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Martedì 12 Maggio 2026 13:05

Zverev rimbalzato da Zuma è la cosa più romana successa agli Internazionali

La scena, ormai diventata virale grazie al videoracconto di Andrea Ruggieri  (giornalista ed ex deputato di Forza Italia) al podcast TennisTalker, ci ha sinceramente svoltato la giornata. È di quelle storie che fanno ridere moltissimo e riflettere malissimo: prendete Alexander Zverev – due metri d’altezza, numero 3 al mondo, uno dei volti più riconoscibili del […]

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La scena, ormai diventata virale grazie al videoracconto di Andrea Ruggieri  (giornalista ed ex deputato di Forza Italia) al podcast TennisTalker, ci ha sinceramente svoltato la giornata. È di quelle storie che fanno ridere moltissimo e riflettere malissimo: prendete Alexander Zverev – due metri d’altezza, numero 3 al mondo, uno dei volti più riconoscibili del tennis mondiale – che, non sapendo che fare in un lunedì sera romano che ha le sembianze di un episodio di The Walking Dead, si presenta da Zuma insieme al fratello Mischa e a un amico. Vuole bere qualcosa, mangiare, passare una serata tranquilla durante gli Internazionali ai quali – tra l’altro – giocherà oggi pomeriggio contro Darderi. Il ragazzo dello staff, al primo blocco, non lo riconosce e offre il miglior romanenglish del suo repertorio quando gli dice: “We are zorry, you cannot come in becauz you don’t have a reservetion”. Cosaaaaaaaa?

Per fortuna di lì passa proprio Ruggieri, che è l’unico a riconoscere il campione tedesco e a farlo entrare come “suo ospite”. Ma entrare da Zuma è più complesso di un livello di SQUID GAME, così la strana comitiva si ritrova al secondo checkpoint, dove quella che Ruggieri definisce una “squinzia” blocca non solo Zverev ma anche Ruggieri stesso, dicendogli che la sua prenotazione è per due: chi so’ sti tre crucchi imbucati? 

Ora, il punto non è tanto che un ristorante debba far entrare chiunque. Le prenotazioni esistono, i locali pieni anche, e non è un discorso di fare “l’eccezzione per la grande star”. È una questione di posizionamento: possibile che durante gli Internazionali d’Italia – il momento in cui Roma si sente capitale internazionale dello sport – uno dei locali che tiene di più all’immagine, alla selezione e all’essere “the place to be” non riconosca uno dei tre tennisti più famosi del pianeta?

Ed è qui che la storia smette di essere solo comica e diventa tremendamente romana.

Perché dentro questo episodio c’è tutta quella forma di provincialismo travestito da lusso che Roma ogni tanto sfoggia con grande sicurezza. Il racconto di Ruggieri funziona così bene proprio perché coglie un dettaglio molto vero: quella modalità di accoglienza un po’ caricaturale, fatta di hostess rigidissime, inglese con cadenza romana e atteggiamento da locale “iconico” che però, nel momento in cui arriva davvero un personaggio iconico, non sa minimamente gestirlo. Anzi, manco lo riconosce. Lo ripetiamo: “you cannot come in because you don’t have a reservation”. A Alexander Zverev. Durante gli Internazionali. A Roma. 

Ma il punto, alla fine, non è Zverev. Zverev è solo il malcapitato perfetto. Il punto è che Roma negli ultimi anni ha sviluppato la strana ossessione di sentirsi esclusiva senza aver mai davvero imparato a essere internazionale. Cioè: adoriamo i grandi eventi, i red carpet, i tennisti, le celebrity, i brand globali, i rooftop con la musica lounge e i camerieri che ti parlano in inglese pure se sei di Talenti. Ma la domanda è: Roma è davvero pronta ad accogliere eventi di questo livello? Perché il torneo ormai sì, è gigantesco. Il Foro Italico è pieno di star mondiali, il pubblico cresce ogni anno, gli sponsor pure (e anche il costo dei biglietti, diciamocelo). Ma cosa c’è fuori dal Foro? Che città trovano gli atleti quando escono la sera? 

Alla fine Zverev, raccontano tutti, è stato gentilissimo, educato, alla mano, quasi imbarazzato dall’accaduto. E forse è proprio questo che rende la scena ancora più tragicomica. Ed è buffo, perché in fondo siamo una città che sogna di essere Manhattan ma continua a funzionare come un matrimonio a Frosinone: se non conosci qualcuno all’ingresso, rischi di restare fuori.

“Che figura di me***”, direbbe qualcuno. 

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