Mercoledì 3 Giugno 2026 08:06
Il “Mondiario” per gli 80 anni della Repubblica


Presentato negli spazi di Spin Time il nuovo diario scolastico della Fondazione Nigrizia dei comboniani realizzato con l’Anpi, uno strumento di cittadinanza attiva
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Non un semplice diario scolastico, ma uno strumento di cittadinanza attiva. È l’ambizione del “Mondiario 2026-2027”, nato dalla collaborazione tra Fondazione Nigrizia dei Missionari comboniani e Anpi e presentato a Roma negli spazi di Spin Time Labs lo scorso sabato 30 maggio. Dedicato agli 80 anni del voto alle donne, dell’Assemblea Costituente e della nascita della Repubblica, il progetto vuole accompagnare bambini e ragazzi alla scoperta di una stagione decisiva della storia italiana e invitarli a essere, già tra i banchi di scuola, partigiane e partigiani dei diritti e dei valori custoditi dalla Costituzione.
Ad aprire l’incontro è stata Jessica Cugini, de Il Piccolo Missionario – la rivista della Fondazione Nigrizia – che ha ricordato come il Mondiario sia un progetto editoriale nato oltre trent’anni fa e divenuto, da circa vent’anni, un vero e proprio diario scolastico tematico, «pensato soprattutto come uno strumento educativo». Nel corso degli anni il progetto ha affrontato temi diversi, dalla cittadinanza alla pace, passando per l’Antimafia, con le figure di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.
L’edizione 2026-2027 è costruita attorno a dieci schede tematiche che possono trasformarsi in poster da utilizzare in classe. A ciascuna scheda è associato un percorso didattico pensato per accompagnare insegnanti e alunni nell’approfondimento dei temi affrontati. «Ci è sembrato un modo affinché la memoria diventi azione – ha sottolineato Cugini – e perché ciò che ci è stato consegnato dalla Costituzione non rimanga soltanto un’eredità del passato». Un riferimento che richiama le parole di Piero Calamandrei, quando invitava a non considerare la Carta come un testo immobile ma come qualcosa da vivere e rendere concreto ogni giorno.
La scelta di presentare il Mondiario a Spin Time Lab – l’immobile di via di Santa Croce in Gerusalemme occupato a fini abitativi e sociali da circa 400 persone senza casa – nasce dalla convinzione che i diritti prendano forma innanzitutto nei luoghi in cui le persone vivono. «Qui convivono persone provenienti da 27 nazioni diverse – ha ricordato Cugini –. È un luogo che racconta una possibile Costituzione meticcia e inclusiva». Centrale anche il tema del diritto alla casa, definito «un diritto alla vita» perché legato all’accesso alla scuola, alla sanità, al lavoro e alla piena cittadinanza.
Accanto alla Fondazione Nigrizia c’è l’Anpi, coinvolta nel progetto per ribadire il valore della partecipazione democratica. A ripercorrere il significato storico del 1946 è stato il presidente nazionale dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo. «All’epoca c’erano la fame, la miseria e le macerie della guerra – ha ricordato –. Per ricostruire il Paese bisognava rompere con il passato. E il passato non era soltanto il fascismo, ma anche la monarchia». Da qui la portata rivoluzionaria del referendum istituzionale che portò alla nascita della Repubblica, fondata sul principio della sovranità popolare.
La grande novità di quell’anno fu però il voto alle donne. «Durante la guerra molte donne si erano ritrovate a confrontarsi con responsabilità che fino ad allora erano state considerate esclusivamente maschili», ha spiegato Pagliarulo. Una trasformazione sociale che rese naturale il riconoscimento del suffragio universale. Alle elezioni del 1946 partecipò una percentuale altissima di cittadini e venne eletta l’Assemblea Costituente composta da 556 membri, tra cui 21 donne.
Per Pagliarulo la Costituzione resta il frutto più alto dell’esperienza della Resistenza. «È nata sulle montagne dove caddero i partigiani, nei campi e nelle carceri dove si combatté contro il fascismo». Libertà, democrazia, uguaglianza sociale e pace sono i valori che ne costituiscono il fondamento e che, ribadisce il presidente dell’Anpi, devono essere continuamente difesi e rinnovati. Perchè la memoria non può restare lettera morta. Deve trasformarsi in azione, avere «gambe» per camminare nel presente e parlare alle nuove generazioni.
3 giugno 2026
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