Lunedì 11 Maggio 2026 10:05
L’Europa e la sfida di «tenere insieme le pluralità»


L'ambasciatore Pasquale Ferrara intervenuto all'appuntamento di riflessione promosso dalla rete ecumenica "Insieme per l'Europa", con i giovani del gruppo Ut Omens, nella Giornata del 9 maggio
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Celebrare la Giornata dell’Europa interrogandosi sull’identità dell’Unione europea e sul senso di sviluppare, concretamente, una cittadinanza europea. Questa la proposta della rete ecumenica “Insieme per l’Europa”, che sabato 9 maggio ha dato vita all’evento “Una luce per l’Europa nel crepuscolo globale”, negli spazi del Teatro Rossini, da dove don Luigi Sturzo nel 1919 lanciò l’Appello ai liberi e forti. Protagonisti: giovani e rappresentanti del mondo accademico e politico, chiamati a riflettere insieme sui valori fondanti dell’Ue nel contesto globale attuale. Un “crepuscolo” poiché caratterizzato da conflitti e crisi.
A guidare la riflessione, tra intermezzi musicali dal vivo, sei giovani del gruppo Ut Omnes nato da alcuni universitari della Lumsa e ora esteso ad altri atenei, che nei prossimi giorni saranno al Parlamento europeo per un confronto con i parlamentari e la sottoscrizione di un “Patto intergenerazionale”. Al centro del dibattito, il tema della cittadinanza europea, non limitata alla sola dimensione istituzionale. Del resto, come ha sottolineato nel suo intervento il giovane Mattia Federici, in questi decenni l’Ue ha costruito «un patrimonio straordinario» sul piano economico, giuridico e istituzionale, senza però riuscire a radicare pienamente nei cittadini un autentico sentimento di appartenenza comune. La cittadinanza europea, ha osservato, «esiste solo nei trattati e nei diritti di voto».
Da qui la proposta di rilanciare il progetto europeo attraverso una nuova narrazione, investendo nell’educazione civica e in una maggiore partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Ma questo, ha sottolineato Alessandra Arcidiacono, un’altra dei giovani presenti al dibattito, non basta: «La cittadinanza è fatta di leggi, culture, lingue e tradizioni, ma a tenere insieme tutto deve essere l’anima». Un’anima già presente nelle nuove generazioni: «I giovani vivono già l’Europa prima ancora di definirla – ha osservato -. Per loro l’Europa non è il punto d’arrivo ma di partenza».
A offrire poi una lettura geopolitica dell’attuale momento storico è stato Pasquale Ferrara, ambasciatore ed ex direttore politico del ministero degli Affari Esteri, che ha invitato i presenti a riscoprire la vocazione originaria dell’Europa come spazio di dialogo e convivenza. Partendo da una critica a ogni concezione “chiusa” dell’identità europea, sostenendo che la cittadinanza non può essere fondata esclusivamente sul sangue o sulla discendenza, e citando il giurista Luigi Ferrajoli e la sua idea di una Costituzione per la Terra, Ferrara ha sottolineato la necessità di una cittadinanza europea inserita in una più ampia prospettiva di cittadinanza universale. Un obiettivo raggiungibile se si supera l’immagine delle “radici” per adottare quella del “fiume”: un’identità che cambia, cresce e si trasforma senza perdere continuità. Una metafora che, per il diplomatico, descrive bene la natura dell’Europa, chiamata a tenere insieme le pluralità. In fondo, l’Europa «ha insegnato al mondo che i conflitti possono essere governati attraverso il diritto e il confronto politico». Ecco perché, in uno scenario segnato dal ritorno della forza delle armi, il Vecchio Continente dovrebbe distinguersi quale «forza gentile», capace di governare senza cedere alla logica della violenza.
Il lungo pomeriggio si è concluso con una preghiera ecumenica nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, apertasi con i saluti di monsignor Marco Gnavi, incaricato dell’Ufficio per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti della diocesi di Roma, e scandita dalle orazioni per la pace pregate da luterani, evangelici, metodisti, ortodossi e, ovviamente, cattolici.
11 maggio 2026
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