Martedì 12 Maggio 2026 09:05
La Sapienza si prepara ad accogliere il Papa


La rettrice Polimeni: «Il mondo accademico e il mondo religioso possono certamente condividere il terreno comune dell’investimento educativo, della centralità della persona, della costruzione di comunità aperte e responsabili»
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La Sapienza si prepara ad accogliere il Papa
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«Un momento di dialogo e di incontro, capace di rilanciare un messaggio comune e condiviso di pace e di speranza in un contesto globale sempre più segnato da conflitti, divisioni e violenze». Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza dal 2020, prima donna alla guida del più grande ateneo pubblico d’Europa, racconta così lo spirito con cui l’università si prepara alla visita di Ppapa Leone XIV, giovedì 14 maggio.
Rettrice, che significato ha questa visita per voi?
Le università hanno la responsabilità non soltanto di trasmettere conoscenze ma di educare alla comprensione della complessità, al dialogo, al confronto e alla costruzione di relazioni fondate sul rispetto reciproco. Papa Leone XIV incarna e testimonia questi valori, profondamente coerenti con la missione di una grande università pubblica, laica e generalista. Ci unisce la capacità di costruire ponti anche nei momenti segnati da tensioni, divisioni e conflitti. Il mondo accademico e il mondo religioso possono certamente condividere il terreno comune dell’investimento educativo, della centralità della persona, della costruzione di comunità aperte e responsabili. La conoscenza resta infatti una delle più grandi infrastrutture di pace di cui disponiamo.
Le università hanno la responsabilità non soltanto di trasmettere conoscenze ma di educare alla comprensione della complessità, al dialogo, al confronto e alla costruzione di relazioni fondate sul rispetto reciproco. Papa Leone XIV incarna e testimonia questi valori, profondamente coerenti con la missione di una grande università pubblica, laica e generalista. Ci unisce la capacità di costruire ponti anche nei momenti segnati da tensioni, divisioni e conflitti. Il mondo accademico e il mondo religioso possono certamente condividere il terreno comune dell’investimento educativo, della centralità della persona, della costruzione di comunità aperte e responsabili. La conoscenza resta infatti una delle più grandi infrastrutture di pace di cui disponiamo.
Quanto e come è sentito questo evento dalla vostra comunità?
La preparazione sta coinvolgendo attivamente l’intera comunità educante: vedo partecipazione, collaborazione e responsabilità comune. Siamo una comunità ampia, plurale ed eterogenea, dove convivono sensibilità, esperienze e fedi differenti. Questa è una ricchezza. Con la scelta organizzativa di consentire sia la partecipazione alla visita sia la piena prosecuzione delle attività didattiche, scientifiche e di studio, dimostriamo attenzione alle sensibilità e alle scelte di ciascuno. Io invito tutti a vivere questa visita come un’opportunità di ascolto, di crescita e di condivisione di un messaggio di pace e di speranza che appartiene a ciascuno di noi e, più in generale, a tutta l’umanità.
La preparazione sta coinvolgendo attivamente l’intera comunità educante: vedo partecipazione, collaborazione e responsabilità comune. Siamo una comunità ampia, plurale ed eterogenea, dove convivono sensibilità, esperienze e fedi differenti. Questa è una ricchezza. Con la scelta organizzativa di consentire sia la partecipazione alla visita sia la piena prosecuzione delle attività didattiche, scientifiche e di studio, dimostriamo attenzione alle sensibilità e alle scelte di ciascuno. Io invito tutti a vivere questa visita come un’opportunità di ascolto, di crescita e di condivisione di un messaggio di pace e di speranza che appartiene a ciascuno di noi e, più in generale, a tutta l’umanità.
Gli eventi del 2008, con la mancata visita di Benedetto XVI, quanto hanno pesato nel tempo trascorso da allora?
Sono ormai passati 18 anni. Da docente conservo un ricordo nitido di quell’episodio, che va letto nel contesto in cui è avvenuto e che fu doloroso per gran parte della nostra comunità. Ma in realtà il rapporto tra la Sapienza e la Santa Sede non si è mai interrotto. Ricordo con viva emozione l’incontro con Papa Francesco nel 2022, che sottolineava il nostro «antico e consolidato rapporto, nella distinzione e nella cooperazione». Negli anni e nei secoli questo è sempre stato un rapporto vivo.
