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Lunedì 8 Giugno 2026 18:06

Preferenze: quando i partiti scoprono che votano i cittadini

Mentre a Roma si discute se fidarsi del popolo, gli italiani all’estero osservano divertiti: loro le preferenze le usano già da anni -

#il pungiglione
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C’è un’aria strana nei corridoi del Parlamento. Qualcuno avrebbe pronunciato una parola quasi oscena: preferenze. Non bonus. Non deroghe. Non commissioni speciali. Preferenze. Quelle che permettono agli elettori di scegliere chi mandare in Parlamento invece di timbrare le decisioni delle segreterie dei partiti politici.
Un’idea così sovversiva da far sembrare normale la fantascienza.

Molti osservatori controllano ancora se non sia una burla di fine legislatura. Nella battaglia sulla nuova legge elettorale, diversi partiti preparano emendamenti per reintrodurre il voto di preferenza. La scadenza incombe. Entro giovedì 11 corrente andranno depositate le modifiche e arriverà il momento della verità. Fino ad allora: trattative, telefonate, vertici, smentite e retroscena. Il consueto festival della democrazia indiretta.

La questione divide maggioranza e opposizione. Ma soprattutto divide i partiti da se stessi. Tutti dicono di amare gli elettori. L’entusiasmo però cala quando gli elettori chiedono di scegliere i candidati. Le preferenze hanno infatti un effetto collaterale inquietante: tolgono potere ai capi e li restituiscono ai cittadini.
In certi palazzi è considerato un rischio sistemico. E così va in scena lo spettacolo. C’è chi invoca più democrazia, chi più prudenza e chi qualche mese in più per studiare il fenomeno democratico.

Nessuno però spiega perché un cittadino possa scegliere un governo, ma non un parlamentare. Misteri della politica moderna.
Se le preferenze tornassero davvero, molti aspiranti deputati e senatori dovrebbero affrontare una prova estrema: cercare voti. Incontrare persone. Frequentare territori. Ascoltare problemi. Magari persino rispondere alle domande. Un cambiamento radicale: fare politica come se fosse rappresentanza democratica.

Intanto gli italiani all’estero osservano la scena con divertimento. Nella circoscrizione Estero le preferenze esistono già da anni.
Mentre a Roma si discute se restituire un diritto agli elettori, milioni di connazionali lo esercitano regolarmente. E, dettaglio sorprendente, il sistema non è esploso.

Le prossime ore diranno se la rivoluzione annunciata vedrà la luce o finirà nell’archivio delle buone intenzioni. Entro giovedì 11 giugno prossimo arriveranno gli emendamenti e si capirà chi vuole davvero restituire agli elettori il diritto di scegliere e chi preferisce invece continuare a farlo per loro. Perché il punto non sono le preferenze. La domanda è molto più semplice: in una democrazia, chi decide gli eletti? I cittadini o chi compila le liste? Se per rispondere servono ancora settimane di vertici e trattative, forse il problema non è la domanda. È la risposta. (Pier Francesco Corso)

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