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Mercoledì 13 Maggio 2026 09:05

59 giovani da Gaza all’Italia per frequentare l’università



4 studieranno alla Sapienza, 4 a Tor Vergata, gli altri in 19 atenei in tutto il Paese, grazie ai corridoi promossi dalla Conferenza dei rettori. Ad accoglierli, i ministri Tajani (Esteri) e Bernini (Università ). L'incontro con il Papa, il 14 maggio alla Sapienza

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Un sospiro di sollievo e una pallida scintillanegli occhi. Questo appare quando le porte del terminal T3 dell’aeroporto di Fiumicino si aprono, nel pomeriggio del 12 maggio: 59 volti giovani provati dal dolore e dall’orrore della guerra, a cui oggi, 13 maggio, se ne uniscono altri 13, in arrivo a Milano. Il volo è durato 4 ore, ma per gli universitari palestinesi arrivati da Gaza il viaggio verso l’Italia, dove frequenteranno corsi di laurea alla Sapienza di Roma, all’Università di Tor Vergata e in altri 19 atenei italiani, è iniziato con l’attraversamento del valico di Allenby in direzione Amman. Poi l’imbarco verso un futuro lontano dal frastuono delle bombe, grazie ai corridoi universitari “Iupals” (Italian universities for palestinian students), promossi dalla Conferenza dei rettori delle università italiane in collaborazione con il ministero degli Affari esteri e con quello dell’Università. Con loro salgono a 229 gli studenti evacuati da Gaza dal settembre 2025 grazie all’impegno dell’Italia.

Ad accoglierli, i ministri degli Esteri e dell’Università, rispettivamente il vicepremier Antonio Tajani e Anna Maria Bernini. Con loro don Gabriele Vecchione, cappellano della Sapienza, don Maurizio Mirilli, direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria della diocesi di Roma, e i rappresentanti dei 21 atenei coinvolti «Dear friends, welcome!», esclamano i rappresentanti del governo mentre gli applausi riempiono il cerimoniale di Stato. Due sorelle si riuniscono dopo un anno; marito e moglie, lui medico, lei farmacista, condividono la gioia di poter continuare la loro formazione. Alternando “ciao” e  “grazie”, in un italiano poco fluido e un fluente inglese, alcuni palestinesi raccontano ai cronisti le loro storie, spesso interrotti dalle lacrime. «Grazie della calda accoglienza», dice una delle ragazze, rivolta a don Vecchione.

«Sentire che sono ragazzi che rinascono a nuova vita ci spinge a fare tanto di più», sono le parole di Tajani. «Appena sarà possibile, il nostro impegno è tornare a Gaza per costruire lì una nuova università. Questa non è una diaspora di studenti palestinesi ma un modo per aiutarli a tornare nella loro terra», aggiunge Bernini. Per 4 di loro si apriranno i cancelli della Sapienza, dove studieranno grazie ad alcune borse di studio e a un accordo siglato tra l’università, la diocesi di Roma e la Comunità di Sant’Egidio. Le borse (per 16 studenti in tutto) garantiscono corsi in inglese e mensa; l’alloggio nelle residenze universitarie della diocesi di Roma fino al 31 marzo 2029 (con possibilità di proroga di un anno per la discussione della tesi di laurea) è contemplato nel
protocollo d’intesa siglato il 24 febbraio
, insieme ai corsi delle scuole di italiano della Comunità di Sant’Egidio. Altri 4 studieranno a Tor Vergata. Un’iniziativa, quella del protocollo, «pensata con alcuni professori», rivela don Gabriele Vecchione, e «subito condivisa e appoggiata dalla rettrice Antonella Polimeni e dal cardinale vicario Baldo Reina. Erano molto contenti e subito abbiamo iniziato a lavorare per aprire il varco». Per questi studenti che giungono da un contesto di guerra, la borsa «prevede che ci sia anche l’accesso gratuito al counseling psicologico offerto dall’ateneo – aggiunge il cappellano -. Inoltre, grazie al protocollo, alloggeranno nel Collegio internazionale Giovanni XXIII, dove potranno seguire un percorso di accompagnamento integrale».

Per Roma, questo gesto ha un grande valore, sottolinea il sacerdote: «Significa non rassegnarci a un mondo in cui gli innocenti diventano vittime. Mentre era in Africa, Papa Leone ha detto che il mondo è governato da pochi tiranni. Non sarebbe male se chi si occupa di educazione riuscisse a dar vita a un “esercito” di gente comune che si oppone a questa tirannia». Parole a cui fanno eco quelle di don Mirilli: «Per noi significa essere quella Chiesa chiamata ad aprire le braccia come il colonnato di San Pietro, per accogliere tutti coloro che chiedono un sostegno. È stata un’emozione grandissima vedere questi ragazzi: da un lato addolorati, dall’altro felicissimi di poter continuare i loro studi». E per i 4 giovani appena arrivati le novità non sono finite: «Se lo vorranno, incontreranno Leone XIV durante la sua visita alla Sapienza. Per loro è garantito un posto in prima fila in Aula Magna», conclude don Gabriele.

13 maggio 2026

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