Lunedì 18 Maggio 2026 17:05
Le proposte dell’Anm: riscrivere le leggi, più soldi, meno carcere
Come gli arbitri del calcio, le toghe vogliono spiegare le sentenze al popolo - E addio alla separazione dei poteri -
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L’ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati, il sindacato-associazione che rappresenta molti magistrati italiani, ringrazia il popolo italiano per la fiducia ricevuta al recente Referendum. Poi, dopo aver contato le schede del NO, inizia a contare pure le riforme. La magistratura associata non si limita più a giudicare le leggi, ora suggerisce anche come scriverle, correggerle e amministrarle.
Un tempo c’era Montesquieu, il noto filosofo, giurista e scrittore francese del Settecento, con la sua teoria sulla separazione dei poteri. Quella teoria secondo cui legislativo, esecutivo e giudiziario dovevano restare distinti per evitare invasioni di campo. Oggi, invece, pare affacciarsi il “potere a geometria variabile”, una sorta di “3×2 istituzionale”, battuta che costruita sul linguaggio delle offerte dei supermercati significherebbe prendi 3 paghi 2: il Parlamento fa le leggi, il Governo le applica e la Magistratura sembra voler suggerire pure come riscriverle.
Nel documento approvato dall’Assemblea dei magistrati associati, si passa con agilità dalla morale pubblica alla gestione stipendi.
Prima missione: combattere il carrierismo nelle procure e al CSM, ovviamente tramite nuove regole decise da chi fa già carriera lì.
Poi arriva la crociata per la trasparenza totale e meritocratica,
purché il merito continui ad essere certificato dalle correnti.
L’ANM vuole pure riformare la Scuola della Magistratura, quasi fosse un ministero dell’Istruzione con codici e sentenze. Si invocano più investimenti, più personale e più funzionari, perché la giustizia lenta costa,ma quella rapida evidentemente pure.
Prima missione: combattere il carrierismo nelle procure e al CSM, ovviamente tramite nuove regole decise da chi fa già carriera lì.
Poi arriva la crociata per la trasparenza totale e meritocratica,
purché il merito continui ad essere certificato dalle correnti.
L’ANM vuole pure riformare la Scuola della Magistratura, quasi fosse un ministero dell’Istruzione con codici e sentenze. Si invocano più investimenti, più personale e più funzionari, perché la giustizia lenta costa,ma quella rapida evidentemente pure.
L’ANM si sofferma poi sul Capitolo Intelligenza Artificiale: software ministeriali bocciati, perché tra blocchi, errori e rallentamenti telematici i magistrati denunciano programmi così confusi e inefficienti da sembrare “meno affidabili” perfino delle persone processate nei tribunali. Non manca nell’approfondita analisi compiuta dall’Associazione il grande classico della politica contemporanea: commissioni permanenti, tavoli stabili e organismi di supporto. In pratica, se manca la giustizia veloce, abbondano le riunioni.
Sul fronte comunicazione, poi, l’ANM vuole parlare ai cittadini, spiegando sentenze e processi con linguaggio semplice e accessibile. Tradotto: non più soltanto conferenze stampa e comunicati ufficiali spiegando sentenze e processi con linguaggio semplice e accessibile, ma anche una Magistratura divulgatore pubblico permanente che con la produzione di video-guida tipici informativi su Internet, provasse a diventare una sorta di stabile canale istituzionale educativo.
Previsti anche progetti nelle scuole, nelle università e carceri,
con la toga sempre più simile a una cattedra itinerante civica.
Poi la svolta sociale: meno carcere, più misure alternative,
perché il sovraffollamento penitenziario ormai non entra più nemmeno nei comunicati mediatici. E naturalmente compare anche la tutela dei magistrati stessi, con la richiesta di abolire il taglio dello stipendio durante la malattia. Insomma, meno galera per i detenuti e stipendio pieno ai giudici.
con la toga sempre più simile a una cattedra itinerante civica.
Poi la svolta sociale: meno carcere, più misure alternative,
perché il sovraffollamento penitenziario ormai non entra più nemmeno nei comunicati mediatici. E naturalmente compare anche la tutela dei magistrati stessi, con la richiesta di abolire il taglio dello stipendio durante la malattia. Insomma, meno galera per i detenuti e stipendio pieno ai giudici.
Un documento che sembra scritto metà da un sindacato, metà da un partito e metà ancora da un ufficio legislativo. Tre metà, del resto, sono impossibili perfino in matematica, ma in certi palazzi istituzionali i ruoli sembrano allargarsi senza confini.
Alla fine la sensazione è chiara e perfino un po’ comica: la magistratura non vuole solo applicare le norme del Parlamento,
ma anche suggerire agenda, piani industriali e filosofia pubblica.
A questo punto il confine appare sempre più sottile: non solo giudici chiamati ad applicare le leggi, ma toghe che indicano al Parlamento come scriverle. Alla fine resta una sensazione difficile da ignorare: non più soltanto magistrati chiamati ad applicare le leggi, ma una magistratura associata che sembra voler orientare politica, carceri, tecnologia, comunicazione e perfino l’agenda del Parlamento. Una toga sempre meno spettatrice del potere e sempre più vogliosa di protagonismo nel palcoscenico istituzionale. (Pier Francesco Corso)
ma anche suggerire agenda, piani industriali e filosofia pubblica.
A questo punto il confine appare sempre più sottile: non solo giudici chiamati ad applicare le leggi, ma toghe che indicano al Parlamento come scriverle. Alla fine resta una sensazione difficile da ignorare: non più soltanto magistrati chiamati ad applicare le leggi, ma una magistratura associata che sembra voler orientare politica, carceri, tecnologia, comunicazione e perfino l’agenda del Parlamento. Una toga sempre meno spettatrice del potere e sempre più vogliosa di protagonismo nel palcoscenico istituzionale. (Pier Francesco Corso)
