Lunedì 25 Maggio 2026 09:05
Il Papa: «Lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra»


Nella solennità di Pentecoste, Leone è tornato a pregare per la pace, implorando il Paraclito, sorgente di pace, forza della missione e custode della verità. «L’opera di Dio siamo noi. Tutta la Chiesa è protagonista del Vangelo, non solo custode»
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«Lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’onnipotenza dell’amore». Nella solennità di Pentecoste Papa Leone XIV ha lanciato un messaggio inequivocabile ai “signori della guerra” ed è tornato a pregare per la pace implorando lo Spirito Santo di liberare il mondo dai mali che lo affliggono: violenza, povertà, peccato. L’umanità ferita, piegata dalla miseria, non viene liberata «da una ricchezza incalcolabile – ha aggiunto -, ma da un dono inesauribile». Ha quindi invocato il Paraclito affinché guarisca il mondo «dalla piaga del peccato, per la redenzione annunciata a tutti i popoli nel nome di Gesù». La celebrazione eucaristica di ieri, 24 maggio, presieduta da Prevost nella basilica di San Pietro, si è aperta con il rito dell’aspersione dell’acqua benedetta, in ricordo del nostro battesimo. Il gesto richiama anche quel “battesimo nello Spirito Santo” che i Padri della Chiesa considerano la nascita della missione apostolica.
Nel Vangelo di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, il Cristo Risorto appare ai discepoli chiusi nel Cenacolo. Mostra le piaghe della crocifissione, dona la pace e lo Spirito Santo. E tutto è rinnovato, capovolto. Leone, infatti, si è soffermato sul valore dei «segni della Passione» che, «più eloquenti di qualsiasi discorso, sono trasfigurati: Colui che era morto vive per sempre». Il Cenacolo, luogo del tradimento, «da sepolcro degli Apostoli» diventa luogo della prima predicazione, «grembo di risurrezione» per tutta la Chiesa. Da questo scaturisce che «la Pentecoste è festa pasquale e festa del corpo di Cristo, che per grazia siamo noi».
Dall’altare della Confessione, per l’occasione ornato da composizioni di roselline rosse, il vescovo di Roma si è soffermato su tre aspetti distinti del Paraclito: sorgente di pace, forza della missione e custode della verità. Analizzando lo Spirito del Risorto come Spirito della pace, ha spiegato che questa è strettamente legata al perdono, a partire da quello che Gesù concede a chi lo ha rinnegato e abbandonato. Quindi affida ai discepoli «un’opera divina», li delega a rimettere i peccati. «Solo Dio può perdonare i peccati», ha sottolineato il Papa, ma questa autorità viene donata agli uomini «nel segno di una riconciliazione universale». Nelle parole di Leone XIV, il “codice” di questa pace è il «duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore. Col nostro cuore possiamo perciò invocare: “Veni Sancte Spiritus”, perché Egli ci è già stato donato. Possiamo desiderarlo, perché ci è già stato promesso. Possiamo accoglierlo, perché Lui stesso è ospite dolce dell’anima».
Il secondo aspetto è quello della missione. Con la Pentecoste inizia l’evangelizzazione, ne deriva che «l’opera di Dio siamo noi, che veniamo qui oggi da tutte le parti del mondo – ha riflettuto il pontefice volgendo lo sguardo ai tanti fedeli che gremivano la basilica -, invitati alla mensa del Signore, radunati nell’ascolto della sua parola e inviati a testimoniarla ovunque. Noi siamo partecipi del Vangelo: tutta la Chiesa ne è protagonista, non solo custode. Con la forza dello Spirito, il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza, perché noi, proprio noi siamo la novità del mondo, la luce e il sale della terra. Non certo per nostro merito, né per privilegio, ma per la parola del Signore, che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo». Nel tempo presente esistono «cambiamenti che non rinnovano il mondo, ma lo invecchiano tra errori e violenze». Di contro, ha osservato il vescovo di Roma, lo Spirito illumina le menti e suscita «nuove energie di vita». La missione della Chiesa, ha proseguito, trasforma «la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi».
Ultimo aspetto è quello della verità, quella che Dio ci dona e che «resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura». Infine, il Papa ha ricordato ai fedeli che lo Spirito non viene effuso «una volta e poi basta, ma costantemente», e si manifesta in tutti i sacramenti come sorgente inesauribile. «Grazie allo Spirito possiamo portare a tutti la pace vera, la verità che salva, cioè lo stesso Cristo Signore», ha concluso Leone.
25 maggio 2026
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