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Lunedì 8 Giugno 2026 14:06

Sanita’: Omceo Roma, bene stop governo a riforma medici base, evitate nuove liste di attesa

Il governo accantona la riforma per i medici di famiglia, mentre cresce l'allerta per la carenza di specialisti sul territorio.

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Stop alla riforma che avrebbe dovuto trasformare i medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale, con l’obiettivo di riempire le oltre mille Case di Comunità sparse in tutta Italia. Nonostante il via libera delle Regioni, il governo ha deciso di accantonare il progetto dopo aver ricevuto forti perplessità dalla categoria e i dubbi emersi all’interno della maggioranza. Una scelta che, secondo il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi, “evita il rischio di allontanare l’assistenza dai cittadini e di creare nuove liste d’attesa”.

Il vero nodo da affrontare, sempre secondo Magi, resta la carenza di specialisti sul territorio e la necessità di garantire la presa in carico dei pazienti cronici nelle future Case di Comunità. “Ci siamo impegnati molto per spiegare che il passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale avrebbe creato problemi significativi”, spiega Magi in un’intervista alla Dire. “In particolare, si sarebbero perse la prossimità e la libera scelta con i cittadini e si sarebbero generate liste d’attesa che oggi non ci sono per accedere al medico di famiglia”, dichiara in una nota.

Se i medici fossero stati collocati esclusivamente nelle strutture pubbliche, si sarebbero verificati gli “stessi problemi che oggi vediamo nella specialistica: tempi di attesa e difficoltà di accesso. Questa era la criticità principale”, evidenzia il presidente dell’Omceo Roma. Magi sottolinea che molte delle attività che si volevano attribuire ai medici di medicina generale possono essere realizzate attraverso l’atto di indirizzo per il nuovo Accordo Collettivo Nazionale della medicina generale, della specialistica ambulatoriale e della pediatria di libera scelta. Le Regioni potrebbero intervenire anche subito, senza attendere ulteriori modifiche normative.

Sarebbe fondamentale definire rapidamente il nuovo contratto e inserire al suo interno le regole relative alle Case di Comunità: le attività da svolgere, le responsabilità e l’organizzazione dei servizi. Se questo percorso fosse già stato avviato, probabilmente oggi avremmo una soluzione condivisa. La cosa che “ci preoccupa di più” non riguarda soltanto la medicina generale, poiché i medici di famiglia continuerebbero a svolgere la stessa attività che già praticano nei loro studi all’interno delle Case di Comunità, ma “il vero problema è la grave carenza di specialisti sul territorio”, avverte Magi. “Se non si interviene, la presa in carico dei malati cronici verrebbe meno, perche’ quella è specialistica; le liste d’attesa sono specialistiche, non come quelle del medico di medicina generale. Per questo è necessario rafforzare molto l’attività specialistica del territorio”.

Sull’aspetto politico, Magi sottolinea: “Per la mia esperienza c’è stato un grande ascolto da parte delle istituzioni. Abbiamo dovuto spiegare le motivazioni, far capire alla politica ‘pro e contro’, e siccome i ‘contro’ erano molto superiori ai ‘pro’, è chiaro che a questo punto si è scelto di rivedere l’impostazione”. Resta però il problema concreto del Pnrr, di mettere in moto le Case di Comunità entro le scadenze previste. “Prima si fa l’atto di indirizzo, prima si chiede alle parti di chiudere l’accordo, e prima si possono mettere le stesse regole che si voleva introdurre cambiando il rapporto giuridico dei medici”, sottolinea Magi. “In più, c’è un risparmio economico, perché la dirigenza costa molto di più della convenzione. L’obiettivo deve essere quello di attuare quanto previsto dal Pnrr nel minor tempo possibile, evitando di aver fatto debiti senza garantire servizi ai cittadini”. Conclude infine il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma: “La politica ha capito che in questo nostro discorso non c’erano le categorie, ma i cittadini in primis. E ha capito anche che i medici vanno ascoltati prima di fare grandi riforme, che vanno avviate all’inizio della legislatura, non alla fine”.

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