Lunedì 8 Giugno 2026 10:06
Zamagni: «Sull’altare della crescita si è dimenticato l’uomo»


L’economista all’Accademia Alfonsiana ha sottolineato l’importanza di uno sviluppo «integralmente umano». Dall'incontro l'appello a «rimettere la persona al centro dell'economia»
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Il legame tra coscienza morale, sinodalità e imprenditività. È stato questo il tema al centro dell’incontro di sabato 6 giugno al Pontificio Istituto Accademia Alfonsiana, che ha concluso il secondo percorso annuale dell’Istituto dedicato a un approccio economico e interdisciplinare di ricerca e formazione. Il fil rouge è stato proprio quello di «porre in luce i fondamenti economici della coscienza e dell’agire umano», nel tentativo di «rimettere al centro dell’economia la persona umana, superando logiche meramente tecnicistiche o di profitto fine a se stesso», ha spiegato Leonardo Salutati, docente di Teologia Morale Sistematica dell’Accademia Alfonsiana.
Al centro dell’incontro, la lectio magistralis dell’economista Stefano Zamagni, dell’Università di Bologna, il quale ha posto una distinzione che ha attraversato l’intera riflessione: quella tra crescita e sviluppo. La prima riguarda esclusivamente la dimensione materiale e produttiva; la seconda abbraccia necessariamente anche la relazionalità interpersonale e la spiritualità. Uno sviluppo è «integralmente umano quando riesce a tenere in armonia queste dimensioni», ha affermato, criticando apertamente un sistema economico che «sull’altare della crescita ha dimenticato l’uomo». L’economista ha indicato tre qualità fondamentali che definiscono la vera coscienza imprenditiva: la propensione al rischio, l’innovatività e l’arte combinatoria. Quest’ultima è la capacità di armonizzare persone con caratteri, talenti e propensioni culturali diverse, paragonabile a quella di un grande direttore d’orchestra: «Non basta la competenza tecnica, occorre saper combinare le differenze in modo che generino armonia e non conflitto».
Fondamentale anche la riflessione sul lavoro e, in particolare, sul concetto di lavoro «decente» accanto a quello, già acquisito, di lavoro giusto. Una sfida che Zamagni ha indicato come «il grande compito della Chiesa nel suo complesso» e ha poi chiuso il suo intervento rilanciando il tema della giustizia contributiva come alternativa strutturale all’assistenzialismo post-facto. Non basta redistribuire il reddito dopo che è stato prodotto, bisogna «dare a tutti la possibilità di contribuire alla produzione del reddito», garantendo l’inclusione di chiunque. Una prospettiva, ha concluso, già accolta dalla dottrina sociale della Chiesa e oggi più urgente che mai.
Una tavola rotonda, sempre su economia e sinodalità, ha messo a confronto voci e ambiti disciplinari diversi. Alessandro Giuliani, della Sapienza, ha portato la prospettiva delle scienze della complessità e di come i sistemi economici, umani e relazionali non siano riducibili a semplici meccanismi lineari di causa-effetto. Simona Beretta, economista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha offerto una lettura critica dei paradigmi economici dominanti, sottolineando come la dimensione relazionale, sociale, sinodale sia spesso purtroppo ignorata nei modelli mainstream. Don Luca Peyron, teologo dell’Istituto Universitario Salesiano di Torino, ha esplorato le implicazioni etiche e spirituali dell’agire economico nell’era digitale, accennando anche a come le nuove tecnologie, in primis l’intelligenza artificiale, stiano ridisegnando le categorie tradizionali di lavoro, responsabilità e quindi anche di coscienza imprenditiva. Ha inoltre spiegato che la teologia deve riscoprire quanto sia fondamentale non solo dare risposte, ma ricominciare a farsi e fare domande.
8 giugno 2026
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