Lunedì 25 Maggio 2026 15:05
Il Papa: «L’intelligenza artificiale deve essere disarmata»


Presentata nell'Aula nuova del Sinodo "Magnifica Humanitas", la prima enciclica di Leone XIV. Il tema del transumanesimo e la necessità di salvaguardare ll'uomo. Czerny: «Il futuro dell'IA è un cantiere» Olah (Anthropic): «Abbiamo bisogno di voci morali»
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Magnifica Humanitas, prima enciclica di Papa Leone XIV, è stata presentata questa mattina, 25 maggio, nell’Aula nuova del Sinodo, dove i lavori sono stati aperti dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, che ha inquadrato il contesto in cui si colloca l’enciclica. Citando Guardini, ha ricordato che la crescita della potenza tecnica, del potere umano, esige una corrispondente maturità nel governarlo. Oggi però tutto avviene a una velocità vertiginosa e quindi coniugare il potere tecnico e la saggezza morale è una sfida di Magnifica Humanitas, un’occasione di discernimento e responsabilità condivisa.
Le relazioni hanno affrontato diversi aspetti dell’enciclica. Il cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, ha parlato dei paragrafi (118-130) che offrono una cornice teologale. In particolare, ha sottolineato come «alcune forme di transumanesimo ci invitano a pensare che, grazie a futuri e sofisticati dispositivi che risolveranno i problemi e aumenteranno le nostre capacità, la nostra vita sarà un paradiso»: una «falsa mistica» che, come credenti, siamo sicuri che «non colmerà il vuoto, non riempirà lo spazio infinito del nostro cuore, non darà un senso stabile e consistente alla nostra vita umana».
La professoressa Anna Rowlands dell’Università di Durham ha messo in evidenza il rapporto tra verità e libertà. «Papa Leone avverte che non saremo “salvati” dall’IA o dai suoi post o transumanesimi. Tali ideologie presentano l’autonomia totale, l’automazione radicale, le ambizioni della coscienza artificiale e il superamento dei limiti umani come obiettivi “salvifici”. Così facendo, generano “nuove dipendenze, esclusioni, manipolazioni e disuguaglianze” e modificano il modo in cui pensiamo ai limiti umani». Il pontefice «ci spinge a chiederci: nell’interesse del bene comune, come possiamo resistere alla distorsione generata da tali concentrazioni di potere nelle mani di pochi? Affinché la nostra libertà sia accresciuta, e non assuefatta, coartata o erosa, al lavoro, a scuola e in famiglia dobbiamo essere liberi di usare queste tecnologie o di non usarle, di sostenerle o di non sostenerle».
La professoressa dell’Università di Santa Clara Leocadie Lushombo ha affrontato i temi di Magnifica Humanitas dalla prospettiva del Sud del mondo, evidenziando quattro preoccupazioni: la salvaguardia della «capacità della mente di raggiungere la verità»; la salvaguardia della libertà interiore; il fatto che la verità è relazionale; infine, la protezione dei lavoratori, soprattutto i più vulnerabili. «La tecnologia deve servire al benessere della persona e alla dignità umana, non diventare uno strumento di controllo delle coscienze», ha sottolineato.
Tre le parole messe invece in evidenza dal cardinale Michael Czerny, prefetto del dicastero per lo Sviluppo umano integrale: ingegno, coscienza e cura. «Il futuro dell’intelligenza artificiale è un cantiere. Può contribuire a una convivenza più equa, può sostenere la cura della nostra Casa comune e favorire lo sviluppo dei popoli. Ma può anche concentrare il potere, esacerbare le disuguaglianze e lasciare indietro coloro che sono già ai margini. La direzione che prenderà l’IA non è iscritta nella tecnologia stessa. Dipende piuttosto dalle nostre decisioni, dalle istituzioni che ospitano e sostengono queste stesse decisioni, e dalla nostra capacità di gestire l’innovazione in modo responsabile al servizio del bene comune». Riguardo alla coscienza, il porporato ha affermato che «non si tratta semplicemente di una questione tecnica ma, più fondamentalmente, filosofica». Infine, la cura, che «dipende in modo determinante dall’educazione. Educare nell’era dell’intelligenza artificiale significa formare persone capaci di utilizzare strumenti potenti mantenendo la libertà interiore».
Il cofondatore di Anthropic Christopher Olah, ha invece lanciato un appello al dialogo: «Abbiamo bisogno che una parte sempre maggiore del mondo – comunità religiose, società civile, studiosi, governi – faccia ciò che Sua Santità ha fatto qui», cioè «osservare attentamente e contribuire a orientare gli eventi in una direzione migliore. Abbiamo bisogno di critici informati che segnalino ai laboratori quando stanno fallendo. Abbiamo bisogno di voci morali» che non si pieghino agli interessi, alle pressioni, alle ambizioni.
Un invito a camminare insieme raccolto dal Papa nel suo discorso conclusivo, pronunciato in inglese: «Siamo in grado di ascoltarci pur nelle differenze. La Chiesa è chiamata a decifrare le nuove cose alla luce del Vangelo e della dignità dell’essere umano», ha detto il pontefice, paragonando la trasformazione odierna alla rivoluzione industriale dell’epoca di Leone XIII. Il Papa ha parlato del modo in cui si portano avanti i conflitti per poi spiegare che l’enciclica nasce dall’ascolto. Ha ribadito che l’intelligenza artificiale «deve essere disarmata. So che è una parola forte ma scelta deliberatamente; servono parole capaci di risvegliare le coscienze e indicare percorsi per il futuro dell’umanità» ha aggiunto. E ha concluso ribadendo che non bisogna aver paura dell’IA ma occorre ricordare sempre la cura umana. «Nessuno può essere lasciato ai margini, ridotto a strumento produttivo, a semplice dato. Ogni persona porta con sé libertà e vocazione all’amore che nessuna macchina può sostituire». Infine, l’invito a tutta la Chiesa e alla famiglia umana ad imparare ad ascoltarsi gli uni gli altri, con l’impegno a rimanere vigili, artigiani di speranza per costruire nel cantiere del nostro tempo.
25 maggio 2026
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