Servizi > Feed-O-Matic > 722941 🔗

Martedì 19 Maggio 2026 12:05

Le grandi città e i “luoghi che contano” per i bambini



La nuova ricerca di Save the Children: nei Comuni capoluogo delle città metropolitane 1 minore su 10 vive in un'area di disagio socioeconomico, con il 42,3% delle famiglie in povertà relativa

L'articolo
Le grandi città e i “luoghi che contano” per i bambini
proviene da
RomaSette
.

#in italia #biennale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza #daniela fatarella #i luoghi che contano #impossibile #periferie #raffaela milano #save the children #vetrina
leggi la notizia su RomaSette





Nelle grandi città basta passare da un quartiere all’altro per sperimentare differenze che lasciano il segno. In particolare, bambini, bambine e adolescenti che vivono nelle aree vulnerabili sono più esposti al rischio di povertà e di dispersione scolastica e hanno minori opportunità di accesso a spazi verdi e servizi ricreativi, con conseguenze significative sulle loro possibilità di futuro. Lo rileva Save the Children nella ricerca “
I luoghi che contano
”, pubblicata oggi, 19 maggio. Uno studio che, attraverso l’unione di dati oggettivi e testimonianze dirette, approfondisce limiti e risorse dei contesti di crescita, evidenziando le disuguaglianze che segnano molti quartieri periferici e individuando le principali aree su cui intervenire. Insieme ai numeri, infatti, la ricerca propone una riflessione sull’importanza di costruire politiche urbane integrate e istituire presìdi socio-educativi nelle aree più vulnerabili delle città, per garantire un ecosistema di servizi e opportunità – sociali, educative, sanitarie, culturali, ambientali e sportive – a favore del benessere e dei diritti delle nuove generazioni.

In concreto, nei Comuni capoluogo delle 14 città metropolitane italiane un minore su dieci (il 10,3%, pari a circa 142mila minorenni) vive in un’area di disagio socioeconomico urbano (ADU). In queste aree – 158 in totale, individuate da Istat – il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa. Il 15,4% di studentesse e studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado (più di uno su sette) ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno scolastico, una percentuale doppia rispetto alla media del 7,6% dei Comuni delle città metropolitane; il 20,8% di chi frequenta l’ultimo anno delle medie è a rischio dispersione implicita (10 punti percentuali in più della media dei comuni dell’11%); più di un 15-29enne su 3 (35,6%) non studia e non lavora, rispetto al 22,9% della media dei Comuni (+12,7 punti percentuali).

Condizioni di fragilità evidenziate dall’analisi dei dati ufficiali, ma confermate anche da un’indagine campionaria inedita dell’organizzazione, secondo la quale al 16,7% di studentesse e studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di primo grado all’interno o in prossimità delle aree vulnerabili nelle grandi città è capitato di «non disporre del materiale scolastico necessario a inizio anno» e al 17,3% di «non partecipare a una gita scolastica per motivi economici». A pesare, nell’analisi di Save the Children, è «lo stigma che avvertono: quasi la metà degli studenti delle periferie vulnerabili (49,1%) ritiene che il proprio quartiere sia giudicato negativamente dagli altri, contro il 29,5% dei ragazzi delle altre aree. Chi vive ai margini sperimenta anche una maggiore percezione di pericolo: solo una ragazza su due (51,9%) si sente al sicuro, contro il 75% delle studentesse di aree meno marginali». I ragazzi che frequentano scuole in zone fragili dichiarano di sentirsi felici (78,4%) e liberi (75,3%) e mostrano un senso di «appartenenza forte nei confronti del proprio quartiere, facendo anche proposte chiare per migliorarlo».

Lo spiega Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children. «Centoquarantaduemila bambine, bambini e adolescenti in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città, dove spesso sono costretti a confrontarsi con gravi disuguaglianze socioeconomiche e territoriali – afferma -. Per questo abbiamo voluto dedicare “Impossibile”, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, al tema delle periferie: è proprio da questi luoghi che occorre partire per ridefinire le priorità politiche, perché un Paese in cui il destino di una bambina o di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un Paese che non investe sul proprio futuro».

La ricerca e le proposte dell’organizzazione rappresenteranno il cuore di “Impossibile”, che si svolgerà il 21 maggio a Roma, a partire dalle 9 all’Acquario Romano. «Questa ricerca è stata un lavoro corale, nata dal presupposto di non poter parlare di “periferie” senza il coinvolgimento attivo di ragazzi e ragazze che le vivono – riferisce Raffaela Milano, direttrice Ricerche di Save the Children -. Anche se segnato dalla povertà, il proprio quartiere per gli adolescenti è uno spazio ricco di senso e di legami, un luogo che conta. È proprio in virtù di questo legame che provano rabbia e frustrazione quando lo vedono abbandonato».

19 maggio 2026

L'articolo
Le grandi città e i “luoghi che contano” per i bambini
proviene da
RomaSette
.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l’esperienza dell’utente. Si prega di leggere l'informativa sulla privacy. Chiudendo questo banner si accettano le condizioni sulla privacy e si acconsente all’utilizzo dei cookie.
CHIUDI