Martedì 16 Giugno 2026 09:06
Le migrazioni, sfida a «convertire lo sguardo»


Il vicario Reina alla presentazione del libro di Tagliafico incentrato sugli sbarchi a Lampedusa. Il costituzionalista Zaccaria: «"Re-migrazione", parola oscena, che di fatto vuol dire "deportazione"»
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Non basta utilizzare la vista per vedere l’altro, occorre saperlo riconoscere come simile a noi e degno degli stessi diritti. Con un monito a «convertire lo sguardo, che non può non convertire il proprio punto di vista», il cardinale vicario Baldo Reina ha sottolineato ieri sera, 15 giugno, la necessità di «abbandonare i pregiudizi» e di «imparare a guardare l’altro così come merita di essere guardato: come un fratello, una persona che merita la nostra stessa dignità». L’occasione è stata la presentazione del romanzo della giornalista Daniela Tagliafico “Chi resta mentre il mondo scappa”, edito da Vallecchi, che pone al centro del racconto gli sbarchi a Lampedusa, mettendo insieme «la tragedia e la disperazione dei migranti e il grande senso di accoglienza degli isolani e la riflessione su come gli sbarchi abbiano cambiato l’isola stessa», ha spiegato l’autrice.
A impreziosire l’evento, che ha avuto luogo nella Sala Carlo Scarpa del museo Maxxi di via Guido Reni ed è stato moderato dal vaticanista Fabio Zavattaro, la musica di Stefania Tallini, al pianoforte, e di Franco Piana, al flicorno. Il tema dei migranti e delle migrazioni «merita e richiede una riflessione corale di tutte le forze politiche in campo, non solo italiane ma anche europee», ha detto Reina nel suo intervento, considerando come «si tratta di un fenomeno globale» e guardando pure alle «parole dure che il Papa ha usato su questo tema e sulla colonizzazione durante il suo viaggio in Africa dello scorso aprile». Per il porporato, in particolare, non solo bisogna chiedersi «perché siamo arrivati a questo punto ma anche e soprattutto cosa spinge le persone a scappare».
Ancora, Reina ha ricordato il naufragio del 3 ottobre 2013, quando un barcone carico di migranti, provenienti quasi tutti dall’Eritrea, si inabissò davanti all’Isola dei Conigli, a Lampedusa, e in 368 persero la vita. Allora rettore del Seminario di Agrigento, il cardinale accolse le bare «che arrivarono a Porto Empedocle», rimanendo colpito «non tanto e non solo dall’odore che emanavano ma primariamente dal fatto che in molte non c’era un nome a identificare quelle salme e un mondo che non sa nemmeno identificare un morto è un mondo disumano e che non funziona», ha considerato Reina.
Anche Roberto Zaccaria, costituzionalista e presidente della onlus Consiglio italiano per i rifugiati, ha messo al centro del suo intervento «il tema della tutela degli ultimi» quale «priorità per chi vuole governare», laddove «quello dell’immigrazione non è un tema qualsiasi ma è legato alle libertà civili» che la Costituzione italiana «esplicita nella parte dei principi fondamentali», in particolare «nel terzo comma dell’articolo 10 in cui si dice che l’Italia riconosce il diritto di asilo alle persone ancora prima che arrivino e non solo a chi fugge da zone di guerra o di carestia ma anche a chi non goda nel proprio Paese dei diritti costituzionali che l’Italia garantisce». Allora, per Zaccaria, che ha guardato anche all’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco per considerare «il valore e la dignità della persona migrante nel contesto del tema epocale e non solo emergenziale delle migrazioni», bisogna tenere in evidenza «il concetto di cittadinanza, rinunciando all’uso disumano del termine “minoranza”», così come «chi governa non può utilizzare il termine “re-migrazione”, che è parola oscena, perché, di fatto, vuol dire “deportazione”».
Da parte sua, il questore di Roma Roberto Massucci ha osservato che gestire situazioni di emergenza come gli sbarchi «è molto complicato e c’è molta sofferenza», perché «incontri lo sguardo di persone, uno sguardo smarrito, quello dei migranti», che si incrocia con quello «dei poliziotti che si trovano davanti a qualcosa di più grande di loro, in un rapporto umano che è carico di responsabilità e che richiede che ci sia sempre, alla base, una logica di umanità». Per Massucci, si tratta di «coltivare la speranza e di costruire percorsi di speranza per queste persone», pur dovendo rispondere alla «legittima domanda di sicurezza dei cittadini» laddove i dati parlano di «criminalità diffusa per la maggior parte a opera di persone straniere», persone che, tuttavia, «hanno una storia, di cui non dobbiamo dimenticarci, senza dimenticare il loro sguardo».
16 giugno 2026
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