Sono ormai passati 18 anni. Da docente conservo un ricordo nitido di quell’episodio, che va letto nel contesto in cui è avvenuto e che fu doloroso per gran parte della nostra comunità. Ma in realtà il rapporto tra la Sapienza e la Santa Sede non si è mai interrotto. Ricordo con viva emozione l’incontro con Papa Francesco nel 2022, che sottolineava il nostro «antico e consolidato rapporto, nella distinzione e nella cooperazione». Negli anni e nei secoli questo è sempre stato un rapporto vivo.
Che evoluzione avrà, dopo la visita del vescovo di Roma, il rapporto fra la Sapienza e la Chiesa di Roma?
È un rapporto che non potrà che rafforzarsi, una collaborazione che ha già prodotto risultati fruttuosi. Cito solo uno degli ultimi: l’accordo per far studiare alla Sapienza i giovani arrivati da Gaza e ospitati dalla diocesi, che desidero ringraziare per la collaborazione e la sensibilità dimostrate. Credo sia uno dei migliori esempi di collaborazione, attuato anche con la Comunità di Sant’Egidio.
È un rapporto che non potrà che rafforzarsi, una collaborazione che ha già prodotto risultati fruttuosi. Cito solo uno degli ultimi: l’accordo per far studiare alla Sapienza i giovani arrivati da Gaza e ospitati dalla diocesi, che desidero ringraziare per la collaborazione e la sensibilità dimostrate. Credo sia uno dei migliori esempi di collaborazione, attuato anche con la Comunità di Sant’Egidio.
Che cosa rappresenta la cappellania universitaria per la vostra comunità?
È uno dei luoghi vivi della Sapienza, uno spazio aperto a tutte e a tutti. È un ambiente che rappresenta un punto di riferimento importante soprattutto per tante e tanti studenti fuori sede, e che negli anni si sta rafforzando sempre più come spazio di dialogo e di confronto, dove liturgia, spiritualità, vita sociale, cultura e servizio si fondono a beneficio della comunità universitaria. Ma è anche un luogo che vuole progressivamente aprirsi a chi desidera viverlo non necessariamente soltanto nella sua dimensione spirituale, ma anche come luogo di studio, di incontro, di relazione e di conoscenza reciproca. Uno spazio nel quale poter incontrare nuove persone, condividere esperienze e sentirsi parte di una comunità.
È uno dei luoghi vivi della Sapienza, uno spazio aperto a tutte e a tutti. È un ambiente che rappresenta un punto di riferimento importante soprattutto per tante e tanti studenti fuori sede, e che negli anni si sta rafforzando sempre più come spazio di dialogo e di confronto, dove liturgia, spiritualità, vita sociale, cultura e servizio si fondono a beneficio della comunità universitaria. Ma è anche un luogo che vuole progressivamente aprirsi a chi desidera viverlo non necessariamente soltanto nella sua dimensione spirituale, ma anche come luogo di studio, di incontro, di relazione e di conoscenza reciproca. Uno spazio nel quale poter incontrare nuove persone, condividere esperienze e sentirsi parte di una comunità.
Quale immagine simbolo e quale eredità concreta si attende da questa visita?
Tutti i momenti della visita saranno significativi, ma immagino l’ingresso del Papa nel rettorato attraverso lo storico scalone monumentale (recentemente restaurato) come un momento dal forte valore simbolico. Se guardo al giorno dopo, credo che il vero elemento destinato a restare sarà soprattutto il messaggio stesso che il Santo Padre affiderà alla nostra comunità: un messaggio di pace, dialogo, comprensione reciproca e responsabilità collettiva che va ben oltre il momento della visita e che continuerà a interrogarci anche successivamente.
Tutti i momenti della visita saranno significativi, ma immagino l’ingresso del Papa nel rettorato attraverso lo storico scalone monumentale (recentemente restaurato) come un momento dal forte valore simbolico. Se guardo al giorno dopo, credo che il vero elemento destinato a restare sarà soprattutto il messaggio stesso che il Santo Padre affiderà alla nostra comunità: un messaggio di pace, dialogo, comprensione reciproca e responsabilità collettiva che va ben oltre il momento della visita e che continuerà a interrogarci anche successivamente.
12 maggio 2026
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