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Martedì 26 Maggio 2026 09:05

In Africa «Paesi impoveriti da pratiche predatorie»



Perplessità sul Piano Mattei espresse al convegno promosso alla rappresentanza del Parlamento Europeo sul ruolo delle diaspore africane, «prezioso veicolo di cooperazione internazionale»

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Nell’Africa day, celebrato ieri, 25 maggio, la sede della rappresentanza del Parlamento europeo a Roma ha ospitato il convegno su “Il ruolo di ponte delle diaspore africane”, organizzato dalle associazioni “Cento giovani”, da anni attiva con iniziative sociali e culturali nel territorio romano, e Anrra e Airl, che raccolgono i discendenti degli italiani rimpatriati dal Corno d’Africa e dalla Libia. A coordinare, Gianluigi Rossi, professore emerito di Storia dei trattati e Politica internazionale alla Sapienza. Una riflessione sul ruolo storico, politico e culturale di tutte le diaspore africane come ponte «a due corsie tra i due continenti», nelle parole di Giorgio Bartolomucci, fondatore del Festival della Diplomazia.

Tanti i temi discussi, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, del mondo universitario, della Chiesa, dell’Onu e delle comunità africane. Queste ultime, ha sottolineato Donatella Strangio, docente di Storia economica alla Sapienza, hanno un ruolo «strategico», in quanto «capitale relazionale globale»: le rimesse dei membri della diaspora africana valgono decine di miliardi di dollari, più di quanto si spende in aiuti allo sviluppo, e i membri della comunità all’estero portano «conoscenze e modelli culturali». Sono pertanto un «prezioso veicolo di cooperazione internazionale», e possono contribuire alla costruzione di un’Europa fatta anche di «identità afro-europee».

Isaias Marcano, ex-assistant rector dell’University of Notre Dame di Roma, diaspora mozambicana, ha evidenziato la necessità di un aiuto internazionale che valorizzi le comunità locali e i giovani e di una crescita economica che si coniughi con una valorizzazione culturale. Sullo stesso tema fratel Antonio Soffientini, missionario comboniano, e Ghirmay Tewelde, della diaspora eritrea, che hanno sottolineato la «maledizione delle risorse» di cui sono vittime molti Paesi africani, «non poveri, ma impoveriti da pratiche predatorie». Soffientini ha inoltre rimarcato come da quando è scoppiata la guerra in Sudan la produzione di oro è passata da 6 a 70 milioni di tonnellate, oro che «serve ai gruppi in guerra per comprare armi».

Proprio in riferimento allo sfruttamento delle risorse africane, Tewelde ha messo in luce le perplessità delle diaspore africane sul Piano Mattei. Nonostante questo voglia basarsi su una relazione paritaria con l’Africa, è «forse al di sopra di quanto l’Italia possa fare da sola» e corre il rischio di riprodurre ricette economiche obsolete che non tengono conto delle esigenze delle comunità locali. Paolo Ciani, deputato di Demos e presidente della sezione bilaterale di amicizia Italia-Africa Occidentale, ha affermato di essere impegnato in un dialogo con il governo sul tema e ha sottolineato la necessità di impegnarsi per un continente che conta 800 milioni di under 25 che senza prospettive rischiano di cadere vittime del radicalismo e delle mafie. Del resto, ha poi ripreso fratel Antonio, questo succede anche ai tanti membri delle diaspore in Italia; per questo il missionario ha ricordato l’impegno dei Comboniani in iniziative volte a costruire professionalità future in Italia e Africa. Un “doppio binario” tra Italia ed Africa che vuole quindi essere percorso da scambi proficui e all’insegna di una crescita culturale ed economica reciproca.

26 maggio 2026

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