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Venerdì 22 Maggio 2026 19:05

Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico. Dalla distruzione di Troia all’ Eneide di Virgilio

Al Colosseo la mostra Troia e Roma crea un percorso alle origini della nostra civiltà...

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Al Colosseo la mostra Troia e Roma crea un percorso alle origini della nostra civiltà e ricostruisce il legame tra Ilio e la nascita della civiltà romana, attraverso oltre 300 reperti provenienti dall’Italia e dalla Turchia.

La mostra avrà luogo dal 12 giugno al 18 ottobre 2026. Il Parco archeologico del Colosseo ospiterà la mostra: ” Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico“, promossa dal Ministero della Cultura nell’ambito dell’accordo bilaterale siglato tra Italia e Turchia nel 2025. L’esposizione, una delle più vaste mai dedicate a Troia, presenterà oltre trecento reperti provenienti da importanti musei italiani e turchi, molti dei quali esposti per la prima volta in Italia. Attraverso un percorso articolato tra archeologia, letteratura e memoria politica, la mostra ricostruirà il rapporto tra il mito troiano, il viaggio di Enea e la fondazione di Roma, restituendo al pubblico una lettura aggiornata delle radici culturali del Mediterraneo antico. Qui non si narra tanto il mito o la storia dell’Iliade o del Ciclo Troiano ma si analizza la storia.

La mostra si propone di essere un viaggio che attraversa tremila anni di storia. Si analizza il fatto storico attraverso i reperti, ma la vera grande novità sono i reperti lasciati dagli ittiti. Non sarà quindi soltanto una mostra sulla celebre guerra raccontata da Omero, ma sarà soprattutto il racconto di come il
mito di Troia
abbia contribuito a costruire l’identità stessa di Roma.

Per i Romani, Enea non era semplicemente un personaggio della letteratura, ma l’antenato scelto dagli dei destinato a dare origine alla stirpe romana. L’ingresso della mostra sarà caratterizzato da una replica monumentale del Cavallo di Troia, un simbolo universale di inganno, guerra e destino. Secondo quanto comunicato dal Ministero della Cultura, questa replica rappresenterà il punto di partenza di un percorso immersivo che favorirà il dialogo tra archeologia e letteratura.

L’esposizione intende offrire al grande pubblico un racconto organico e scientificamente aggiornato delle vicende culturali e storiche di Troia e Roma, per questo la mostra riunirà oltre 300 reperti archeologici, provenienti da musei italiani e turchi. Più di 220 opere arriveranno dalla Turchia e circa 50 saranno esposte per la prima volta nel nostro Paese.

Tra i pezzi più interessanti ci saranno reperti provenienti direttamente dagli scavi di Troia: ceramiche dell’età del bronzo, armi, gioielli e oggetti rituali che raccontano la vita quotidiana di una città posta al centro delle rotte commerciali del Mediterraneo.

Uno degli aspetti fondamentali sarà probabilmente il materiale relativo al mondo ittita. Gli Ittiti, che esercitavano il loro dominio sulla regione dell’Anatolia, furono i primi a menzionare Troia nei loro archivi diplomatici con il nome di Wilusa.

Infatti, nel secondo millennio a.C., almeno 600 anni prima che si possa datare l’Iliade in modo credibile, l’Asia Minore era per lo più sotto il controllo degli Ittiti, i cui sovrani abitavano nell’Anatolia centrale. Alcuni testi ufficiali del regno ittita sono giunti fino a noi in forma di tavolette d’argilla, purtroppo in stato frammentario. In alcuni di questi frammenti si fa riferimento a un luogo dell’Asia Minore chiamato Wilusa. Nel 1924, l’assiriologo svizzero Emil Forrer avanzò l’ipotesi che il nome ittita potesse essere identificato con quello che i Greci designavano come [W]ilion o Ilio. Tuttavia, la teoria di Forrer si fondava su un’analisi approfondita dei toponimi presenti nei testi ittiti conosciuti a quell’epoca.

Un altro elemento significativo è la lettera di Muwattalli, sovrano ittita che si scontrò con il faraone Ramses II nella battaglia di Qadesh. In essa, viene menzionata la città di Wilnusa come vassalla e tributaria, nonostante la sua diminuzione di importanza dopo la guerra e il saccheggio perpetrato dai popoli Ahhiyawa. La lettera è datata al 1210 a.C. e attualmente si trova ad Ankara, presso il Museo delle Civiltà Anatoliche.

