Venerdì 5 Giugno 2026 22:06
Il rispetto dei luoghi pubblici si dovrebbe apprendere all’Università. E invece l’Open Day di Roma Tre si svolge nel degrado
Intorno alle belle torri progettate da Cucinella scritte vandaliche e abbandono. Pessima situazione anche ai Dipartimenti di Studi Umanistici e Filosofia
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Il rispetto dei luoghi pubblici si dovrebbe apprendere all’Università. E invece l’Open Day di Roma Tre si svolge nel degrado
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Sapete come si dice? Il rispetto si impara a scuola.
Quel senso civico che è “l’amore e il rispetto per il bene comune. È prendersi cura della cosa pubblica come se fosse propria.” [1] Il rispetto del bene comune che “porta a riconoscere il valore e i diritti di una persona o di una cosa, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderla o danneggiarla: rispetto per l’ambiente, per un monumento.” [2] E aggiungiamo noi, RISPETTO PER GLI EDIFICI SCOLASTICI DI OGNI ORDINE E GRADO.
Quel senso civico che è “l’amore e il rispetto per il bene comune. È prendersi cura della cosa pubblica come se fosse propria.” [1] Il rispetto del bene comune che “porta a riconoscere il valore e i diritti di una persona o di una cosa, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderla o danneggiarla: rispetto per l’ambiente, per un monumento.” [2] E aggiungiamo noi, RISPETTO PER GLI EDIFICI SCOLASTICI DI OGNI ORDINE E GRADO.
La coesistenza di degrado e formazione è un paradosso sociale. Quando un luogo destinato all’istruzione (un asilo, una scuola, un edificio pubblico in generale che ospita bambini e ragazzi), versa nell’abbandono, significa che è venuto a mancare il patto di cura collettiva tra le istituzioni (che devono garantire edifici sicuri e dignitosi), il corpo docente e gli studenti (che devono rispettare gli spazi). Quando un ambiente viene percepito da docenti e studenti come “di nessuno” piuttosto che “di tutti”, subentra la “teoria delle finestre rotte”: un primo atto di vandalismo o sciatteria non riparato genera un’escalation di incuria e disprezzo per i beni comuni (spesso a fini di propaganda e mobilitazione politica)
Ieri si è svolto l’Open Day 2026 dell’Università Roma Tre, l’evento dedicato agli studenti delle scuole superiori per conoscere da vicino l’offerta formativa, i servizi e le opportunità che l’università mette a disposizione. “Una occasione speciale – leggiamo sul comunicato ufficiale – per incontrare da vicino la nostra comunità, scoprire l’offerta formativa e vivere l’atmosfera di Roma Tre.” Segnatevi questa frase, ci torneremo più avanti…

A fare da simbolo dell’iniziativa Open Day il nuovo, iconico edificio del Rettorato dell’Università Roma Tre. Progettato dallo studio Mario Cucinella Architects, le tre torri ellittiche in acciaio biancoverde e vetro che richiamano la forma del vicino Gazometro.

Un intervento che si affianca al più tradizionale edificio della facoltà di Giurisprudenza in mattoni rossi e coperture “a shed” tipiche dell’architettura industriale (sullo sfondo, la squallidissima sede succursale del Cine Tv Rossellini dal sottoscritto frequentato a suo tempo che meriterebbe un bel restyling, ma questa è un’altra storia).
Dicevamo del nuovo complesso di quattro edifici dell’università Roma Tre. Al taglio del nastro presenti il minisindaco del municipio VIII, Amedeo Ciaccheri (“Interventi come questo rafforzano il rapporto tra università e quartiere e contribuiscono alla qualità complessiva dello spazio urbano”) e l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia il quale sottolinea: “La conclusione di questo intervento conferma quanto sia centrale il ruolo delle università nei processi di rigenerazione urbana.” E quale soggetto più indicato a gestire la rigenerazione urbana è il DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA DI ROMA TRE.
Se ben ricordate, ce ne siamo occupati nell’articolo sul mercato di Testaccio. In quel caso una passeggiata offriva lo spunto per esplorare l’archeologia industriale, visitare gli spazi dell’Ex Mattatoio (sede della facoltà di architettura Roma Tre e della scuola di musica di Testaccio) e constatare le condizioni di degrado del quartiere e lo stato di abbandono del nuovo mercato al coperto.

L’immagine scintillante delle torri in vetro e acciaio del rettorato in contrasto con il degrado di Largo Marzi e via Manuzio, il biglietto da visita per gli studenti e professori di architettura. L’aspetto degli spazi esterni delle aule, recentemente riqualificate, la dice tutta sull’atmosfera di Roma Tre.




