Venerdì 15 Maggio 2026 08:05
Don Andrea Santoro, «un grande curatore di anime»


La comunità di Gesù di Nazareth, a Verderocca, ricorda il suo ex parroco, assassinato nel 2006 in Turchia. Don Pieroni: «Segno visibile ed efficace della presenza di Dio tra gli uomini»
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Un cammino iniziato insieme, tragicamente interrotto, ma che in realtà non si è mai fermato. È quello della parrocchia Gesù di Nazareth, nel quartiere Verderocca, che fu fondata nel 1981 da don Andrea Santoro, assassinato il 5 febbraio 2006 a Trabzon, l’antica Trebisonda, in Turchia, mentre pregava nella chiesa di Santa Maria, dove era parroco da tre anni. Nella serata di ieri, giovedì 14 maggio, la comunità parrocchiale ha voluto ricordarlo, continuando la sua storia di cammino, accoglienza e fraternità. Don Santoro, infatti, era noto per il suo impegno nel promuovere il dialogo tra cristianesimo e islam, lì nel cuore del Medio Oriente, dove lui stesso era voluto andare come «artigiano di pace e costruttore di ponti».
Quella di ieri sera è stata dunque un’occasione di ricordo, di preghiera «e di consapevolezza nel credere all’importanza di essere comunità, intesa come un itinerario, un percorso per arrivare a essere, come ci ha detto il Concilio, lumen gentium, dunque segno visibile ed efficace della presenza di Dio tra gli uomini, proprio come don Andrea ci ha dimostrato». Così ha spiegato don Fabio Pieroni, parroco a San Bernardo di Chiaravalle e collaboratore di don Santoro nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio. Per don Pieroni, infatti, «non bisogna concentrarsi tanto sul suo martirio, che è stato l’apice del suo ministero, ma sulla sorgente da dove i suoi insegnamenti ebbero inizio, appunto il senso di comunità, che è un bacino dove lo Spirito Santo rinnova tutti noi».
E la parrocchia, infatti, era sempre nel cuore di don Andrea. In quella di Gesù di Nazareth ha lasciato un ricordo indelebile, come ha ricordato il diacono Marcello Ciampi: «Era un grande curatore di anime ed è una forte emozione ricordarlo per chi, come me, lo ha conosciuto da bambino. Fu lui – ha raccontato – a celebrare il mio matrimonio e posso dire che è stato come un vero padre». Un padre per tutti, grazie alla sua «immensa capacità di prendersi cura di ognuno, personalmente e con profondità, tanto che quando è morto ci siamo resi conto, pur nella tristezza, che don Andrea aveva donato la sua vita per gli altri già qui a Roma. Ha rivoltato, in bene, la mia vita e quella di tanti altri come un calzino, e non potremo mai dirgli grazie abbastanza per questo».
Una gratitudine e una commozione accompagnata anche dal cardinale Enrico Feroci, storico e fraterno amico di don Andrea Santoro, presente al momento di ricordo e preghiera, volutamente in disparte. Fu proprio lui, pochi giorni prima del tragico omicidio, che lo accompagnò all’aeroporto di Fiumicino, in partenza per Trabzon, lì dove poi morì ma dove «aveva compreso la grande importanza della Chiesa in Medio Oriente, che chiamava “la nostra madre”», come Feroci ha più volte ricordato.
15 maggio 2026
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