Mercoledì 20 Maggio 2026 15:05
Maratona sul Bullismo 2026: allarme sulla violenza giovanile tra pari
???? Bullismo e violenza tra adolescenti: cresce l’allarme nelle scuole italiane. La ricerca presentata da SOS Villaggi dei Bambini ETS alla Maratona sul Bullismo 2026 rivela che 8 ragazzi su 10 riconoscono la gravità delle violenze tra pari, ma molti faticano ancora a identificarne le forme più subdole. Dati preoccupanti emergono anche sul senso di…
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Bullismo e violenza tra adolescenti: cresce l’allarme nelle scuole italiane. La ricerca presentata da SOS Villaggi dei Bambini ETS alla Maratona sul Bullismo 2026 rivela che 8 ragazzi su 10 riconoscono la gravità delle violenze tra pari, ma molti faticano ancora a identificarne le forme più subdole. Dati preoccupanti emergono anche sul senso di sicurezza negli istituti scolastici e sull’aumento degli episodi di cyberbullismo.
Il disagio giovanile continua a crescere e la scuola italiana si trova sempre più spesso a fare i conti con fenomeni che mettono in discussione il benessere emotivo degli adolescenti. È il quadro emerso durante la seconda edizione della Maratona sul Bullismo 2026, promossa dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e Disagio Giovanile, evento che ha riunito esperti, istituzioni e organizzazioni impegnate nella tutela dei minori.
Tra i protagonisti dell’iniziativa anche SOS Villaggi dei Bambini ETS, che ha presentato una nuova ricerca dedicata alla percezione della violenza tra pari tra gli adolescenti italiani. I dati raccolti fotografano una realtà complessa: i ragazzi riconoscono sempre più il problema, ma non sempre riescono a individuare le forme più silenziose e psicologicamente distruttive del bullismo.
Lo studio, condotto su un campione di 204 adolescenti tra gli 11 e i 18 anni, evidenzia infatti un doppio livello di consapevolezza. Da un lato emerge una maggiore attenzione verso episodi espliciti di aggressione fisica o verbale, dall’altro persiste una forte difficoltà nel riconoscere atteggiamenti manipolatori, esclusioni sociali e comportamenti tossici che possono lasciare conseguenze profonde nel tempo.
Uno dei dati più significativi emersi dalla ricerca riguarda la percezione della violenza tra coetanei. Circa l’80% degli adolescenti intervistati considera gravi gli episodi di violenza tra pari, segnale di una sensibilità crescente verso il tema.
Secondo gli esperti coinvolti nell’indagine, questo dato rappresenta un passo avanti importante rispetto al passato. Negli ultimi anni il dibattito pubblico su bullismo, cyberbullismo e salute mentale giovanile ha contribuito ad aumentare la consapevolezza tra studenti e famiglie.
Tuttavia, il riconoscimento della gravità non sempre si traduce nella capacità concreta di identificare i comportamenti problematici. È proprio qui che emerge una delle criticità più importanti.
Molti ragazzi associano il bullismo soltanto a episodi evidenti, come aggressioni fisiche, insulti diretti o minacce esplicite. Restano invece meno riconosciute le dinamiche relazionali più sottili, tra cui l’isolamento volontario di un compagno, la diffusione di voci offensive, la manipolazione psicologica o l’umiliazione pubblica attraverso i social network.
Gli specialisti parlano di una “normalizzazione della violenza invisibile”, fenomeno che rischia di rendere accettabili atteggiamenti altamente dannosi per l’equilibrio psicologico degli adolescenti.
La ricerca presentata durante la Maratona sul Bullismo lancia un segnale preoccupante anche sul rapporto tra giovani e ambiente scolastico.
Il senso di sicurezza percepito dagli studenti appare infatti in forte diminuzione. Le ragazze, in particolare, dichiarano un aumento degli episodi di cyberbullismo e molestie online, mentre circa il 6% degli intervistati afferma di non sentirsi mai al sicuro tra i banchi di scuola.
Un dato che assume un peso ancora maggiore considerando il ruolo educativo e sociale degli istituti scolastici. La scuola rappresenta infatti uno dei principali luoghi di crescita, relazione e formazione personale per bambini e adolescenti.
Quando viene meno la percezione di sicurezza, possono aumentare fenomeni di isolamento, ansia, calo del rendimento scolastico e disagio emotivo. Gli esperti sottolineano come il bullismo non abbia conseguenze soltanto immediate, ma possa produrre effetti duraturi sulla salute mentale dei giovani.
Tra i segnali più frequenti vengono indicati disturbi dell’autostima, difficoltà relazionali, attacchi di panico, sintomi depressivi e paura del giudizio sociale.
Uno degli aspetti più delicati emersi dalla ricerca riguarda il mondo digitale. Smartphone, piattaforme social e chat private rappresentano oggi uno spazio centrale nella vita quotidiana degli adolescenti, ma possono trasformarsi anche in strumenti di pressione psicologica e violenza relazionale.
Secondo i dati presentati da SOS Villaggi dei Bambini ETS, il cyberbullismo continua a crescere, soprattutto tra le ragazze. Offese pubbliche, diffusione di contenuti denigratori, esclusione dai gruppi online e molestie attraverso messaggi privati sono tra gli episodi più segnalati.
