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Martedì 12 Maggio 2026 09:05

Infortuni e morti sul lavoro: Roma maglia nera



Se il Lazio, sulla base dei dati Inail, è al primo posto tra le regioni con gli aumenti percentuali più marcati, il dato più alto si registra nella Capitale. Cgil Roma e Lazio: «Su questa questione ci aspettiamo il massimo impegno, a cominciare dalla Regione»

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Aumentano nel Lazio e in particolare a Roma gli infortuni e le morti sul lavoro nei primi tre mesi del 2026. Sulla base dei dati Inail rilevati al 31 marzo, le denunce complessive passano dalle 10.244 del primo trimestre 2025 alle 11.189 del 2026, con un aumento del 9,2%. Tra le regioni con gli aumenti percentuali più marcati, il Lazio è al primo posto davanti a Sicilia, Valle d’Aosta e Campania. Crescono anche gli infortuni con esito mortale, che salgono da 15 a 19 e di questi, 16 nella provincia di Roma. Come denuncia la Cgil di Roma e del Lazio, l’aumento delle denunce riguarda tutte le province ma in valore assoluto il dato più alto si registra in quella di Roma, dove gli infortuni passano da 8.124 a 8.900. Incrementi significativi si registrano anche a Latina, da 791 a 888, a Viterbo, da 460 a 515, e a Rieti, da 292 a 308, mentre Frosinone resta sostanzialmente stabile, passando da 577 a 578 casi.

Le vittime sono sia lavoratrici che lavoratori e sempre in crescita: tra le donne le denunce passano, infatti, da 4.180 a 4.703; tra gli uomini da 6.064 a 6.486. E gli incrementi riguardano tutte le fasce d’età, da quelle più giovani a quelle più vicine alla pensione o già pensionati. In particolare crescono le denunce tra i 20 e i 24 anni – da 611 a 716 -, tra i 30 e i 34 anni – da 889 a 1.057 -, tra i 45 e i 49 anni – da 1.021 a 1.114 – e tra i 65 e i 69 anni – da 221 a 260 -. Ma è ancora più preoccupante la presenza anche di infortuni che colpiscono lavoratori over 75, che sono cresciuti dell’88%.

Per quanto riguarda i settori economici aumentano soprattutto gli infortuni in sanità e assistenza sociale, da 655 a 727, nel commercio, da 497 a 557, nelle costruzioni, da 445 a 504, e nelle attività artistiche, sportive e di intrattenimento, da 73 a 114. Solo nel mese di marzo 2026, rispetto all’anno precedente, nel settore delle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione si è registrato un incremento del 12,7% delle denunce di infortunio.

«Dietro ognuna di queste cifre c’è una persona a cui il lavoro ha causato dolore e sofferenza, anziché garantire la possibilità di realizzarsi e determinare il proprio futuro», denuncia il sindacato che fa un appello: «È una questione sulla quale ci aspettiamo il massimo impegno anche da parte delle istituzioni del territorio, a cominciare dalla Regione Lazio, a partire dal sistema degli appalti, in cui si verifica la maggioranza degli infortuni, e dalla prevenzione dei rischi causati dal caldo estremo per le lavoratrici e i lavoratori, in vista dell’estate». Nel lungo elenco degli “operaicidi” ricordiamo Erri Talone, 41 anni, sposato e padre di due bambine, la prima vittima sul lavoro del 2026 nel Lazio, morto il 13 gennaio a Colleferro, schiacciato da un trasformatore di 50 quintali, mentre operava lo spostamento con il muletto. Il 3 febbraio a Guidonia Montecelio Diego Palladino, 57 anni, muore travolto da materiale grezzo per la lavorazione del cemento. Il 5 marzo un operaio di 51 anni, Dorel Ciobanu, viene schiacciato da una pala meccanica in movimento all’interno di una cava a Riano.

Davvero, come ha denunciato il cardinale vicario Baldo Reina, a Roma c’è «tanto lavoro povero, un lavoro grigio che spesso è parente di lavoro nero, un lavoro che rende schiavi più che dare dignità. È un problema che ci sta a cuore». Lo ho sottolineato con forza Papa Leone, vescovo di Roma, lo scorso 18 dicembre parlando ai consulenti del lavoro. «Purtroppo, ancora oggi, sono troppi gli incidenti e le “morti bianche” che si consumano nei luoghi di lavoro. Quelli che dovrebbero essere sempre spazi di vita frequentemente si trasformano in luoghi di morte e di desolazione». E ha citato la drammatica denuncia di Papa Francesco: «La sicurezza sul lavoro è come l’aria che respiriamo: ci accorgiamo della sua importanza solo quando viene tragicamente a mancare, ed è sempre troppo tardi!».

12 maggio 2026

 

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