Martedì 16 Giugno 2026 10:06
Alla Lumsa uno sportello dedicato ai minori vittime di reato


È il primo di Roma: un punto di riferimento per gli adulti chiamati a fronteggiare queste situazioni. Aurigemma (Consiglio regionale Lazio): «Lavorare sulla prevenzione è un tema trasversale»
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È stato presentato ieri, 15 giugno, nella Sala Pia dell’università Lumsa il primo sportello di Roma dedicato ai minori vittime di reato. È il risultato del protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso anno dall’ateneo, dalla Garante dell’infanzia e adolescenza della Regione Lazio Monica Sansoni e dall’Associazione per la famiglia – ETS, che gestisce il consultorio familiare “Crescere Insieme” della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno. Al progetto collaborano anche la Asl Roma 1, l’Ordine degli psicologi del Lazio e l’assessorato ai Servizi sociali di Roma Capitale.
Il servizio è stato pensato come punto di riferimento per gli adulti chiamati a fronteggiare le sofferenze di un minore vittima, o possibile vittima, di reato. Contemporaneamente, è stato presentato il corso di formazione per tutori volontari di minori stranieri non accompagnati. Lo sportello può essere contattato tramite posta elettronica, all’indirizzo e-mail
infovittimeminori@lumsa.it
, oppure telefonicamente al numero 06.68422935. Le richieste ricevute sono prese in carico da personale specializzato (psicologi giuridici/avvocati), che accoglieranno la persona in un contesto protettoAlla presentazione hanno preso parte il rettore della Lumsa Francesco Bonini, che ha portato i saluti istituzionali dell’ateneo, la Garante dell’infanzia del Lazio Sansoni, il presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma, la responsabile del progetto Letizia Caso, professoressa associata di Psicologia sociale dell’università. Nel suo intervento, Aurigemma ha ribadito l’importanza di «creare una sinergia. Lavorare sulla prevenzione è un tema trasversale, non ha colore politico – ha detto -. Troppo spesso nelle conferenze stampa con le forze dell’ordine si comunicano i numeri delle vittime o degli arresti; dobbiamo lavorare per far diminuire i numeri e far conoscere i punti di riferimento dove trovare ascolto per chi questo ascolto non riesce a riceverlo».
Sansoni ha ricordato che il progetto nasce da lontano, con un lavoro iniziato nel 2021, ed è un cammino che continua. È il primo e «va a monitorare le situazioni di rischio, a cogliere i segnali che vengono restituiti dai giovani colpiti da crimini, coinvolti in situazioni pesantissime. È una testimonianza viva di quello che stiamo facendo insieme. È un risultato di grande valore per il territorio. Troppo spesso i minori vittime di reato vivono situazioni di sofferenza che restano invisibili o che emergono quando il danno è già profondo. Offrire agli adulti strumenti di ascolto, orientamento e supporto significa creare una rete di protezione capace di intercettare precocemente il disagio e accompagnare i minori verso percorsi di tutela e cura».
Il servizio, ha spiegato Letizia Caso, «si rivolge a genitori, familiari, insegnanti, educatori e figure significative che non sanno a chi rivolgersi. La sua funzione è quella di aiutarli a comprendere come muoversi, quali errori evitare e a quali servizi rivolgersi, contribuendo a costruire intorno al minore una rete di protezione capace di rispondere in modo rapido, competente e coordinato. Non sostituisce i servizi sociali, sanitari o giudiziari, ma facilita l’accesso tempestivo ai percorsi più adeguati di tutela. L’obiettivo – ha sottolineato – è rendere gli adulti più competenti e consapevoli, capaci di riconoscere i segnali di disagio, abuso, violenza, bullismo o cyberbullismo e di accompagnare un bambino o un adolescente verso una presa in carico adeguata. In questa prospettiva, il progetto prevede anche un lavoro di sensibilizzazione nelle scuole, rivolto in particolare agli insegnanti, per rafforzare la capacità della comunità educante di intercettare precocemente situazioni di rischio».
Infine, Giovanni Impagliazzo, dell’assessorato ai Servizi sociali, ha posto l’accento sul corso di formazione dei volontari: «Roma non è città di frontiera ma qio arrivano tanti minori non accompagnati: sono stati 286 solo nel primo trimestre. Roma rappresenta ancora un luogo di pace e accoglienza, molti scelgono di arrivare qui per quello che rappresenta e la città vuole fare la sua parte».
16 giugno 2026
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