Lunedì 25 Maggio 2026 13:05
Repubblica democratica del Congo: la sfida dell’ebola, tra negazionismo e fake news


ActionAid fa luce sulla situazione nella regione di Ituri. «Non stiamo combattendo soltanto contro un virus mortale: stiamo combattendo contro falsi miti, paura e una profonda diffidenza»
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Solo il 34% degli intervistati è stato in grado di identificare correttamente almeno tre modalità di trasmissione dell’ebola, mentre solo il 64% ritiene che l’ebola sia reale e non legato a cause spirituali o mistiche. Sono i risultati più eclatanti della rapida valutazione dei bisogni condotta da ActionAid Repubblica democratica del Congo in tre zone sanitarie dell’Ituri, dove paura, stigma e disinformazione continuano ad alimentare comportamenti rischiosi e a ritardare il ricorso alle cure.
«Nella comunità, le persone non riescono a credere a questa malattia – riferisce all’organizzazione Ngone Ngobba Jean Claude, un abitante di Lita -. Alcuni la definiscono una malattia satanica, mentre altri pensano che sia stata inventata per fare soldi. Altri ancora sostengono che i medici mentono, mentre c’è chi crede che bere alcolici molto forti renda immuni dal contagio». E l’insufficiente sensibilizzazione a livello comunitario ha generato paranoia tra alcune persone. Aime Lotsove, donna di Lita e membro di un gruppo femminile, afferma: «Qui circolano molte voci sulle malattie. Alcuni dicono che l’ebola non esiste, altri che sia stato creato artificialmente. Credo che ciò che possiamo fare per noi stessi sia impedire che questa malattia arrivi nel nostro quartiere, perché una cura non è ancora facile da trovare, ma la prevenzione è sempre migliore». Isaac, insegnante della scuola primaria Nyama, dichiara: «Qui, psicologicamente, siamo molto colpiti, molto inquieti, perché appena qualcuno ha mal di testa pensiamo subito che possa trattarsi del virus ebola. Ovunque ci sentiamo a disagio, sia nelle nostre famiglie che nella comunità. La paura regna ovunque».
In questo contesto, è necessaria una risposta rapida e coordinata, rimarcano da ActionAid, fondata su un’individuazione tempestiva dei casi e sul coinvolgimento delle comunità, per contrastare leggende e disinformazione particolarmente diffuse in alcune aree colpite. «Non stiamo combattendo soltanto contro un virus mortale: stiamo combattendo contro falsi miti, paura e una profonda diffidenza – afferma Saani Yakubu, direttore di ActionAid nel Paese -. Stiamo lavorando intensamente per organizzare sessioni di sensibilizzazione nelle comunità al fine di sfatare le errate credenze diffuse e la disinformazione da queste generate. Questi incontri servono ad aiutare le persone a comprendere meglio i rischi, ridurre paure e false informazioni, e incoraggiare comportamenti protettivi in linea con le linee guida fornite».
L’organizzazione umanitaria, che opera in Ituri dal 2022 realizzando programmi di educazione nelle emergenze, protezione dalla violenza di genere e sicurezza alimentare, chiede «un intervento umanitario urgente e localizzato di fronte all’allarmante mancanza di preparazione alla malattia da virus ebola nelle scuole e nelle comunità e sollecita la comunità internazionale e le autorità locali a destinare immediatamente risorse a sostegno della risposta all’emergenza. È urgentemente necessario un potenziamento coordinato delle attività di informazione, dei servizi di protezione e delle forniture mediche per evitare un disastro umanitario su larga scala».
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