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Mercoledì 10 Giugno 2026 10:06

Libera: la corruzione in Italia, «non un’anomalia ma un sistema»



Nei primi 6 mesi dell'anno, 38 inchieste con il coinvolgimenti di 23 procure in 10 regioni, 386 gli indagati. La settimana di mobilitazione dell'organizzazione, fino al 13 giugno. La copresidente Rispoli: «Rinnovare il patto istituzioni - cittadinanza»

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“Occhi aperti sulla corruzione”. È l’invito che arriva da Libera: una settimana di mobilitazione, con flash mob, sit in, incontri con la cittadinanza, da Nord a Sud, per accendere i riflettori sul fenomeno e chiedere di rafforzare trasparenza, controllo e responsabilità. L’obiettivo è leggere con lenti diverse i diversi fenomeni corruttivi. Per questo l’iniziativa mette simbolicamente in scena una visita oculistica per invitare cittadine e cittadini a osservarli con maggiore attenzione, considerandone gli effetti sulla vita quotidiana. In concreto, in decine di piazze di Italia sono in agenda iniziative sulla corruzione con focus sul settore della sanità a Palermo, Messina e in Calabria a Vibo Valentia; sul caro estinto a Bologna; sulla corruzione negli appalti tecnologici a Roma; sulla corruzione politica e ambientale a Pisa; su un presunto intreccio tra ‘ndrangheta, appalti pubblici e politica a Torino; a Napoli e Benevento sulla corruzione intorno alle gare pubbliche per l’erogazione di servizi dei Comuni e degli ambiti territoriali sociali.

L’iniziativa rientra nelle azioni della campagna nazionale di Libera “Fame di verità e giustizia”, che ha l’obiettivo di rimettere al centro della vita pubblica l’urgenza nel contrasto a mafiosi e corrotti. La documentano i numeri: nei primi 6 mesi del 2026, l’organizzazione ha censito da notizie di stampa 38 inchieste su corruzione e concussione. A indagare su questo fronte sempre caldo si sono attivate 23 procure in 10 regioni italiane. Complessivamente 386 sono state le persone indagate per reati che spaziano dalla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio al voto di scambio politico-mafioso, dalla turbativa d’asta all’estorsione aggravata dal metodo mafioso. La regione con maggior numero di indagati è la Sicilia con 107 persone indagate con 9 inchieste e 3 procure attivate, seguita dal Lazio con 85 persone indagate con 9 inchieste e 3 procure coinvolte; chiude il podio la Campania con 6 inchieste, 65 persone indagate e 2 procure. Segue la Puglia con 48 persone indagate e il record di politici coinvolti: 7. Dall’analisi delle inchieste – ancora in corso e dunque senza un accertamento definitivo di responsabilità individuali – emerge un sistema corruttivo dove, a seconda dei contesti, il ruolo di garante del rispetto delle “regole del gioco” è ricoperto da attori diversi: l’alto dirigente oppure il faccendiere ben introdotto, il “facilitatore”, il “boss dell’ente pubblico” o l’imprenditore dai contatti trasversali, il boss mafioso o il “politico d’affari”.

L’idea è quella di promuovere «un’azione collettiva per ribadire che la corruzione in Italia non è affatto un’anomalia, bensì un sistema che si manifesta in mille forme diverse, adattandosi ai contesti, riflettendo l’impiego di tecniche sempre più sofisticate», commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera. «Non basta invocare pene più severe, o attendere l’ennesima inchiesta giudiziaria, spesso destinata ad arenarsi in un nulla di fatto: occorre rinnovare un patto forte e lungimirante tra istituzioni responsabili e cittadinanza attiva», aggiunge. Da un lato, «le istituzioni pubbliche consolidino i presidi di prevenzione e si dotino di strumenti efficaci di contrasto della corruzione, anziché delegittimarli e indebolirli come si è fatto negli ultimi anni». Dall’altro, «la cittadinanza deve potenziare la capacità di far sentire la propria voce, investendo in una crescita della cultura della segnalazione, del monitoraggio civico, dell’impegno condiviso nel difendere i beni comuni e l’interesse pubblico».

Ancora, per Rispoli «è necessario approvare un quadro normativo organico e stringente che garantisca trasparenza e integrità nei rapporti tra interessi pubblici e privati: dalla gestione dei conflitti di interesse alla regolazione delle lobby, fino al controllo dei finanziamenti e alla tracciabilità della proprietà delle imprese. Un sistema integrato di regole chiare, strumenti efficaci di monitoraggio e sanzioni adeguate è indispensabile – conclude – per prevenire corruzione, riciclaggio ed evasione fiscale, contrastare l’influenza indebita dei poteri economici e tutelare l’interesse collettivo».

10 giugno 2026

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