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Lunedì 8 Giugno 2026 17:06

Viaggio intorno al cinema Troisi. Un’area dal grande potenziale abbandonata dalla politica e dai residenti

Tutti gli edifici storici della zona sono coperti da tags vandaliche. Il paradosso del San Michele che ospita l'Istituto per la Conservazione e il Restauro

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Siamo stati recentemente invitati alla proiezione di un documentario al Cinema Troisi, nel cuore di Trastevere, dopo anni di chiusura e abbandono seguenti alla liquidazione del circuito Mediaport ex Cecchi Gori. Ne parlammo nella
nostra rubrica La Città in rovina.

Nel 2015 il Comune ne ha riacquisito la proprietà e, dopo averne vinto l’assegnazione tramite bando e aver superato diversi ricorsi, l’associazione Piccolo America ha ristrutturato e riaperto la struttura  Un piccolo passo indietro: per noi (ex)ragazzi di Roma Ovest, allora sprovvista di cinema, le sale più vicine erano quelle di Trastevere, dal Garden (oggi sala bingo) al Reale (tuttora chiuso, un ferita aperta per il tessuto culturale romano e un brutto colpo d’occhio su piazza Sonnino) passando per l’America di via Natale del Grande e appunto, il cinema Induno. Dopo anni di declino, acquisito dal comune di Roma e affidato alla Fondazione Piccolo America (nata dallo storico movimento di occupazione dell’omonimo Cinema America).  Completamente ristrutturata, la sala ha riaperto nel settembre 2021 trasformandosi in un polo culturale con bar caffetteria interna e aule studio.



Inutile dire quanto sia legato a quei luoghi che hanno scandito la mia infanzia, segnato la mia adolescenza e plasmato e influenzato il mio gusto in fatto di cinema: indissolubilmente legato agli Stati Uniti. Un curioso paradosso che sia il cinema America – destinato alla demolizione e riconversione in supermercato ma occupato nel 2012 dall’associazione per bloccarne il progetto di demolizione e cambio d’uso, voluta dalla proprietà privata, che lo aveva acquistato nel 1999, salvando gli arredi originari – che appunto il Troisi siano stati salvati da un collettivo di stampo “alternativo” che ne ha fatto un cineclub con retrospettive di cinema d’autore (ma anche “prime visioni”). Altro che le “americanate”* alcuni dei quali capolavori del cinema pop anni ’80’-’90 – con cui sono cresciuto! (* termine spregiativo, per me è un complimento!)

Per onestà intellettuale ci corre l’obbligo di sottolineare che la nostra redazione all’epoca si divise tra “simpatizzanti” dei collettivi (l’amico e collega Roberto Tomassi) e “critici” come il sottoscritto per certi atteggiamenti  –
le dichiarazioni contro i bandi proposti dal M5S per i quali mi schierai a favore
e Roberto contro per il rinnovo automatico ai “ragazzi” del cinema America – ed “errori di gioventù” (imbrattamenti vari per pubblicizzare la propria attività: fortunatamente mai piu ripetuti) ma devo dire che dopo averli visti all’opera, mi sono ricreduto. L’impresa portata avanti dai ragazzi del Piccolo America è straordinaria: sono passati dall’occupazione di spazi abbandonati a salvare e
ristrutturare completamente lo storico ⁠Cinema Troisi.
La loro programmazione è sempre di altissima qualità, e l’esperienza delle arene estive (San Cosimato, Parco della Cervelletta e Parco di Monte Ciocci) è ormai un punto di riferimento culturale irrinunciabile. E soprattutto, hanno mostrato di saper passare dalla protesta e la proposta – certo, coltivando buoni rapporti con la politica con qualche caduta di stile, ma dimostrando di saperci fare – uscendo per così dire dall’illegalità per mettersi in regola, per promuovere un progetto culturale inclusivo basato sull’accessibilità, sulla co-progettazione e sulla valorizzazione dell’identità locale. Mica come certi centri sociali che sfruttano i luoghi per farsi i fatti propri, essenzialmente propaganda e indottrinamento politico astraendosi dal contesto della comunità locale…

Dopo questo lungo preambolo possiamo passare alla cronaca. L’altro giorno, dicevamo, siamo stati invitati a un evento alla rinnovata Sala Troisi: davvero una bella esperienza. Oltre al bel film che abbiamo visto, è stato possibile ammirare la sala magnificamente restaurata unendo la struttura storica – un gioiello del razionalismo italiano, l’ex complesso GIL a Trastevere dell’architetto Luigi Moretti –  a inserti moderni e tecnologici. Poltrone comode, audio e video ottimi. Un’atmosfera elegante e accogliente grazie alla bravura e alla simpatia del personale.



