Martedì 19 Maggio 2026 11:05
Hantavirus, Ciccozzi: «Nessun allarmismo»


L'epidemiologo fa chiarezza sul virus trasmesso dai roditori, dopo il focolaio sulla nave da crociera a bordo della quale è morto il paziente zero. «Più un virus è letale e pericoloso come lo è hantavirus meno diffonde. Vale anche per l'ebola»
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Di hantavirus, il virus trasmesso dai roditori, e del focolaio verificatosi sulla nave da crociera a bordo della quale l’11 aprile è morto il paziente zero, si parlerà al massimo «per altre due settimane ancora», ossia fino a quando «sarà superato il tempo di incubazione». A rassicurare, spiegando che «i giorni cruciali sono le prime 3 settimane, mentre da lì in avanti la probabilità di diffusione si fa sempre più bassa», e chiarendo come si tratti di «tutta un’altra situazione rispetto al coronavirus», è Massimo Ciccozzi, ordinario di Statistica medica ed epidemiologica molecolare all’Università Campus Bio-Medico di Roma, che con il virologo Arnaldo Caruso, ordinario di microbiologia clinica all’Università di Brescia, ha identificato la variante italiana del Covid-19.
Professore, dunque nessun allarmismo?
Esatto. L’allarmismo è ingiustificato: non c’è rischio pandemia. Come tutti i virus, anche questo sta facendo le sue mutazioni, ma niente a che vedere con le varianti del Covid. Nel caso specifico, sappiamo che Andes virus è l’unico hantavirus che si possa trasmettere da persona a persona.
Esatto. L’allarmismo è ingiustificato: non c’è rischio pandemia. Come tutti i virus, anche questo sta facendo le sue mutazioni, ma niente a che vedere con le varianti del Covid. Nel caso specifico, sappiamo che Andes virus è l’unico hantavirus che si possa trasmettere da persona a persona.
Come ci si ammala?
Il virus era la malattia degli agricoltori che rovistando i fienili facevano aerosol e inalavano le feci essiccate dei roditori. In altri casi posso infettarmi se c’è incontro ravvicinato con l’animale. Da uomo a uomo, invece, contraggono il virus attraverso la saliva o anche per via respiratoria ma è necessario un contatto stretto e prolungato, per il contagio. Abbiamo realizzato 4 lavori scientifici su hantavirus e possiamo dire che lo abbiamo “rivoltato come un calzino”, cioè lo conosciamo bene. Dunque posso dire che per via respiratoria non è così semplice ammalarsi.
Il virus era la malattia degli agricoltori che rovistando i fienili facevano aerosol e inalavano le feci essiccate dei roditori. In altri casi posso infettarmi se c’è incontro ravvicinato con l’animale. Da uomo a uomo, invece, contraggono il virus attraverso la saliva o anche per via respiratoria ma è necessario un contatto stretto e prolungato, per il contagio. Abbiamo realizzato 4 lavori scientifici su hantavirus e possiamo dire che lo abbiamo “rivoltato come un calzino”, cioè lo conosciamo bene. Dunque posso dire che per via respiratoria non è così semplice ammalarsi.
Ma allora che cosa è successo sulla nave MV Hondius?
L’errore è stato che quella nave non doveva fare sbarcare quei passeggeri a Sant’Elena. Bisognava isolare il malato e quarantenare tutti i contatti: da una parte quelli più stretti, da un’altra quelli meno stretti. Poi bisognava avvisare la Capitaneria e andare in quarantena. Diciamo che si è agito con superficialità.
L’errore è stato che quella nave non doveva fare sbarcare quei passeggeri a Sant’Elena. Bisognava isolare il malato e quarantenare tutti i contatti: da una parte quelli più stretti, da un’altra quelli meno stretti. Poi bisognava avvisare la Capitaneria e andare in quarantena. Diciamo che si è agito con superficialità.
Dopo il Covid, cioè, sarebbero necessarie maggiori accortezze in ambiti di così grande aggregazione come lo è una nave da crociera, potenzialmente predisposta alla diffusione di virus e a facili contagi?
Le navi da crociera muovono migliaia di persone e sarebbe quindi auspicabile che ci fosse un piano epidemico e in generale che ci fossero delle norme relative a situazioni come quella che si è verificata. Mi chiedo se delle regole ci siano e, se non ci sono, questa è l’occasione per pensare di stabilirle.
Le navi da crociera muovono migliaia di persone e sarebbe quindi auspicabile che ci fosse un piano epidemico e in generale che ci fossero delle norme relative a situazioni come quella che si è verificata. Mi chiedo se delle regole ci siano e, se non ci sono, questa è l’occasione per pensare di stabilirle.
Alle porte dell’estate, sicuramente molte persone sono preoccupate e anche in giro in città in tanti sono tornati ad indossare le mascherine.
Partiamo da una considerazione che fa da regola: più un virus è letale e pericoloso come lo è hantavirus meno diffonde; al contrario, meno è pericoloso e potenzialmente letale e più diffonde. Quanto alle mascherine, se sono utilizzate per le malattie simil-influenzali, ora definite malattie respiratorie acute, possono essere utili perché, come sappiamo, il Covid è ormai endemico, cioè circola stabilmente. Se, invece, si mettono per la paura di contagiarsi per l’hantavirus, direi che sono inutili.
Partiamo da una considerazione che fa da regola: più un virus è letale e pericoloso come lo è hantavirus meno diffonde; al contrario, meno è pericoloso e potenzialmente letale e più diffonde. Quanto alle mascherine, se sono utilizzate per le malattie simil-influenzali, ora definite malattie respiratorie acute, possono essere utili perché, come sappiamo, il Covid è ormai endemico, cioè circola stabilmente. Se, invece, si mettono per la paura di contagiarsi per l’hantavirus, direi che sono inutili.
Negli scorsi giorni l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’emergenza internazionale per un ceppo di ebola.
Vale anche per l’ebola, che ha un tasso di mortalità oltre il 60%, la regola della scarsa diffusione quando un virus è molto letale. Difficilmente esce dal Paese di origine, in particolare Congo e Uganda. L’ebola si trasmette con il sudore della pelle o toccando una persona infetta. Quello che va fatto in questi casi è un cordone epidemiologico, con la predisposizione di garanzie agli aeroporti e nei luoghi di scambio e viaggio da e per i Paesi a rischio contagio. Deve esserci un avviso chiaro: se esci dal Paese devi essere tracciato; se entri, devi essere adeguatamente avvisato. Voglio dire che se il Covid ci ha insegnato qualcosa è che oramai dobbiamo ragionare in maniera globale cioè in termini di sanità globale.
Vale anche per l’ebola, che ha un tasso di mortalità oltre il 60%, la regola della scarsa diffusione quando un virus è molto letale. Difficilmente esce dal Paese di origine, in particolare Congo e Uganda. L’ebola si trasmette con il sudore della pelle o toccando una persona infetta. Quello che va fatto in questi casi è un cordone epidemiologico, con la predisposizione di garanzie agli aeroporti e nei luoghi di scambio e viaggio da e per i Paesi a rischio contagio. Deve esserci un avviso chiaro: se esci dal Paese devi essere tracciato; se entri, devi essere adeguatamente avvisato. Voglio dire che se il Covid ci ha insegnato qualcosa è che oramai dobbiamo ragionare in maniera globale cioè in termini di sanità globale.
19 maggio 2026
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