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Martedì 9 Giugno 2026 13:06

Villa Borghese merita di meglio

Immagina di essere giapponese, aver fatto 12 ore di volo per arrivare dall’altra parte del mondo e fare quello che sogni da una vita: visitare Roma. La città più bella del mondo, certo, ma anche una delle più verdi, con i suoi polmoni naturali che spuntano nel bel mezzo della città.  Appena arrivato decidi di […]

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Immagina di essere giapponese, aver fatto 12 ore di volo per arrivare dall’altra parte del mondo e fare quello che sogni da una vita: visitare Roma. La città più bella del mondo, certo, ma anche una delle più verdi, con i suoi polmoni naturali che spuntano nel bel mezzo della città. 

Appena arrivato decidi di andare a fare una passeggiata in quello che chiamare “parco” è quasi un insulto, un po’ come dare del pied-à-terre alla reggia di Versailles, Villa Borghese. 

Fai tutta l’erta salita da piazza del Popolo e arrivi col fiatone in cima, sudato ma felice di poter passeggiare finalmente in una villa che è un’istituzione, un nome altisonante che hai sulle labbra ancor prima di atterrare a Fiumicino. Ma guardando quello che trovi rimpiangi l’aiuola fuori dal T1, erba alta, cartacce per terra, piante transennate. Ti immaginavi la cura di un giardino reale e invece se dopo lo spettacolo di Roma dal Pincio ti giri dall’altra parte, trovi qualcosa che assomiglia al parchetto di una stazione metro di periferia.

Come dobbiamo rimanere noi romani per il fatto che la zona più frequentata del parco più frequentato della capitale è in queste condizioni? 

Questi scatti li abbiamo fatti durante una passeggiata domenica e ritraggono la parte più centrale della villa, quella dopo il ponte che attraversa il Muro Torto, la parte più vicina al Pincio. Quello che dovrebbe essere una sorta di biglietto da visita per la città, ben più internazionale e conosciuta di altri splendidi gioiellini verdi come Villa Pamphili, Villa Ada, Villa Sciarra, Villa Celimontana, Villa Glori e via dicendo. 

Ma lo spettacolo che attende il visitatore (romano o straniero) è una roba indegna, da parco di periferia abbandonato. Un teatrino dell’orrore tra vegetazione incolta e erbacce altissime. E poi transenne, reti da cantieri che sembrano abbandonati dall’amministrazione Vespasiano. Uno stato di cura molto distante da altre capitali; Les Tuileries di Parigi, il Parco del Retiro a Madrid, Hyde Park a Londra, Central Park a NY. 

Aldilà di una prima rabbia, quello che resta è il dispiacere nel vedere una città che oggettivamente da qualche anno è migliorata, perdersi in un bicchiere d’acqua in questo modo. Aggiungiamo poi che quella immortalata è una zona relativamente piccola del parco, in teoria molto semplice da gestire, anche per questo l’incuria di Villa Borghese è un rigore sbagliato senza portiere, è come uno studente che studia tantissimo, si prepara tutta l’estate per recuperare le tre materie che ha cannato durante l’anno salvo poi non sentire la sveglia il giorno degli esami. 

Per quanto piccola, è la parte di Villa Borghese non solo del Pincio, ma anche di Casina Valadier, dell’orologio ad Acqua, del Teatro San Carlino, dei 229 busti, degli storici risciò del Pincio, dell’obelisco pinciano. Un patrimonio non solo per i turisti ma anche per noi romani, che non possiamo che provare delusione e frustrazione visitandola. Che la soluzione sia, come fatto in altri parchi e aiuole, delegare la gestione del verde a chi ha le attività in quel perimetro? La buttiamo lì.

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