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Mercoledì 10 Giugno 2026 12:06

I Mondiali di calcio, «opportunità di fraternità»



Il messaggio dei vescovi messicani, alla vigilia dell'apertura della Coppa del mondo Fifa 2026, l'11 giugno a Città del Messico. La finale il 19 luglio a New York. Coinvolto anche il Canada

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Conto alla rovescia per il calcio d’inizio della Coppa del mondo Fifa 2026, domani sera, 11 giugno, allo Stadio Azteca di Città del Messico, dove la Nazionale padrona di casa incontrerà il Sudafrica. La finalissima è in programma per il 19 luglio a New York, al MetLife Stadium (New Jeresey). Coinvolto anche il Canada, dove si giocheranno in tutto 13 partite di questa edizione storica organizzata congiuntamente dai tre Stati.

Alla vigilia dell’apertura, dai vescovi messicani arriva un messaggio che prende spunto dalle parole di Papa Leone: «Lo sport sia sempre scuola di fraternità e non di rivalità vuota, spazio di incontro e non di esclusione, cammino di pace e non di violenza». Con queste parole, riflette il presidente della Conferenza episcopale messicana Ramon Castro, vescovo di Cuernavaca, «Leone XIV ci aiuta a mettere in prospettiva il senso della competizione che vivremo durante la prossima Coppa del mondo di calcio in Messico, Stati Uniti e Canada. Le squadre competono per mostrarci che la rivalità può essere un’opportunità di crescita e la competizione uno spazio di incontro e rispetto reciproco».

Inevitabile il riferimento alla realtà del Paese. «In Messico viviamo molte rivalità che frequentemente adombrano la nostra convivenza pacifica: rivalità politiche, economiche, ideologiche, sociali, e persino nella lotta per la vita. Queste rivalità – prosegue il presule – si possono trasformare in scuola di fraternità invece che in rivalità vuote; in spazi di dialogo e incontro invece che di odio e esclusione; in cammini di pace e non di violenza. Questo esige di aprirci alla ricchezza del fratello e trattarci con dignità».

Per il presidente dei vescovi messicani, «al di là della competizione sportiva, questo incontro internazionale ci invita a riconoscere che formiamo una sola famiglia umana a partire dalla nostra diversità. In un mondo segnato da tensioni e conflitti, e in un Paese ferito dalla violenza, dalle sparizioni, dalla corruzione e dalle ingiustizie, lo sport non deve essere un elemento di distrazione da questi dolori, bensì un’opportunità privilegiata per mettere le nostre differenze al servizio della giustizia, della verità e della pace».

10 giugno 2026

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