Lunedì 11 Maggio 2026 12:05
“Morta zia la casa è una mia”: la commedia irresistibile che conquista il Teatro Roma tra risate, colpi di scena e cinismo familiare
Teatro Roma Morta zia la casa è una mia Da un’idea di Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi Scritto da Gianni Quinto Regia: Marco Simeoli Luci e audio: Salvatore Campisi Con Valeria Monetti Maurizio Paniconi Alessandro Tirocchi Simone Giacinti Divertente, divertente e ancora divertente! Ricco di trovate e battute esilaranti, e di personaggi strampalati che arricchiscono [...]
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Da un’idea di Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi
Scritto da Gianni Quinto
Regia: Marco Simeoli
Luci e audio: Salvatore Campisi
- Valeria Monetti
- Maurizio Paniconi
- Alessandro Tirocchi
- Simone Giacinti
Divertente, divertente e ancora divertente! Ricco di trovate e battute esilaranti, e di personaggi strampalati che arricchiscono la storia dei protagonisti.
La zia zitella Olga viene a mancare alla prematura età di 90 anni. I quattro nipoti si riuniscono nella sua casa per capire, con il pretesto del funerale, come mettere le mani sul suo patrimonio. Una zia che conosceremo attraverso alcuni scritti che ha lasciato e alla testimonianza della sua voce fuori campo.
Inaspettata quanto spassosa l’entrata in sala dei nipoti addolorati… Ma è solo l’inizio, perché tutto lo spettacolo è un continuo parto di trovate esilaranti che portano il buon umore e danno vita a tante sane risate.

La veterana compagnia teatrale è formata da quattro artisti capaci ed affiatati che, in questa come in altre proposte, hanno dimostrato di saper intrattenere il pubblico e divertirlo dall’inizio alla fine, senza un cedimento, trovando anche uno spazio per commuovere o far riflettere.
Alla platea è riservata una serie di sorprese, graditi colpi di scena e tanti equivoci.
Ci ritroviamo nella casa dallo stile datato dell’anziana signora, ricostruita con una scenografia molto realistica. Carta da parati, arredi e accessori sono simpaticamente orrendi oltre che datati.
I quattro fratelli vi si ritrovano dopo anni in cui si erano persi di vista a causa di contrasti personali. Il funerale diventa subito una buona occasione per metterli a confronto e farli riflettere per tirare le somme sulla loro vita non del tutto riuscita.
Tutti hanno un piccolo scheletro nell’armadio e non sono adulti realizzati, sia nella vita che nel lavoro. Questa esperienza lascerà in loro un segno e gli darà anche l’opportunità di aprirsi al cambiamento. Ci riusciranno?
I nostri attori si cimenteranno in riusciti cambi di ruolo dando vita a macchiette esilaranti, come la badante strampalata della zia scomparsa; dal forte accento dell’Europa orientale, è impersonata divinamente da una strepitosa Valeria Monetti, che sfodera una comicità davvero divertente.




Oppure l’impresario delle pompe funebri impersonato da Simone Giacinti, uno sciacallo sarcastico, cinico e provocatorio oltre misura, ma anche schietto ed irriverentemente divertente con il suo forte accento pugliese.
Vestito in maniera eccentrica — il suo e gli altri costumi sono particolarmente iconici dei personaggi — ha una parrucca buffissima come ciliegina sulla torta. Un tipo originale ma anche capace di fornire critiche oggettive all’avarizia dei nipoti della defunta, che per raggiungere lo scopo di assumere l’incarico dell’onoranza funebre manifesta un approccio tutt’altro che professionale ma del tutto originale.
Il secondo atto si apre con un’altra sorpresa: l’arrivo di due comari amiche della zia dipartita. Sono interpretate in maniera spassosa da Maurizio Paniconi e Alessandro Tirocchi.



Tra tremori, vuoti di memoria ed esuberanze, anche loro sfoderano un’innumerevole panoplia di atteggiamenti estremamente comici.
Anche in loro troviamo un’aspra critica alle mancanze dei quattro fratelli nei confronti della zia, che seppur burbera ed intransigente, li ha cresciuti in assenza dei genitori.
La morale? Non si conosce fino in fondo una persona fino a quando non ci si ritrova a dover dividere un’eredità.
Tra vecchi rancori e conflitti familiari irrisolti, egoismi, fallimenti perdonati e sogni irrealizzati, la storia dei protagonisti, pur sviluppata in chiave comica ed ironica, evidenzia anche chiari tratti di cinismo.

Una commedia che riesce ad alleggerire il dramma della morte e dei conflitti familiari scaturiti dall’opportunità di un lascito per risolvere i problemi economici.
Questa “eredità” finisce per tramutarsi in un Deus ex machina che mette questi splendidi personaggi davanti a loro stessi e ai loro limiti, spingendoli a ritrovare qualcosa che non può essere comprato con il denaro: il valore dell’affetto familiare che fa da collante per trovare una strada da percorrere insieme.
Piacevole la scelta dei brani di sottofondo. Belli i costumi, la scenografia, il gioco di luci con gli effetti, strepitosi gli attori.
Un tocco di classe la regia di Marco Simeoli.
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