Mercoledì 20 Maggio 2026 10:05
Dalla chiusura del Trenino Giallo ATAC ci guadagna due volte
Più si analizza la chiusura del treno-tram Termini-Centocelle, il cosiddetto trenino giallo, più emergono aspetti che ci lasciano francamente allibiti. L’articolo che abbiamo pubblicato ieri smonta le supposte “motivazioni tecniche” che avrebbero portato alla chiusura della linea. Molti ci hanno chiesto però: “ma se non c’è un motivo tecnico, qual è il movente? Perché chiudere la linea?” La ragione è molto semplice: ATAC dalla chiusura ci guadagna due volte. È l’effetto del combinato disposto degli articoli 6 e 12 del contratto di servizio tra ATAC e Roma Capitale, subentrata nelle obbligazioni contrattuali alla Regione Lazio in conseguenza della Legge Regionale 14/2021 e della D.G.R. 886/2021. Primo guadagno: ATAC viene pagata anche per i tram che non circolano L’articolo 12, comma 2, del contratto di servizio, regola la cosiddetta “produzione non effettuata per cause esogene”. Il testo prevede che: “per la produzione non effettuata per cause esogene di cui all’art. 6 comma 1, lettere b) e c), sarà riconosciuto il 100% del corrispettivo km unitario corrispondente per i primi 3 mesi dall’emanazione della norma e/o della prescrizione ANSF (oggi ansfisa ndr.), decorsi i quali sarà riconosciuto il 50% del corrispettivo km unitario corrispondente.” Tradotto: se la Termini-Centocelle viene sospesa per disposizione delle autorità competenti, ATAC continua comunque a ricevere il corrispettivo per i chilometri di servizio tramviario non effettuati. Peccato che non esista nessuna prescrizione ANSFISA in senso proprio, come invece sostenuto da alcuni, ma invece esista una semplice relazione della Commissione Tecnica d’Inchiesta, basata su presupposti che invece proprio non tengono conto della normativa ANSFISA in vigore, come abbiamo avuto modo di rappresentare. Per i primi tre mesi, addirittura al 100%, ATAC riceve il corrispettivo come se il servizio fosse regolarmente svolto. Successivamente, il riconoscimento economico prosegue al 50%. Un meccanismo pensato probabilmente per tutelare il gestore da interruzioni non dipendenti dalla propria volontà, e dipendenti invece da carenze del proprietario dell’infrastruttura, ovvero Roma Capitale, ma che di fatto impedisce qualsiasi perdita immediata di ricavi per effetto della sospensione. Precisiamo, peraltro, che ai sensi dell’art. 6 comma 1, lettera b) del contratto, la sospensione può avvenire anche “per motivi attinenti alla sicurezza dell’esercizio, previa attestazione del Direttore d’Esercizio” ma, come abbiamo avuto modo di leggere nelle carte, ATAC nel rappresentare la sospensione al Comune richiama presunti provvedimenti delle “autorità di settore”, ovvero ANSFISA, che tuttavia non risultano agli atti. Secondo guadagno: il servizio sostitutivo viene pagato a parte e in aggiunta Non finisce qui. L’articolo 7, comma 3 dello stesso contratto stabilisce infatti che: “In caso di interruzione temporanea dei servizi, comprese quelle imputabili a cause esogene di cui all’art. 6, è compito di ATAC disporre adeguati servizi sostitutivi (…) In caso di servizio sostitutivo effettuato con autobus, la Regione Lazio (oggi Roma Capitale ndr.) riconosce al gestore un corrispettivo pari a 3,50 euro*chilometro.” Questo significa che ATAC riceve un ulteriore contributo di 3,50€ per ogni chilometro percorso dagli autobus sostitutivi attivati al posto del trenino. Supponendo che Roma Capitale abbia preferito incardinare questi servizi sull’altro contratto in essere, quello relativo a tutti i servizi bus comunali in carico ad ATAC, il corrispettivo sale a 3,54€*chilometro. In sostanza l’azienda: continua a incassare (in tutto o in parte) i corrispettivi del servizio tramviario sospeso; incassa anche il corrispettivo del servizio bus che