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Giovedì 4 Giugno 2026 16:06

Patrimoniale cercasi, peccato che ne paghiamo già tante

Ogni campagna elettorale ha il suo mostro. Per alcuni è il fascismo, per altri il comunismo. Per il fisco è la patrimoniale: annunciata come una novità, spreme già inesorabilmente le tasche degli italiani -

#il pungiglione
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Ogni volta che nel dibattito politico si torna a parlare di una nuova tassa patrimoniale, il confronto si concentra quasi sempre sull’ipotesi di colpire i grandi patrimoni. Tuttavia, un aspetto spesso trascurato è che in Italia esistono già diverse imposte che, per caratteristiche e modalità di applicazione, possono essere già considerate vere e proprie tasse patrimoniali.
L’Italia, infatti, si colloca tra i Paesi europei con la maggiore incidenza delle imposte sul patrimonio: tali tributi rappresentano circa il 2,2% del PIL e circa il 6% del gettito fiscale complessivo, livelli in linea con quelli di Francia e Spagna e superiori alla media dell’Unione Europea.
Ma cos’è una tassa patrimoniale? Vediamo di chiarirlo. Per imposta patrimoniale si intende un tributo che non colpisce direttamente il reddito prodotto da una persona, ma il patrimonio posseduto o detenuto. In altre parole, il prelievo fiscale è legato alla proprietà di beni immobili, attività finanziarie o altre forme di ricchezza, indipendentemente dal reddito annuale percepito dal contribuente.
E nel nostro paese ogni volta che qualche politico tira fuori la parola “patrimoniale” succede un piccolo miracolo lessicale.
L’imposta non viene più presentata come una tassa, ma come una carezza sociale inflitta ai ricchi.
La verità è che le patrimoniali in Italia esistono già. Eccome se esistono! Non devono essere inventate, approvate o sperimentate. Sono del tutto operative, incassano regolarmente e arrivano puntuali come le zanzare d’estate.
Iniziamo dall’IMU (Imposta Municipale Unica) che rappresenta probabilmente l’esempio più evidente di tassa patrimoniale. Essa viene infatti calcolata sul valore catastale degli immobili posseduti. Il tributo è dovuto semplicemente perché si è proprietari di un immobile, e con esso non si chiede quanto guadagni, ma cosa possiedi.
Hai una casa? Bene, paga. Magari l’hai comprata con soldi già tassati, ma il fisco apprezza la tua perseveranza e ti offre l’opportunità di contribuire ancora.
Poi c’è l’imposta di bollo sui conti e sugli investimenti finanziari, l’imposta che applicata ai depositi bancari, ai conti correnti e ai prodotti finanziari rientra anch’essa tra le forme di tassazione patrimoniale. Nel caso degli investimenti finanziari, poi, c’è da osservare che il tributo viene calcolato in percentuale sul valore delle attività detenute. Non importa se tali investimenti abbiano prodotto utili o perdite nell’anno: il prelievo scatta comunque sulla consistenza del patrimonio finanziario posseduto. Di fatto, viene tassata la ricchezza accumulata e conservata. I soldi sono fermi? Paghi. I soldi perdono valore? Paghi. Gli investimenti vanno male? Paghi lo stesso.
Il principio è semplice: possiedi qualcosa, dunque contribuisci.
Seguono nell’elenco delle tasse patrimoniali già applicate nel nostro paese l’imposta ipotecaria e quella catastale, che accompagnano immobili, successioni e compravendite. Anch’esse sono connesse alla registrazione ed alle variazioni dei diritti sugli immobili. Dal momento che riguarda direttamente il patrimonio immobiliare posseduto o trasferito, tale tipo di imposte vengono generalmente incluse tra i tributi che incidono sulla ricchezza patrimoniale.
Non dimentichiamo un’altra fastidiosa patrimoniale: quella che graziosamente viene chiamata tassa di proprietà dell’automobile, il cosiddetto bollo auto, che tocca pagare anche se l’auto è ferma.
E infine, tra le altre patrimoniali che già paghiamo, come dimenticare tra esse la nota e famigerata TARI! Ufficialmente tassa sui rifiuti. Ufficiosamente tassa sui metri quadrati. Più è grande la casa, più generosa sarà la richiesta. Non importa se vivi solo con il gatto e produci una buccia di banana a
settimana.
E non è finita. Se possiedi una casa all’estero arriva l’IVIE, l’imposta sul valore degli immobili detenuti fuori dai confini nazionali. Se invece hai conti, depositi o investimenti all’estero entra in scena l’IVAFE. In pratica il fisco ti comunica con affetto che puoi anche trasferire i tuoi risparmi oltre frontiera, ma lui ha già prenotato il suo posto accanto a te.
Perfino il grande ex presidente della Repubblica italiana e noto economista Luigi Einaudi, che considerava il patrimonio come reddito già risparmiato e dunque già tassato per una volta, accettò nel dopoguerra una patrimoniale straordinaria. Ma straordinaria significava eccezionale. Una tantum. Non una
presenza fissa nel salotto fiscale nazionale.
Forse il vero mistero politico nazionale non è come introdurre una nuova patrimoniale. Forse il mistero è come riuscire a far credere agli italiani che quella vecchia non esista già. La prossima volta che sentirete annunciare l’arrivo della
patrimoniale, non spaventatevi. Controllate semplicemente
se state respirando. Perché, conoscendo la fantasia fiscale
nazionale, il rischio non è che inventino una nuova tassa
sul patrimonio. Il rischio è che scoprano che anche l’aria,
in fondo, è una forma di ricchezza non ancora adeguatamente
valorizzata. (Pier Francesco Corso)
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