Venerdì 8 Maggio 2026 09:05
Cristiani e musulmani sulla strada «dell’amicizia e della fraternità»


Alla Grande Moschea l'incontro organizzato da Ufficio diocesano ecumenismo e dialogo e Centro islamico culturale d'Italia. Il vescovo Valenti: «Non sprecare l'opportunità di dialogare». Redouane: «Vivere gioiosamente la generosità di razze, stirpi e colori che abbiamo nel mondo»
L'articolo
Cristiani e musulmani sulla strada «dell’amicizia e della fraternità»
proviene da RomaSette
.
#in città #in diocesi #abdellah redouane #cristiani e musulmani in dialogo alla grande moschea #focus #marco gnavi #marco valenti #naker akkad #wasim salman
leggi la notizia su RomaSette


Sulla strada, quella «dell’amicizia e della fraternità», ognuno procede al suo passo, portando il proprio vissuto, le proprie convinzioni ed esperienze. Ha parlato di «cammino da percorrere insieme» il vescovo Marco Valenti, neoeletto ausiliare del settore Nord, intervenendo ieri sera, 7 maggio, all’Incontro islamo-cristiano “Cristiani e musulmani in dialogo alla Grande Moschea”, organizzato dall’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti in sinergia con il Centro islamico culturale d’Italia Grande moschea di Roma. «Siamo chiamati a sentirci fratelli e uniti tra noi, consolidando i nostri rapporti che di anno in anno sono maturati», ha detto il presule rivolgendosi ai tanti presenti che gremivano la sala conferenze del Centro islamico e ricordando la visita alla moschea romana dello scorso giugno del cardinale vicario Baldo Reina.
Ancora, Valenti ha auspicato di «essere sostengo gli uni per gli altri», consapevoli di «trovare ciascuno degli amici e alleati nell’offrire a tutti il bene comune, ognuno con la propria specificità», testimoniando «la fraternità e la comunione». Infine, osservando come «in questa città c’è la presenza di tutti i figli di Abramo: ebrei, cristiani e musulmani», il vescovo ha riconosciuto che «talvolta ci possono essere delle difficoltà» e tuttavia «non possiamo sprecare l’opportunità che ci è stata offerta di dialogare, tenendo aperto il canale dell’amicizia», ha affermato con convinzione.
Anche monsignor Marco Gnavi, direttore dell’Ufficio diocesano che ha curato l’Incontro, ha sottolineato quanto oggi ci sia «bisogno di fiducia nel futuro e nel costruire il bene per tutti», guardando alla dichiarazione conciliare “Nostra aetate”, «la “magna carta” dell’impegno fraterno e del dialogo interreligioso». Gnavi ha fatto riferimento al capitolo ottavo dell’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” per riconoscere nelle «religioni uno strumento per il dialogo e la costruzione della fraternità», così come ha ricordato che «andiamo verso il 40° anniversario dalla Giornata mondiale di preghiera per la pace voluta da Giovanni Paolo II nel 1986». Il sacerdote, certo che «il dialogo si fa e si costruisce nella chiarezza delle nostre differenze», ha considerato che «numerose sono le sfide di questo cambiamento d’epoca, in questa globalizzazione dell’indifferenza», e che «questo nostro incontro ci aiuta a costituirci in un “noi” che possa prevenire molti conflitti, almeno a livello locale». Da ultimo, Gnavi si è detto convinto che «ogni crisi è opportunità e responsabilità per aprire spazi di pace» laddove «il sentire comune può essere antidoto alle tensioni»; per questo, ha concluso, «vogliamo incontrarci con fiducia e attivare le nostre risorse per la ricerca del bene comune» laddove «tutti possiamo essere e diventare “artigiani di pace”, come auspicava Papa Francesco».
Per la parte musulmana, è intervenuto Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia, che considerando l’attuale «scontro di civiltà» ha incoraggiato ogni «tentativo di trovare vie nuove di dialogo che diano serenità a tutti». In particolare, l’esperto ha messo in luce come sia importante riconoscere che «siamo un’espressione dell’Islam e del cristianesimo» e che dunque non si tratta di instaurare, in senso generale, «un dialogo tra Islam e cristianesimo». Ancora, Redouane ha parlato del dialogo «tra fedeli» come della «pietra angolare su cui si basa la convivenza, un sfida che noi abbiamo accettato e che è consolidata»; non si tratta di «un annullamento delle peculiarità», sono ancora le parole di Redouane, ma di «vivere insieme: ciascuno mette a disposizione il suo patrimonio di sapere e si avvale di quello altrui e ne è arricchito».
Infine, l’invito del segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia a «vivere gioiosamente la generosità di razze, stirpi e colori che abbiamo nel mondo», dando voce «alla parte sana dell’umanità» per «dare vita a un progetto di società più giusta». Pure Wasim Salman, teologo e preside del Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica (Pisai), ha parlato della necessità di compiere «un cammino che rispetti la dignità e il pensiero dell’altro», guardando allo scopo dell’istituzione da lui guidata ossia «formare persone che siano operatori del dialogo islamo-cristiano» e per questo, ha spiegato, serve «una vera conoscenza dell’altro». Allora, per conoscere l’Islam «bisogna conoscere la lingua araba, strumento fondamentale per lo studio poi della teologia e dunque per un approfondimento dal punto di vista teologico». In primis, ha detto ancora Salman, siriano di Damasco, «vanno abbandonati i pregiudizi» affinché si arrivi a conoscere «l’Islam autentico». Vanno in questa direzione le “
Schede per conoscere l’Islam
“, promosse dalla Cei e dal Pisai e redatte congiuntamente da una commissione mista cristiana e musulmana. «Servono per conoscere l’Islam sotto vari punti di vista e introducono in modo semplice e in modo autorevole ai contenuti» per sapere «distinguere ciò che è Islam, ovvero una strada che porta verso Dio, da ciò che non è Islam», ossia le forme estremiste fatte di «violenza e terrorismo».Al termine del convegno, l’imam Nader Akkad ha condotto una breve visita guidata alla moschea, aperta a tutti i presenti intervenuti ai lavori.
8 maggio 2026
L'articolo
Cristiani e musulmani sulla strada «dell’amicizia e della fraternità»
proviene da RomaSette
.