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Mercoledì 13 Maggio 2026 20:05

Parlamento in saldo: deputati scelti dai partiti, elettori spettatori

Centotrenta costituzionalisti lamentano che con la riforma troppi poteri andrebbero ai leader e i cittadini non avrebbero una scelta reale -

#il pungiglione
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Sono 130 i costituzionalisti che su Articolo 21 lanciano un allarme durissimo: la nuova legge elettorale in discussione alla Camera rischia di allontanare ancora di più i cittadini dalla politica e di piegare la Costituzione alle esigenze dei partiti di governo.

Tradotto dal “giuridichese”: secondo i professori, questa riforma trasformerebbe le elezioni in una sorta di televoto per scegliere un capo, senza rendere il Parlamento davvero rappresentativo.
Il primo problema riguarda il cosiddetto “premio di maggioranza”.
In pratica: chi vince potrebbe ottenere molti più seggi dei voti realmente presi. Semplice esempio: una coalizione col 35-40% dei voti potrebbe arrivare a controllare quasi il 60% del Parlamento.
Per i costituzionalisti un accadimento del genere sarebbe, esemplificando, come una partita di calcio in cui chi segnasse un solo gol partirebbe già da un 4-0 piuttosto che dal normale 1-0.

Secondo punto: le “liste bloccate”. Gli elettori non sceglierebbero i parlamentari. Li deciderebbero direttamente i capi partito. Il cittadino sarebbe in grado di votare solo il simbolo, ma i nomi sarebbero già tutti “prenotati dall’alto”. Inoltre, un candidato potrebbe presentarsi in cinque collegi diversi: una sorta di “candidatura multipla a strascico”.

Terzo nodo: “l’indicazione preventiva del futuro premier”.
Per i giuristi è un lampante modo indiretto per creare un “premierato” senza cambiare per davvero la Costituzione.
Oggi, infatti, il Presidente del Consiglio nasce dagli equilibri parlamentari e dalla scelta del Presidente della Repubblica, non da un’investitura personale stile sindaco o governatore.

I professori sostengono che il risultato finale se passasse la proposta di legge sarebbe devastante: meno scelta per gli elettori, più potere ai leader, Parlamento indebolito e cittadini sempre più spinti all’astensione.

Il messaggio finale è netto: “Non si può cambiare la legge elettorale all’ultimo minuto trasformando la democrazia rappresentativa in un sistema dove conta solo il capo politico di turno”. In altre parole: secondo i costituzionalisti, il rischio è quello di passare dalla Repubblica parlamentare alla “Repubblica del telecomando”, dove gli italiani premono un tasto, ma il palinsesto lo decidono altri. (Pier Francesco Corso)

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