Mercoledì 3 Giugno 2026 09:06
Reina: sant’Annibale ha unito «l’altare e la strada»


Al Tuscolano la Messa di apertura delle celebrazioni per il centenario della morte del fondatore dei Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo
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Reina: sant’Annibale ha unito «l’altare e la strada»
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Al via nella parrocchia dei Santi Antonio e Annibale Maria, al Tuscolano, le celebrazioni per il centenario della morte di sant’Annibale Maria di Francia, avvenuta il 1° giugno 1927. La Messa è stata presieduta lunedì 1° giugno dal cardinale vicario Baldo Reina che nell’omelia si è soffermato sulla figura del fondatore delle Figlie del Divino Zelo e della congregazione dei rogazionisti – ai quali è affidata la parrocchia – come modello di fedeltà assoluta al Signore.
Un uomo, ha spiegato, che «ha vissuto pienamente il Vangelo unendo l’amore per i poveri, per gli orfani, per le vocazioni, per la Chiesa». Da qui l’invito a imitarne il «cuore dilatato» e dare testimonianza «di un Dio buon pastore che si vuol prendere cura di tutte le pecore, particolarmente di quelle smarrite, malate, perdute». Il santo non ha «giocato al ribasso» con la fede, ma ha utilizzato «la misura massima che è la santità come traguardo». Nel suo ministero presbiteriale, nonostante una vita contrassegnata da «sacrificio», «povertà» e «incomprensioni», ha unito «l’altare e la strada, confidando unicamente nell’amore di Dio che lo aveva chiamato».
Per seguirne l’esempio, Reina ha esortato a guardare le sofferenze odierne. «Al suo tempo – ha affermato – c’erano gli orfani, oggi ci sono altri poveri. C’erano i terremotati di Messina, oggi abbiamo altri terremoti che scuotono. Pensiamo al grande terremoto della guerra».
La Messa è stata concelebrata da cinque vescovi, tra i quali l’ausiliare per il settore Sud Andrea Carlevale e il segretario del dicastero per i laici, la famiglia e la vita Dario Gervasi, e da 50 sacerdoti. L’apertura del centenario arriva a pochi giorni dalla chiusura dei festeggiamenti per il 60° anniversario di fondazione della parrocchia, «la prima comunità rogazionista fondata in ordine di tempo – spiega il parroco padre Pasquale Albisinni -. La pastorale è organizzata sulle linee del carisma rogazionista che si fonda sulla preghiera per le vocazioni e sull’aiuto ai poveri».
La prima cappella laterale della chiesa custodisce il cuore incorrotto di sant’Annibale che con «l’adorazione perpetua per le vocazioni è il grande motore della comunità», afferma il sacerdote. Sul fronte della carità, «la prima forma esercitata è quella di una chiesa dalle porte spalancate tutto il giorno – prosegue -. Accogliamo chiunque: senza dimora, persone fragili e segnate da malattie psichiatriche. Molti si accovacciano sotto la teca che custodisce il cuore di Sant’Annibale».
Vi è poi il centro di ascolto, quello di raccolta e distribuzioni di vestiario e di pacchi viveri, il Centro di Aiuto alla Vita Palatino, «realtà in perfetta linea con il pensiero di sant’Annibale. Ogni anno salva tanti bambini dall’aborto e sostiene le mamme». A questo si affiancano i pranzi per i poveri preparati due volte al mese e il “Gruppo Lazzaro”, «composto da donne della parrocchia che ogni lunedì sera preparano pasti per i senza dimora del quartiere». Due di questi, spiega il parroco, «sono stabili in chiesa. Uno è collaborativo, l’altro – dice con preoccupazione – rappresenta una situazione difficile. È un ragazzo di 36 anni con problemi psichiatrici. Staziona fisso su un banco della chiesa. Ha avuto atteggiamenti aggressivi e siamo stati costretti a chiamare le forze dell’ordine, ma poi torna e noi lo accogliamo. Sant’Annibale avrebbe fatto proprio questo: dormiva con i poveri dei quartieri più malfamati».
Altra risposta all’emergenza abitativa arriva dal dormitorio Caritas che accoglie una mamma con la giovane figlia. Tutto questo trae forza dall’adorazione perpetua. In cappellina si ritrovano molti giovani, specie in occasione di “Ricaricati di Luce”, appuntamento del primo sabato del mese, in cui si prega per le vocazioni seguendo il “Rogate” trasmesso da sant’Annibale. «Il nostro carisma – spiega il superiore generale della congregazione padre Bruno Rampazzo – si fonda interamente sul comando esplicito di Gesù nel Vangelo: guardare le folle stanche e abbandonate, sentire per loro una profonda compassione e chiedere con insistenza al Padrone della messe di mandare operai. È un carisma che unisce la preghiera per le vocazioni a una prospettiva che apre il cuore e la mente verso il popolo di Dio, mettendosi a servizio nei luoghi di bisogno».
Negli ultimi 30 anni la congregazione «ha vissuto una crescita costante». Attualmente conta 660 religiosi in 130 comunità attive in 29 nazioni. «Nel sud-est asiatico, in India, in Africa stiamo registrando uno sviluppo notevole», aggiunge padre Rampazzo, il quale, riflettendo sul generale calo delle vocazioni, invita a riflettere sulla qualità della testimonianza. «Dobbiamo farci trovare presenti nelle periferie della storia e nei luoghi di bisogno, offrendo una testimonianza credibile e gioiosa della nostra vita consacrata». Madre Maria Eli Milanez, superiora generale delle Figlie del Divino Zelo, sottolinea che la famiglia religiosa di sant’Annibale, guardando al fondatore, si sente confermata «nel desiderio di servire la Chiesa con rinnovata fedeltà, vivendo il Rogate come dono per tutto il Popolo di Dio».
3 giugno 2026
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