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Martedì 19 Maggio 2026 11:05

Il presidente dei vescovi ad Acs: «Cuba sta soffrendo



Gonzalez Amador, presidente dei vescovi cubani, racconta alla fondazione pontificia «il momento più triste e più difficile nella storia del mio popolo». E lancia l'appello: «Ogni aiuto conta»

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«Cuba sta soffrendo». A raccontarlo alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) è il vescovo di Santa Clara Arturo Gonzalez Amador, presidente della Conferenza episcopale cubana. «Questo – aggiunge – è il momento più triste e più difficile che io ricordi nella storia del mio popolo. Tutto è una lotta per sopravvivere. Il presente è insicuro e il futuro è completamente sconosciuto. Ogni giorno che passa avvertiamo che vivere diventa più difficile, soprattutto per i poveri, gli anziani che vivono soli, i pensionati e le madri sole».

Una disperazione con la quale si confrontano ogni giorni quanti operano nelle parrocchie. «Ci sono persone che vengono da noi e ci dicono di non mangiare da giorni e di non sapere a chi rivolgersi per ricevere aiuto – sono ancora le parole del vescovo -. Il cibo non può essere conservato a causa della mancanza di elettricità e recentemente abbiamo visto persone accasciarsi durante le celebrazioni perché non avevano mangiato».

Preoccupa anche la situazione sanitaria. «Alcuni importanti ospedali hanno smesso di effettuare interventi chirurgici perché non hanno acqua, per non parlare della strumentazione chirurgica», riferisce Gonzalez. Molte famiglie cercano di procurarsi autonomamente, anche da parenti all’estero, le forniture mediche di base per poter ricevere assistenza. Un clima di ansia sociale e psicologica che impatta sulla popolazione. «Parlando con le persone si percepiscono tristezza, disperazione e incertezza», rileva il presidente dei vescovi, che parla anche del «grande timore per un possibile conflitto militare con gli Stati Uniti. Nel mondo moderno – riflette – esistono molti modi per diffondere paura e guerra tra le nazioni». Ancora, mette in guardia dall’aumento della depressione, delle dipendenze e dall’impatto dell’emigrazione di massa. «Chiunque sia in grado di andarsene lo sta facendo. Ci stiamo ritrovando con un Paese di anziani senza risorse e con pensioni minime», riferisce ad Acs.

In questa situazione, crescono nel Paese anche la violenza e l’insicurezza: «Molte case sono state violate e derubate, e questo contribuisce a creare un sentimento di grande vulnerabilità». E la mancanza di sicurezza e la crisi energetica, che ha lasciato molte regioni con appena tre ore di elettricità al giorno, incidono anche sulla pratica religiosa. Quasi impossibile ormai l’adorazione notturna e in alcuni  luoghi anche la Veglia pasquale è stata celebrata durante il giorno perché i blackout, la criminalità e la violenza rendono pericoloso uscire di notte. Tuttavia, religiosi, sacerdoti e laici lavorano continuamente insieme per aiutare coloro che soffrono di più.

«Il compito della Chiesa è mantenere vivo lo spirito e portare speranza dove non ce n’è, ascoltare e accompagnare», afferma Gonzalez, aggiungendo che «molti fedeli stanno dando vita a iniziative per aiutare coloro che si trovano in situazioni di maggiore bisogno. Tra queste, piccole mense e la consegna di cibo a persone con disabilità o costrette a letto. Riescono a ricavare cibo e risorse dal nulla. La Chiesa condivide ciò che ha – aggiunge -. Questo mostra ciò che la Provvidenza di Dio e la carità cristiana possono realizzare».

Difficile, nell’analisi del presule, anche la «sopravvivenza pastorale. I prezzi – informa – sono aumentati di cinque volte e spesso non riusciamo nemmeno a spostarci per celebrare la Messa nelle zone più rurali, come facevamo prima». Di qui l’appello a «non dimenticare Cuba. Non possiamo risolvere tutto, ma ogni aiuto conta. Il popolo di Cuba sta soffrendo, e la Chiesa è parte di questo popolo».

19 maggio 2026

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