Venerdì 5 Giugno 2026 12:06
Il presidente ucraino scrive a Putin: «Incontriamoci»


Da Zelensky la proposta di un faccia a faccia con il leader russo. Il nunzio Kulbokas: «Accompagno con la preghiera ogni iniziativa che si prefigga sinceramente la ricostruzione della pace»
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Dopo oltre 4 anni di guerra, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky indirizza una lettera aperta al leader del Cremlino Vladimir Putin. «Incontriamoci», è la proposta, che arriva mente il presidente russo è impegnato a San Pietroburgo, al forum economico dello Spief, la “Davos russa”. Rilanciato anche il ruolo dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come mediatore.
A diverse agenzie di stampa internazionali il presidente russo ha assicurato che Mosca è pronta a raggiungere una soluzione «attraverso mezzi pacifici», nonostante le sue truppe avanzino lungo le linee di confine. Di qui la proposta di Zelensky, che gli scrive di essere pronto a porre fine alla guerra con «un dialogo diretto tra noi e voi. Propongo un faccia a faccia – afferma – e propongo di fissare una data precisa».
Putin intanto si è detto disponibile anche a contatti con l’Unione europea e aperto a un suo ruolo nella risoluzione del conflitto. Mosca, ha precisato, «non è contraria all’adesione dell’Ucraina alla Ue, ma è contraria al fatto che la Ue diventi un blocco militare». Quindi ha ribadito il nome di Schroeder come negoziatore.
«Da parte della Chiesa il giudizio è chiaro: Dio non ha mai revocato il Decalogo, e non ci ha autorizzato ad uccidere. Mai. Perciò apprezzo e accompagno con la preghiera ogni iniziativa che si prefigga sinceramente e seriamente la ricostruzione della pace». È il commento rilasciato al Sir dal nunzio apostolico di Kiev Visvaldas Kulbokas, che aggiunge: «Che cosa può nascere dalle dichiarazioni circa la disponibilità all’incontro? Non lo sappiamo ancora, ma è incoraggiante vedere che la disponibilità per il dialogo venga dichiarata, in qualche modo, anche dal Cremlino. Papa Leone lo ripete spesso: è importante cercare la pace anche con le parole disarmate, perché queste a loro volta gettano le fondamenta per il dialogo politico».
5 giugno 2026
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