sostituisce quel servizio. Un doppio flusso economico che, almeno sulla carta, configura un vantaggio evidente per il gestore. Il paradosso del “guadagno sull’interruzione” Naturalmente, ATAC sostiene anche costi per il servizio sostitutivo: carburante, personale, manutenzione dei mezzi, ma nulla a che vedere con il doppio guadagno. La vicenda della Termini-Centocelle solleva dunque una questione che va ben oltre la temporanea sospensione di una linea di treno-tram: riguarda il modo in cui vengono costruiti gli incentivi economici nel trasporto pubblico locale. Se ATAC, ma supponiamo un qualsiasi gestore, può contemporaneamente incassare il corrispettivo per i chilometri tramviari non effettuati e quello per i chilometri svolti dal servizio sostitutivo su gomma, la chiusura della linea smette di rappresentare un’emergenza da risolvere nel più breve tempo possibile e diventa invece una condizione vantaggiosa per il gestore, al limite economicamente neutra. Ne deriva un cortocircuito evidente: mentre cittadini e pendolari subiscono un peggioramento oggettivo del servizio (tempi di percorrenza più lunghi, minore capacità di trasporto, minore affidabilità e perdita di un’infrastruttura su ferro strategica per il quadrante Est della città) il concessionario non subisce alcuna reale penalizzazione economica. Così, se l’esercente guadagna due volte gli utenti pagano quattro volte: pagano l’abbonamento, pagano il peggioramento del servizio, pagano il mancato servizio tramviario e pagano i servizi sostituivi. Non c’è da sorprendersi che gli utenti della linea siano indignati.
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Dalla chiusura del Trenino Giallo ATAC ci guadagna due volte
sembra essere il primo su Comitato Metro X Roma
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Più si analizza la chiusura del treno-tram Termini-Centocelle, il cosiddetto trenino giallo, più emergono aspetti che ci lasciano francamente allibiti.
L’articolo che abbiamo pubblicato ieri smonta le supposte “motivazioni tecniche” che avrebbero portato alla chiusura della linea. Molti ci hanno chiesto però: “ma se non c’è un motivo tecnico, qual è il movente? Perché chiudere la linea?”
La ragione è molto semplice: ATAC dalla chiusura ci guadagna due volte. È l’effetto del combinato disposto degli articoli 6 e 12 del contratto di servizio tra ATAC e Roma Capitale, subentrata nelle obbligazioni contrattuali alla Regione Lazio in conseguenza della Legge Regionale 14/2021 e della D.G.R. 886/2021.
L’articolo 12, comma 2, del contratto di servizio, regola la cosiddetta “produzione non effettuata per cause esogene”.
Il testo prevede che:
Il testo prevede che:
“per la produzione non effettuata per cause esogene di cui all’art. 6 comma 1, lettere b) e c), sarà riconosciuto il 100% del corrispettivo km unitario corrispondente per i primi 3 mesi dall’emanazione della norma e/o della prescrizione ANSF (oggi ansfisa ndr.), decorsi i quali sarà riconosciuto il 50% del corrispettivo km unitario corrispondente.”
Tradotto: se la Termini-Centocelle viene sospesa per disposizione delle autorità competenti, ATAC continua comunque a ricevere il corrispettivo per i chilometri di servizio tramviario non effettuati.
Peccato che non esista nessuna prescrizione ANSFISA in senso proprio, come invece sostenuto da alcuni, ma invece esista una semplice relazione della Commissione Tecnica d’Inchiesta, basata su presupposti che invece proprio non tengono conto della normativa ANSFISA in vigore,
Peccato che non esista nessuna prescrizione ANSFISA in senso proprio, come invece sostenuto da alcuni, ma invece esista una semplice relazione della Commissione Tecnica d’Inchiesta, basata su presupposti che invece proprio non tengono conto della normativa ANSFISA in vigore,
come abbiamo avuto modo di rappresentare.