Il problema principale è che la violenza digitale non si interrompe con la fine dell’orario scolastico. Le vittime possono sentirsi esposte ventiquattro ore su ventiquattro, senza spazi di reale protezione.
Gli psicologi evidenziano inoltre come il web amplifichi la portata emotiva degli episodi. Un contenuto offensivo pubblicato online può raggiungere rapidamente decine o centinaia di persone, aumentando il senso di vergogna e impotenza delle vittime.
Un altro elemento critico riguarda la difficoltà degli adulti nel monitorare questi fenomeni. Molti episodi avvengono infatti all’interno di chat private o piattaforme frequentate prevalentemente dai più giovani, rendendo più complicato l’intervento tempestivo di genitori e insegnanti.

Uno dei passaggi più rilevanti emersi durante l’evento riguarda proprio la necessità di ampliare il concetto di bullismo.
Secondo gli esperti, le nuove generazioni vivono forme di aggressione molto diverse rispetto al passato. Non esiste soltanto la violenza fisica o verbale tradizionale, ma anche una violenza relazionale fatta di esclusione, manipolazione e controllo emotivo.
Tra gli esempi più frequenti vengono indicati:
- l’isolamento sistematico di un compagno;
- la diffusione di pettegolezzi offensivi;
- l’umiliazione nei gruppi online;
- la pressione psicologica nel gruppo dei pari;
- la derisione legata all’aspetto fisico o all’identità personale;
- il body shaming;
- l’esclusione dalle attività sociali.
Molti adolescenti, pur riconoscendo questi comportamenti come spiacevoli, non li identificano ancora come vere forme di violenza.
È proprio questo meccanismo a renderli particolarmente pericolosi. La normalizzazione di atteggiamenti tossici rischia infatti di creare un clima relazionale dannoso, nel quale le vittime finiscono per sentirsi responsabili della propria esclusione.
Gli specialisti sottolineano che il bullismo moderno agisce spesso sul piano emotivo e psicologico, producendo ferite meno visibili ma estremamente profonde.
Nel corso della Maratona sul Bullismo 2026 è emersa con forza la necessità di costruire una rete educativa più solida tra scuola, famiglie e istituzioni.
Secondo SOS Villaggi dei Bambini ETS, la prevenzione deve partire dalle relazioni educative e dalla capacità degli adulti di ascoltare i ragazzi senza giudicarli.
Gli adolescenti chiedono infatti spazi sicuri nei quali poter raccontare le proprie fragilità, paure e difficoltà relazionali. La qualità del dialogo con gli adulti viene considerata uno degli strumenti più efficaci per intercettare situazioni di disagio prima che degenerino.
Anche gli insegnanti svolgono un ruolo centrale. La formazione del personale scolastico viene indicata come una delle priorità per riconoscere tempestivamente segnali di esclusione, isolamento o sofferenza psicologica.
Tra le proposte emerse durante l’evento figurano:
- programmi di educazione emotiva nelle scuole;
- sportelli psicologici accessibili agli studenti;
- percorsi di sensibilizzazione sul cyberbullismo;
- attività di gruppo per favorire inclusione e ascolto;
- maggiore collaborazione tra scuola e famiglie.
Secondo gli esperti, contrastare il bullismo significa intervenire non soltanto sull’episodio singolo, ma sull’intero clima relazionale vissuto dagli adolescenti.
Il tema del bullismo si intreccia sempre più spesso con quello della salute mentale adolescenziale. Ansia, stress, solitudine e difficoltà relazionali rappresentano oggi alcune delle principali fragilità vissute dai giovani.
Negli ultimi anni psicologi ed educatori hanno registrato un aumento delle richieste di supporto da parte di adolescenti che vivono situazioni di esclusione sociale o pressione psicologica.
La violenza tra pari può infatti compromettere profondamente il senso di identità e sicurezza personale. Molti ragazzi sviluppano il timore costante del giudizio, evitano la socialità e faticano a costruire relazioni autentiche.
Gli esperti ricordano inoltre che il bullismo non riguarda soltanto le vittime dirette. Anche chi assiste passivamente agli episodi può sviluppare sentimenti di paura, impotenza o sfiducia nei confronti dell’ambiente scolastico.
Per questo motivo le strategie di prevenzione devono coinvolgere l’intera comunità educativa.
La ricerca presentata alla Maratona sul Bullismo 2026 conferma come il fenomeno della violenza tra adolescenti rappresenti oggi una delle emergenze educative più complesse in Italia.
I dati raccontano una generazione più consapevole rispetto al passato, ma ancora esposta a dinamiche relazionali tossiche spesso difficili da riconoscere.
La sfida principale sarà quella di costruire ambienti scolastici realmente inclusivi, nei quali gli studenti possano sentirsi ascoltati, protetti e valorizzati.
Per gli esperti intervenuti durante l’evento, la prevenzione passa soprattutto dalla qualità delle relazioni umane. Educare all’empatia, all’ascolto e al rispetto reciproco viene considerato il primo passo per contrastare il bullismo in tutte le sue forme.
In un’epoca dominata dalla comunicazione digitale e dalla pressione sociale, il benessere emotivo degli adolescenti diventa così una priorità non più rinviabile per scuola, famiglie e istituzioni.
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