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Martedì 19 Maggio 2026 11:05

Parolin: «La pace è l’identità propria del Risorto»



Il cardinale segretario di Stato vaticano ha guidato le 118 comunità etniche cattoliche di Roma riunite a Santa Maria degli Angeli per la preghiera del Rosario. I misteri recitati in 10 lingue diverse

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Più di 600 persone di provenienza, lingua e cultura diverse, accomunate da un unico gesto e una sola intenzione: sgranare lentamente i grani del Rosario per implorare il dono della pace nel mondo. Domenica 17 maggio, solennità dell’Ascensione, nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a piazza della Repubblica, la preghiera, promossa dall’equipe pastorale Migrantes della diocesi di Roma e presieduta dal cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, ha riunito quasi tutte le 118 comunità etniche cattoliche della Capitale. Cinquanta i sacerdoti presenti, molti dei quali cappellani delle comunità che vivono nella Città Eterna. Le navate della chiesa barocca si sono colorate di bandiere di decine di nazioni, dall’Ucraina al Guatemala, dal Brasile alla Bolivia. Tra i banchi, molti fedeli con gli abiti tipici dei loro Paesi. La liturgia è stata introdotta dal coro dei bambini ucraini, mentre i cinque misteri della Gloria sono stati recitati in dieci lingue diverse. Dopo ogni decina è stato intonato un canto da fedeli filippini, nigeriani, congolesi, malgasci e latinoamericani.

«La pace – ha affermato Parolin – si realizza quando consegniamo integralmente pensiero e azione, segnati dal trauma del nostro limite, nelle mani del Risorto perché Lui imprima in noi una visione nuova e un rinnovato percorso di vita. Drammi, fatiche, angosce e contraddizioni deposte innanzi al Signore della vita, affinché Egli liberi in noi uno stile nuovo, segnato dalla consapevolezza del nostro destino eterno. La pace si realizza quando incontriamo Gesù, il vivente, e scopriamo di essere eterni, per dono suo: tesori preziosi e unici custoditi per sempre da Lui».

Meditando il terzo mistero glorioso, il porporato ha sottolineato che «la pace è frutto efficace della Pasqua. Essa, per il cristiano, non è in primo luogo il risultato riparatore di un conflitto o la conseguenza di un accordo che concilia parti in opposizione. Per i credenti, Gesù risorto è vera pace donata. La pace è l’identità propria del Risorto: essa viene da questi condivisa all’umanità che accoglie Lui. Il contenuto della pace di Gesù va ben oltre la composizione delle discordie o la coabitazione di differenze regolata da accordi tra le parti. La pace del Risorto è la somma delle benedizioni divine donate all’umanità. Essa è armonia tra le cose, nelle relazioni interpersonali, con il creato e con Dio».

Per don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi e parroco di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, il momento di preghiera è stato «un segno di universalità» vissuto in un «clima intenso e anche carico di grande emozione». Al Rosario per la pace, infatti, hanno partecipato tanti fedeli le cui famiglie vivono in contesti di guerra. «Molte persone erano commosse – prosegue -. Vivono giornate cariche di sofferenza e di preoccupazione per i propri familiari all’estero. Al termine della preghiera tanti hanno raccontato il proprio dolore al cardinale, che per quasi un’ora e mezza si è intrattenuto ad ascoltare».

Don Mario Marcelo Prada Robles, sacerdote boliviano da un anno referente per la cura pastorale del centro latinoamericano di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ha «respirato la pace». Pensa che «se il mondo avesse visto ciò che è accaduto durante la preghiera, sarebbe stato testimone della possibilità reale della pace in mezzo a tanta diversità, sempre come dono del Signore». Prima di arrivare a Roma non aveva «consapevolezza profonda della pastorale migrante», né aveva «esperienza di una comunità migrante così varia come la romana». Il Rosario per la pace lo ha aiutato a comprendere quanto questa sia «un segno vivo dell’universalità della missione della Chiesa».

19 maggio 2026

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