 



Ci stupisce dunque – e qui veniamo alle dolenti note – che dall’epoca del primo sopralluogo, parliamo di UNDICI ANNI FA – la sala Troisi, splendida a da valorizzare, resta avvolta nel degrado. La via in cui si trova, a ridosso di Viale Trastevere, all’altezza del Ministero dell’Istruzione, davanti al Palazzo degli Esami in stile razionalista “eclettico” (con inserti Liberty e Art Deco)  a brevissima distanza da Porta Portese, dal Nuovo Sacher, storico cinema d’essai gestito dal regista Nanni Moretti e dallo storico Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, sede della Soprintendenza e dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro). Senza dimenticare che il Cinema Troisi è situato proprio all’interno dello storico complesso dell’ex GIL nel cuore di Trastevere, progettato negli anni ’30 dall’architetto Luigi Moretti e successivamente riqualificato (oggi è uno spazio espositivo della Regione Lazio)

 



Partendo dall’angolo con Viale Trastevere non si può non notare, oltre alle tags, il degrado e lo sgretolamento della pavimentazione attorno agli scambi e ai binari dei tram. Ci sarà tempo per discutere di come questo mezzo sia di gran lunga il più lento e sopravvalutato dagli esperti sostanzialmente omertosi e incapaci di una reale analisi costi-benefici per motivi legati all’ideologia. Ma ci limitiamo ad osservare il grave e diffuso degrado strutturale dei binari, caratterizzato dall’usura del metallo e dell’asfalto circostante sbriciolato o divelto.



 

 



 

Asfalto a brandelli e avvallamenti che creano disagi e pericoli. Ma non era già stato riqualificato quel tratto di binari? Per fortuna la situazione migliora più avanti all’altezza di Largo Ascianghi, ma l’usura dei binari più volte riparati getta un’ombra sulla capacità di gestione del Comune: anziché progettare nuove linee di tram saremmo propensi alla manutenzione delle linee tranviarie esistenti…

 



 



 

Capitolo graffiti: incredibile notare come tutti i palazzi sono interamente ricoperti di graffiti. Parliamo di edifici storici vincolati…“In questi anni non sono mancati i soliti vandali che hanno imbrattato con le scritte l’ingresso del Troisi e addolora vederlo nel degrado, seppure incastonato in una struttura candida”, scrivevamo nel 2015. UNDICI ANNI DOPO STESSA SORTE. Trastevere (e tutta Roma) in balìa dei vandali confusi per street art.

 



 




 



 




 



 

E che vogliamo dire di Porta Portese? La celebre porta muraria di Roma, famosa in tutto il mondo per il suo storico mercato domenicale, sfregiata dalle tags.

 



E del Complesso Monumentale del San Michele, storica struttura del 1700 situata su Via di San Michele, che si estende per oltre 300 metri vicino al fiume Tevere. Oggi ospita uffici del Ministero della Cultura e, udite udite, dell‘ISTITUTO SUPERIORE  DI CONSERVAZIONE E RESTAURO (ISCR)?

 



 



 



 



 

Qui, veramente, alziamo le mani e ci arrendiamo. Il paradosso è evidente: edifici istituzionali preposti alla tutela e al restauro del patrimonio artistico, come le sedi delle Soprintendenze e dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (ICSR), vengono presi di mira da vandali e “tag”. Questa situazione evidenzia un problema d’indifferenza al degrado, una profonda disconnessione tra il degrado urbano in atto e l’inerzia della Istituzioni nel percepirlo o risolverlo che rasenta la schizofrenia.

Ci prenderemo la briga di segnalarlo alle autorità preposte. Rimane la delusione: è davvero frustrante vivere un’esperienza bellissima in un luogo che ha un potenziale enorme, soprattutto quando si trova in una posizione centrale e strategica come Porta Portese dove la malagestione l’incuria o la mancanza di manutenzione possono rovinare quella che poteva (e doveva) essere una serata memorabile. Ma forse è un problema solo nostro: gli intellettuali e decisori politici nella media se ne fregano altamente. Questo scollamento tra “cultura alta” e realtà quotidiana è un assurdo romano. L’autoreferenzialità cieca di fronte all’abbandono del territorio, all’impoverimento del tessuto sociale e al degrado urbano.

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