Mercoledì 13 Maggio 2026 12:05
Le voci dei giovani universitari arrivati da Gaza a Roma


Atterrati a Fiumicino, studieranno in 21 atenei d'Italia, tra cui la Sapienza e Tor Vergata. «Questa evacuazione non è solo un’opportunità, per me: è una rinascita. Mi dà la possibilità di iniziare di nuovo a vivere dopo essermi sentita come morta»
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«Mi chiamo Naduda e ho 19 anni. Vengo da Gaza, sono originaria di Rafah, che è stata cancellata dalle mappe». Nadula è una dei
59 giovani arrivati in Italia ieri, 12 maggio, dalla Striscia
per poter completare gli studi in 21 atenei del Paese grazie ai corridoi universitari promossi dalla Conferenza dei rettori. «Ho lasciato Gaza senza una casa, senza un padre, e ho lasciato mia madre e le mie sorelle più piccole – racconta -. A Gaza abbiamo solo l’un l’altro, quindi lasciarle è stata la cosa più dura che io abbia mai fatto. Grazie all’Italia per darmi questa opportunità, per dare la speranza alla mia famiglia». La speranza è quella di poterli aiutare in futuro, di «tornare a Gaza per ricostruire la mia casa, rassicurare mia madre e le mie due sorelle piccole».Ad accomunare le loro testimonianze è il “grazie” alle città e alle università che li accolgono. Un sentimento che risuona anche nelle parole di un’altra ragazza, arrivata a ottobre per studiare alla Sapienza Finanza ed economia, arrivata ieri pomeriggio in aeroporto «per ringraziare l’Italia per gli studenti di Gaza che sono venuti qui per ricostruire il loro futuro e i loro studi». E alla gratitudine si aggiunge la felicità, per chi è riuscito ad arrivare in Italia «dopo mesi di attesa. È un momento emozionante per tutti noi e dobbiamo ricordare sempre che ci sono moltissimi studenti ancora bloccati lì a Gaza, che hanno bisogno del nostro aiuto adesso perché si sentono abbandonati e come se il mondo non stesse facendo nulla per loro», ricordano.
«Ero uno studente di medicina- Tutto è crollato nella mia vita il 17 maggio 2025, quando la mia casa è stata bombardata senza alcun avvertimento – sono le parole di un altro ragazzo -. Ho perso mio fratello e mia sorella, mio padre è rimasto ferito, io sono rimasto sotto le macerie per due ore. Questo è il giorno in cui mi sento in pace, il primo giorno da quando… lo sapete…». E la parola “guerra” non riesce nemmeno a pronunciarla. «Questa evacuazione non è solo un’opportunità, per me. È una rinascita. Sono rinata e ho ricevuto una nuova vita. Ho perso il mio lavoro, la mia casa e tutto il resto. Questa opportunità mi dà la possibilità di iniziare di nuovo a vivere dopo essermi sentita come morta», gli fa eco una studentessa.
Alcuni parlano a lungo. Altri racchiudono la loro storia in poche parole: «Siamo arrivati dai campi profughi e ora siamo in aule universitarie. Grazie mille Italia». Per tutti, il desiderio è quello di «ritornare dopo aver acquisito le conoscenze dall’esperienza in Italia». All’orizzonte, tante sfide, ma «questo è un grande supporto». Forte il dolore per aver lasciato le famiglie. «Mia mamma ora sta piangendo», dice qualcun altro. Oggi però «è come una nuova nascita, ci sentiamo come se oggi stessimo rinascendo. Siamo arrivati dal nostro Paese che è senza luce, senza elettricità, senza cibo, senza acqua, senza università, senza medicine. Vi promettiamo che sarete fieri di noi. Le ultime parole di mio padre per me sono state: “Vai e rendici orgogliosi, e fai di tutto perché siano orgogliose di te le persone che ti supportano e ti aiutano”». (ha collaborato Daniela Troiani)
13 maggio 2026
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