Come dicevamo? Il rispetto si impara a scuola. Prendersi cura della cosa pubblica come se fosse propria. La cura del bene comune non si apprende solo sui libri, ma vivendo in spazi belli e rispettati. Se la scuola è la prima a non essere accogliente, per i giovani diventa difficile sviluppare il senso di appartenenza, il gusto del bello tipico degli architetti italiani. Un’eredità culturale e storica radicata nei secoli che si distingue nel mondo per la ricerca dell’armonia, l’attenzione maniacale per il dettaglio, la valorizzazione della cosa pubblica.


Perché studiare architettura all’Università Roma Tre se non per “affinare i propri saperi estetici, acquisendo consapevolezza sugli elementi che compongono il patrimonio culturale e naturalistico del loro territorio, per promuovere proposte concrete – anche nel loro piccolo – di miglioramento dei loro luoghi di vita”, per “lo sviluppo del senso civico, al rispetto delle regole, alla presa di coscienza dell’importanza del nostro patrimonio comune e alla presa in carico degli spazi pubblici”? Sono frasi contenute nel programma per la scuola del FAI (Fondo Ambiente Italiano) che studenti, professori e dottorandi in architettura di Roma Tre, nonché istituzioni locali, sembrano ignorare…

E se Atene piange, Sparta non ride….avevamo già pronto un altro reportage sul degrado delle sedi di Filosofia e Dams. Per andare a prendere la metro Marconi, siamo per puro caso ripassati davanti all”edificio, noto anche come ex-filiale Alfa Romeo, ospita oggi i Dipartimenti di Studi Umanistici e di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo.


Ma qualcuno si è accorto che il rivestimento dei muri perimetrali in blocchi di pietra (bugnato) che avrebbe funzione decorativa, è imbrattato dai graffiti?



Riportiamo qui di seguito il testo dell’esposto inviato il 10 settembre 2024 all’ufficio qualità urbana:
“Vi scrivo per segnalare la presenza consistente di scritte vandaliche – alcune contro Israele – e pubblicità abusive sotto al ponte ferroviario di via Ostiense ad angolo con via Silvio D’Amico/Valco San Paolo. I vandali hanno anche imbrattato il palazzo dell’Università facoltà di Lettere, in via Ostiense 234-236
Si richiede di programmare un’intervento di valorizzazione e recupero architettonico.
In attesa di un gentile riscontro, porgo distinti saluti. -Lester Salis
Si richiede di programmare un’intervento di valorizzazione e recupero architettonico.
In attesa di un gentile riscontro, porgo distinti saluti. -Lester Salis
COM’E’ ANDATA A FINIRE? Eccole, le palazzine affacciate sull’Ostiense, interamente tappezzate di scritte e graffiti. Ma la scuola non dovrebbe educare alla bellezza, all’armonia e al rispetto dei beni comuni?




Nel momento preciso in cui scattavamo queste foto (una settimana fa) un gruppo di studenti asiatici dell’Erasmus si recava all’ingresso della facoltà. In una Roma dal caldo equatoriale e “cafone” che, citando Carlo Verdone, “è di una volgarità incredibile. Aggrava tutto, deprime, scoraggia” mi sono chiesto cosa stessero pensando in quel momento davanti ai marmi vandalizzati dai writers….in Oriente, da dove provengono quegli studenti, il rispetto per lo spazio pubblico non è visto come un obbligo imposto, ma come una parte naturale della vita quotidiana. Qui da noi, sono gli stessi attori deputati all’educazione – presidi e docenti universitari con il compito istituzionale di trasmettere il sapere e di formare i cittadini – che paiono disinteressarsi completamente al decoro inteso come dignità degli spazi condivisi. Fregandosene delle belle parole del FAI, delle denunce e delle azioni dimostrative dei blog e dei volontari antidegrado. Noi ce la mettiamo tutta, ma, parafrasando Carlo Verdone, “come fai? Come ti giri, non vedi più una strada normale. Non c’è un centimetro di muro che sia stato risparmiato. Tag, firme, scritte, brutture, sfregi.”

Ecco, rigiriamo la domanda “a chi di dovere”. Citando un vecchio sketch di Zelig: Comune di Roma, ufficio qualità urbana, Roma Tre, ci siete, ce la fate, siete connessi? Scegliere la dignità (degli spazi comuni) o arrendersi al degrado (legittimato da cattivi maestri)?
In tutto questo, ricordiamo che Roma Tre prosegue il suo percorso di degrado lungo l’Ostiense con il sottopassaggio lurido della stazione Marconi a due passi dall’Hotel 4 stelle Pulitzer…
[1] Osservatorio Salute e Sicurezza.
[2] Treccani Vocabolario “Rispetto”
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