Se questa identificazione fosse corretta, significherebbe che la città di Priamo non appartiene soltanto alla poesia, ma compare anche nella documentazione politica reale del II millennio a.C.

Ed è proprio questo il cuore scientifico della mostra: dimostrare che dietro Achille, Ettore ed Elena esisteva un mondo storico concreto.

Una sala della mostra è dedicata interamente ad Enea che fuggendo da Ilio: “ai lidi di Italia e di Lavinio errando venne“.  (Eneide I, vv. 2 e 3).

Il principe troiano Enea è un elemento fondamentale poiché marito di Creusa, figlia di Priamo, e quindi rappresentante della stirpe troiana destinata a fondersi con quella italica per dar vita a Roma. Il passo più celebre dell’Eneide in cui Enea arriva nel Lazio e incontra le antiche popolazioni che abitavano il territorio dove sorgerà Roma si trova soprattutto nel Libro VIII dell’Eneide.

In questo passaggio, Virgilio narra l’incontro tra Enea e il re Evandro, sovrano di un antico insediamento sul colle Palatino, risalente a un’epoca antecedente alla nascita di Roma. Si tratta di un brano di grande importanza poiché ci offre un’immagine di una Roma prima di Roma. Evandro guida Enea attraverso luoghi che, nel corso del tempo, si trasformeranno nel Foro, nel Campidoglio e nel cuore della città imperiale. Tuttavia, all’epoca, questi spazi sono ancora occupati da boschi e pascoli, abitati da popolazioni arcaiche.

Uno dei versi più famosi è questo :

“Hinc ad Tarpeiam sedem et Capitolia ducit, aurea nunc, olim silvestribus horrida dumis“.

“Di qui lo conduce alla rupe Tarpea e al Campidoglio, oggi d’oro, un tempo ispido di rovi selvatici.”
(Libro VIII, vv. 347-348)

Qui si mostra che Roma discende dai troiani, ed è una mescolanza di diverse stirpi indigene e troiane.

La seguente sala è dedicata al mito di Romolo e alla fondazione di Roma, attraverso l’analisi delle principali tradizioni e la presentazione di reperti e testimonianze figurative di grande rilevanza.

Viene ricostruito il contesto della Roma arcaica e si approfondisce il processo attraverso il quale i Romani svilupparono la loro origine troiana, un elemento fondamentale nella formazione dell’identità politica e ideologica della città. La mostra si conclude con un approfondimento sull’età augustea, su Virgilio e sulla canonizzazione della saga eneadica.

Il messaggio politico dell’Eneide è la rinascita e la resilienza: Roma stava uscendo da anni di guerre civili, crisi politiche, espansioni territoriali e nuovi popoli che la abitavano, quindi l’Urbe doveva essere il prodotto di persone capaci di adattarsi al cambiamento. Infatti, sotto Augusto, tutto cambia e tutto rinasce, proprio come all’inizio. Il messaggio politico che Virgilio intende trasmettere è che, nella sua storia, Roma è sempre mutata; ciclicamente rinasceva. I grandi cambiamenti dell’età augustea volevano essere rappresentati come la normale storia di Roma, gestita dal Fato in persona. Non c’è niente di nuovo, tuttavia; è la storia di Roma, che sa rigenerarsi e che sempre risorge.

L’altro messaggio dell’Eneide è che i romani non dovevano combattere tra di loro, perché facevano parte di un grande progetto voluto dagli dei. Virgilio, nell’ Eneide, fa vaticinare ad Anchise: “o Romano, ricorda di governare i popoli: queste saranno le tue arti, e d’imporre la civiltà con la pace, risparmiare chi si sottomette e sconfiggere i ribelli“. (Virgilio, Eneide, VI 849-853)

La grandezza di Roma non risiedeva tanto nelle sue conquiste, quanto nella capacità di assorbire le tradizioni, concedere cittadinanze, inglobare diverse culture e farle proprie, creando così un’unica comune realtà: Roma!

Emiliano Salvatore

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