Lunedì 12 Ottobre 2020 16:10

Cassia e dintorni, le strade della sciatteria

Da un po’ di tempo a questa parte c’è un aggettivo che si è fatto strada soprattutto nel politichese per indicare  un modo di fare e di gestire la cosa pubblica. Si tratta di sciatto, il cui uso ha trovato terreno fertile soprattutto per quanto riguarda la situazione di Roma definita spesso da stampa e […]

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Da un po’ di tempo a questa parte c’è un aggettivo che si è fatto strada soprattutto nel politichese per indicare  un modo di fare e di gestire la cosa pubblica. Si tratta di sciatto, il cui uso ha trovato terreno fertile soprattutto per quanto riguarda la situazione di Roma definita spesso da stampa e opposizione “una città sciatta”.

Sciatto significa negligente e trascurato, soprattutto nel modo di vestire; ma lo si può usare anche per i lavori quando vengono eseguiti senza cura ed impegno. Roma, quindi, è sciatta? E Roma Nord?

Per quanto ci riguarda, noi che un po’ di conoscenza del territorio l’abbiamo acquisita,  ci verrebbe da dire che lo è, anche se ne abbiamo individuato due tipi: la “micro-sciatteria” e la “macro-sciatteria”.

La prima è quella che si riscontra nei quartieri  più signorili dove, grazie a consorzi, associazioni di commercianti, comitati cittadini ma anche ad una minore densità abitativa, la trascuratezza  è meno evidente (questo in realtà non vuol dire che non ci sia).
A nessuno verrebbe in mente, ad esempio, di definire  Via della Camilluccia o Via Cortina d’Ampezzo “sciatta”.

La “macro-sciatteria” interessa invece le periferie ma anche i quartieri ad alta densità abitativa dove  la mancanza di interventi è più significativa  e le manutenzioni ridotte all’osso: parchi e giardini in totale stato di abbandono, strade dissestate con la segnaletica illeggibile o ricoperta dalla vegetazione, cassonetti che tracimano spazzatura,  rifiuti ingombranti a bordo strada, edifici pubblici e privati imbrattati di scritte,  pannelli elettrici e contatori del gas e acqua privi di sportelli e ricolmi di rifiuti, pali della luce e semafori ricoperti di adesivi pubblicitari.

A sostegno della nostra tesi micro-macro abbiamo individuato alcune strade di Roma Nord dove l’ipotesi teorica si fa realtà; abbiamo scelto però delle vie dove non ci sono abitazioni (o ce ne sono poche) al fine di non “indispettire” i residenti: Via Cassia Nuova, Via Oriolo Romano, Via Germana Stefanini e anche la Tangenziale Est all’altezza di Monte Antenne.

Non tutti ovviamente gradiscono che la via nella quale risiedono venga definita “sciatta”, anche se poi è la realtà e le responsabilità vanno attribuite a chi ha l’obbligo della cura e manutenzione.

Sulla
Via Cassia Nuova
un esempio di sciatteria è il Parco attrezzato dell’
Inviolatella Borghese
, con accesso nell’
omonima via
, dove  eccezion fatta per il taglio sporadico dell’erba, tutto il resto è in abbandono e in disfacimento.
In questo parco, che era il più bello di Roma Nord, non c’è la minima traccia dei milioni di euro annunciati o delle centinaia di potatori e giardinieri che avrebbero dovuto cambiare il volto del verde romano. Quello che era l’ingresso principale è ora ricoperto di arbusti, erbacce e rampicanti con tanto di albero caduto che ostacola l’accesso; la segnaletica non c’è più oppure è  danneggiata.

Ma non è che via Cassia Nuova di per sé si trovi in migliori condizioni; se non fosse per le piogge che portano via rifiuti e aghi di pino, la trascuratezza sarebbe ancora maggiore. Un lungo nastro di sporcizia e buste di plastica  giace ai piedi dei grandi pini mentre reti di plastica arancione, avvolgono da tempo, le radici dei grandi alberi  abbattuti dal vento.

Strade sciatte/1 - foto ottobre 2020
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Più avanti, all’altezza del grande incrocio,  si origina
Via Oriolo Romano
che mantiene nel primo tratto un aspetto più che dignitoso; ma terminate le belle abitazioni tutto si trasforma e la bellezza delle campagne d’intorno non mitiga la situazione perché  più si scende verso via dei Due Ponti più la trascuratezza  aumenta;  sopra e attorno ai marciapiedi crescono alberi ed erbacce mischiate a rifiuti.  Meglio camminare sulla carreggiata.

Si potrebbe obiettare che siamo ai margini delle aree urbane e che le “erbacce” siano del tutto normali; e  allora basta deviare per
Via Germana Stefanini
per renderci conto che anche dove finisce la campagna la pulizia e manutenzione sono assenti.

Quella che prima veniva chiamata “strada di fondovalle” si origina (dal basso)  da
Largo Sperlonga
, esempio costante di macro-sciatteria;  oltre ai rifiuti ingombranti sui marciapiedi i residenti ci fanno notare la pensilina alla fermata del bus. La copertura è stata rimossa perché pericolante e mai più sostituita.

Via Germana Stefanini,  realizzata  da non molti anni,  ha i marciapiedi ricoperti di erbacce, dall’asfalto vengono su arbusti folti e corposi mentre rami e tronchi potati chissà quando giacciono a bordo strada, forse in attesa che madre natura provveda a farne humus.

strade sciatte/2 - foto ottobre 2020
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Tornando indietro abbiamo raggiunto la Tangenziale Est, una delle strade più trafficate e trascurate dell’intera capitale; sarà forse per il traffico intenso che genera all’istante ingorghi e file chilometriche che qui non si fa manutenzione ma lo  spartitraffico è un lungo ricettacolo di sporcizia. Sembra di essere su di una di quelle scalcinate strade dell’est europeo.

Se dovessimo percorrere tutte le strade di Roma Nord ci renderemmo conto che la situazione bene o male è la stessa; e questo conferma che è “sciatta”.

Ma a conclusione del nostro lungo e tormentato giro, il colpo di grazia l’abbiamo ricevuto in
Via Taormina
dove proprio nei pressi del deposito materiali stradali del XV Municipio sono venute giù delle robinie (quelle che tutti chiamano acacie). Proprio quelle che, anni fa, scrivemmo che erano secche e pericolose perché prima o poi si sarebbero schiantate in terra. E così è stato.  Ma ne rimangono ancora un paio in Via dell’Acqua Traversa, sciatta o non sciatta sarebbe il caso di buttarle giù.

Francesco Gargaglia

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