Per i primi tre mesi, addirittura al 100%, ATAC riceve il corrispettivo come se il servizio fosse regolarmente svolto. Successivamente, il riconoscimento economico prosegue al 50%.
Un meccanismo pensato probabilmente per tutelare il gestore da interruzioni non dipendenti dalla propria volontà, e dipendenti invece da carenze del proprietario dell’infrastruttura, ovvero Roma Capitale, ma che di fatto impedisce qualsiasi perdita immediata di ricavi per effetto della sospensione.
Un meccanismo pensato probabilmente per tutelare il gestore da interruzioni non dipendenti dalla propria volontà, e dipendenti invece da carenze del proprietario dell’infrastruttura, ovvero Roma Capitale, ma che di fatto impedisce qualsiasi perdita immediata di ricavi per effetto della sospensione.
Precisiamo, peraltro, che ai sensi dell’art. 6 comma 1, lettera b) del contratto, la sospensione può avvenire anche “per motivi attinenti alla sicurezza dell’esercizio, previa attestazione del Direttore d’Esercizio” ma, come abbiamo avuto modo di leggere nelle carte, ATAC nel rappresentare la sospensione al Comune richiama presunti provvedimenti delle “autorità di settore”, ovvero ANSFISA, che tuttavia non risultano agli atti.
Non finisce qui. L’articolo 7, comma 3 dello stesso contratto stabilisce infatti che:
“In caso di interruzione temporanea dei servizi, comprese quelle imputabili a cause esogene di cui all’art. 6, è compito di ATAC disporre adeguati servizi sostitutivi (…) In caso di servizio sostitutivo effettuato con autobus, la Regione Lazio (oggi Roma Capitale ndr.) riconosce al gestore un corrispettivo pari a 3,50 euro*chilometro.”
Questo significa che ATAC riceve un ulteriore contributo di 3,50€ per ogni chilometro percorso dagli autobus sostitutivi attivati al posto del trenino. Supponendo che Roma Capitale abbia preferito incardinare questi servizi sull’altro contratto in essere, quello relativo a tutti i servizi bus comunali in carico ad ATAC, il corrispettivo sale a 3,54€*chilometro.
In sostanza l’azienda:
- continua a incassare (in tutto o in parte) i corrispettivi del servizio tramviario sospeso;
- incassa anche il corrispettivo del servizio bus che sostituisce quel servizio.
Un doppio flusso economico che, almeno sulla carta, configura un vantaggio evidente per il gestore.
Naturalmente, ATAC sostiene anche costi per il servizio sostitutivo: carburante, personale, manutenzione dei mezzi, ma nulla a che vedere con il doppio guadagno.
La vicenda della Termini-Centocelle solleva dunque una questione che va ben oltre la temporanea sospensione di una linea di treno-tram: riguarda il modo in cui vengono costruiti gli incentivi economici nel trasporto pubblico locale. Se ATAC, ma supponiamo un qualsiasi gestore, può contemporaneamente incassare il corrispettivo per i chilometri tramviari non effettuati e quello per i chilometri svolti dal servizio sostitutivo su gomma, la chiusura della linea smette di rappresentare un’emergenza da risolvere nel più breve tempo possibile e diventa invece una condizione vantaggiosa per il gestore, al limite economicamente neutra.
Ne deriva un cortocircuito evidente: mentre cittadini e pendolari subiscono un peggioramento oggettivo del servizio (tempi di percorrenza più lunghi, minore capacità di trasporto, minore affidabilità e perdita di un’infrastruttura su ferro strategica per il quadrante Est della città) il concessionario non subisce alcuna reale penalizzazione economica.
Così, se l’esercente guadagna due volte gli utenti pagano quattro volte: pagano l’abbonamento, pagano il peggioramento del servizio, pagano il mancato servizio tramviario e pagano i servizi sostituivi.
Non c’è da sorprendersi che gli utenti della linea siano indignati.
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