato con decreto direttoriale (DD) una deroga alla distanza minima prevista dal Regio Decreto 523 del 1904, che impone dieci metri di rispetto dagli argini per costruzioni e scavi. Il TAR ha però stabilito che quella deroga non poteva essere introdotta con un semplice atto amministrativo, come un DD, relativo al singolo progetto. Sarebbe servita una disciplina generale, locale, astratta, capace di regolare in modo organico il tema: serviva insomma una Legge Regionale, che disciplinasse come si concedono queste deroghe e a quali condizioni. Del resto è proprio il Regio Decreto che rimanda alle discipline locali questo tipo di valutazioni.
Ed è qui che emerge il vero grande problema.
Il Lazio non legifera, mai, e quando si tratta di urbanistica e trasporti lo fa al più liberandosi di ogni competenza amministrativa, senza però definirne davvero e in maniera sistematica gli strumenti giuridici di chi poi quelle attività amministrative le dovrà gestire.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: si applica in maniera meccanica una normativa nazionale che non ha nulla a che vedere con il contesto o l’attualità, anche perché giustamente lo Stato dopo la riforma del Titolo V ha ridotto notevolmente la sua produzione legislativa su questi temi, considerandoli costituzionalmente appannaggio delle Regioni. Ci si ritrova quindi con assurdità amministrative, come l’ERTMS sulla Roma-Viterbo (come se fosse l’alta velocità Roma-Milano), o addirittura a trattare ancora la Roma-Lido come una ferrovia, e non una metropolitana.
La vicenda di lungotevere dei Mellini è molto più di una disputa su un parcheggio. È il sintomo di una Regione che troppo spesso non esercita fino in fondo il proprio ruolo legislativo e pianificatorio.
Roma è piena di nodi infrastrutturali, interventi sul trasporto pubblico, opere ferroviarie, sistemazioni idrauliche e trasformazioni urbane che convivono con un mosaico normativo incompleto, confuso e talvolta fermo a decenni fa. In questo vuoto, ogni opera rischia di trasformarsi in un percorso giuridicamente accidentato.
Il punto allora non è essere favorevoli o contrari al parcheggio di Lungotevere Mellini. Il punto è chiedersi se una grande area metropolitana europea possa continuare a governare trasformazioni così delicate senza una moderna legislazione territoriale capace di definire chiaramente criteri, limiti e procedure.
Non sappiamo se dare a Roma poteri legislativi sia la scelta migliore. In tal senso, il fallimento della proposta di riforma costituzionale che voleva dare a Roma il potere di scrivere Leggi, è forse il sintomo generale del fatto che questa potrebbe non essere la strada migliore.
Di certo, se il Lazio avesse fatto le Leggi oggi Roma non senterebbe nessuna esigenza di scriverle.
La Regione deve trovare un modo di regolarizzare la deroga, o il progetto dovrà cambiare per distanziarsi di ulteriori 3 metri dall’argine.
C’è poi un tema legato alla natura dei parcheggi, altro motivo di censura del TAR, per i quali si dovrà capire come garantire l’eventuale uso pertinenziale, probabilmente con una banale manifestazione di interesse.
Prima o poi il parcheggio si farà, anche perché il buco è lì e di certo non potrà rimanere un buco. Purtroppo, ad oggi la prospettiva più concreta è che ci ritroveremo un cantiere sospeso per anni e anni, sempre che il Consiglio di Stato non ribalti la sentenza.
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